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lunedì 13 aprile 2009

Attimi sospesi...

Tutti i giorni la stessa strada, la via dissestata che ho imparato a riconoscere, di cui ho memorizzato la posizione di ogni buco, di ogni avvallamento.

Oggi mi tocca percorrerne un tratto nel verso contrario: strada chiusa, lavori in corso. Così dice il cartello con il famoso omino curvo, sempre impegnato nella consueta occupazione. Brutta vita la sua!, visto che è già buio.
Devo tornare indietro di un bel pezzo.
Sensazione stranissima muoversi su una strada nel verso contrario rispetto al solito, il solito a cui si è abituati.
Ci si sente persi, mi sento persa… stupidamente persa.

Eppure, oltre una ringhiera e sotto una piccola lanterna, anche stasera, il cucciolo di golden retriever ha il muso appoggiato sul terzo scalino della solita entrata, la coda in continuo ed eccitato movimento e lo sguardo perso in adorazione… per quella ciotola che tarda ad arrivare; ma, a guardarlo da una prospettiva diversa, un po’ al contrario, non mi fa sorridere come sempre.
Anche quel povero gatto, povero non per sua natura… è un bellissimo gatto bianco, di quelli signorili e fieri, però mi sa che fiero lo è un po’ di meno, e povero un po’ di più da quando al suo collo, così… improvvisamente, è apparso un collarino arancio fluorescente, balza troppo all’occhio… e solo quello.
Ad ogni modo, anche lui è sempre nella stessa posizione, in attesa di una ciotola… più piccola.

Difficile vedere tutto questo in auto, in corsa, e con i pensieri a mille?
Vero!
Ma basta un’immagine, qualcosa racchiuso in una scena, anche solo un flash, uno sguardo rubato… e il resto va e prende vita da solo.
Svolto a destra o a sinistra? Possibile avvertire un tale smarrimento? Destra. Ovvio che sia destra… se di solito è sinistra.
Sembra di essere in viaggio, e lo vivo con molta esaltazione… anche se si tratta di un semplice rientro a casa, dopo una giornata di lavoro.
Ma è la prospettiva che cambia, visto che percorro la strada, sì l’ho già detto, al contrario!

Mai vista quella casa. Possibile? Eh sì! Di solito è alle mie spalle. C’è solo una finestra illuminata, al primo piano. È più immediato visualizzare la scena e il contenuto di quella finestra, che descrivere quello che vedo.
Per fermare l’immagine mi basta un secondo, anche meno… un uomo appoggiato a un tavolo, maglione arancione (quest’anno deve andare proprio di moda!, tra “umani”… e “più umani”), mani impegnate in qualche attività… sembra una cucina, sì… starà tagliuzzando qualcosa, e parole che riempiono il contenuto rimanente della stanza.
Alle sue spalle una donna, in piedi… non sembra semplicemente osservare, anzi… non le importa niente della cipolla, sì… potrebbe essere cipolla. Ma anche dalla sua bocca escono parole.
Ha le braccia conserte, e lei ha un maglione blu appena sopra la vita, una striscia scoperta di pelle e poi, sui fianchi, la fine dei jeans, decorata con una cinturina con la chiusura a forma di stella. Sono giovani, la mia età più o meno, sensazione.
Non so se per il blu, per l’arancione… o per la stella.
Le parole? Qui è più difficile… ma quelle della ragazza escono e affossano quelle di lui.
“Ho bisogno di non aver paura di perderti per riuscire ad amarti, come vorrei.”, qualcosa del genere.
La loro immagine mi accompagna per un altro tratto; subito dopo passo accanto ad altre case, altre finestre, altra luce, altre ombre, figure abbozzate o perfette, immagini… e i miei pensieri si avvicinano, si allontanano e da qualche parte si fermano.
Piume, soffici, impalpabili piume, ecco i miei pensieri… e quelli di tutti. Anche una leggera brezza riesce a spostarli, li porta altrove, li accompagna all’interno di altre scene, famiglie, situazioni.
Schivano parole, ma alla fine su qualcosa si poseranno.

Sono arrivata anch’io a casa, dieci minuti più tardi per colpa di quella deviazione, di quel tratto percorso… sì, sempre al contrario.
Sposto la pianta dal davanzale e guardo fuori; a vedermi dalla strada dev’essere una bella scena… una finestra poco illuminata tra due lampioni, un viso curioso e uno sguardo svuotato dal mondo, e una mano che prima scosta e poi tiene di lato una tendina arruffata.
Non ci avevo mai fatto caso prima, anche la mia finestra si affaccia su una strada trafficata e, appena venti metri a sinistra, c’è pure un semaforo… pensieri facilitati a entrare e trattenersi quanto vogliono, quando c’è la fila per il rosso.
Infatti, due occhi neri si soffermano, capisco che sono neri perché non li vedo… se non quando un luccichio prova a illuminarli, e allora una scintilla ne traccia il percorso,
che arriva a me.
Due occhi scuri che illuminano un viso, possibile anche questo… ma non è per l’immagine che vedono,
ma per quello che pensano.
Difficile indovinare i miei pensieri, o troppo semplice… perché ho solo voglia di una doccia, di acqua simile a queste lacrime, che le aiuti a scivolare via,
velocemente.
E
magari
domani ci sarà un pensiero
simile a quello della ragazza con il maglione blu…
oltre una finestra
tra due lampioni
un viso bagnato e una mano che scosta una tendina arruffata…
domani
forse
due occhi neri lo troveranno
quel pensiero.

4 commenti:

  1. Mi piace sempre il tuo modo di scrivere e soprattutto la capacità di trovare spunti di riflessione.

    Un bacione!

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  2. Grazie, mi piacerebbe ritornare finalmente a scrivere.
    Un bacione anche a te, buona settimana!

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  3. Bello il modo in cui riesci, da un evento apparentemente banale, a tirar fuori un racconto così intenso.
    Mi è piaciuto molto: delicato, malinconico... nel tuo stile. ;)

    Un abbraccio

    Ally

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  4. Ciao Ally, lo stile direi che ormai è questo... del resto anche se l'avevo scritto un po' di tempo fa rimane attuale, sempre.
    Grazie, un bacione grande!

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