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venerdì 31 luglio 2009

Le proiezioni

In questo nuovo post ho deciso di mischiare un po' di argomenti, ovvero libri e astrologia ma anche vita e amore. Niente di ciò si esclude a vicenda... anzi, a volte, s'incastra tutto alla perfezione... e per farlo prendo spunto da un bel libro (non fatevi ingannare dal titolo!) di Grad Marcia La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi del proprio principe azzurro (e non chiedetevi neanche troppo perché io ce l'ho!).
L'ho cercato qualche giorno fa tra i miei libri, ne volevo leggere una pagina in particolare perché mi ricordavo, ma non chiaramente, del discorso che questa principessa fa con il gufo che incontra:

"Sì, è così", replicò il gufo.
"Perché una persona ne ama un'altra
nello stesso modo in cui ama se stessa:
con tenerezza e accettazione
o con intransigenza e rifiuto."

Questo è un chiaro esempio di proiezione astrologica, un concetto che all'inizio dei miei studi ho faticato a comprendere ma che ora m'incuriosisce e riscontro invece spesso nei temi e nelle storie delle persone che conosco, e anche di quelle che non conosco ma che magari mi raccontano, e anche ovviamente in me stessa.

Che cos'è una proiezione?
Da quello che ho capito alla fine non è che lo specchio di noi stessi, quindi siamo noi riflessi il più delle volte negli altri e quello che proiettiamo esternamente non è altro che quello che abbiamo dentro.
Tutto quello che sentiamo non appartenerci, e spesso non sono solo le parti che noi rinneghiamo di noi stessi ma anche i nostri pregi e qualità migliori, lo spostiamo all'esterno e lo viviamo attraverso le persone che incontriamo e che ci affascinano e attirano.

In un tema natale ho letto che è la 7a casa il primo e chiaro esempio di proiezione, perché se questa casa contiene pianeti... questi indicheranno quello che noi andiamo cercando di noi stessi nel partner.

Per fare un esempio pratico... prendiamo un Giove in 7a, con questa posizione è molto probabile che la persona proietti sugli altri un desiderio di grandezza e conoscenza, un desiderio di crescita che può essere proiettato ad esempio su persone di cultura (e caspita se lo confermo!) oppure anche insegnanti, scrittori o persone comunque che hanno hobby di tipo culturale o che si presentano come 'culturalmente stimolanti', perchè rappresentano quella possibilità di crescere e di conoscere che è già dentro la persona, solo che non la vede e di conseguenza non la vive personalmente.
Per riappropriarsi di queste qualità, che appunto ricerchiamo negli altri ma che sono già nostre, in questo caso specifico occorre stimolare la propria voglia di migliorarsi e di conoscere.
Questo ovviamente era un esempio molto soft di proiezione e anche di belle qualità, ma se prendiamo il caso di una donna con una quadratura Sole-Marte l'effetto di questa proiezione sarà completamente diversa.
Marte è un pianeta maschile, quindi per una donna è più facile da vivere tramite la figura maschile, dapprima il padre e poi il partner, che direttamente attraverso se stessa.
In questo esempio, non riconoscendo la parte aggressiva al suo interno, potrebbe proiettarla incontrando e comunque restando affascinata da uomini che le fanno vivere anche questa parte che lei ha rinnegato, perché troppo aggressiva e violenta, quindi potrebbe incontrare uomini irruenti, grintosi, energici ma anche instabili, aggressivi e con poca pazienza.
Questo è quello che ho capito finora, sono dinamiche molto complesse non facili da riconoscere, da vivere e nemmeno da spiegare.

Ritornando invece al libro, a parte il suo farsi leggere tutto d'un fiato... fa luce secondo me sul percorso che ogni persona dovrebbe fare tenendo se stessa per mano, nel senso che insieme a questa moderna favola romantica e tragicamente reale che più reale non si può (la forma della favola è in questo libro un'astuta tecnica per far passare come favola quello che invece favola proprio non è), si capisce e apprezza l'importanza del rispetto, quanto sia importante riservarlo a se stessi per poterlo applicare anche nei rapporti con gli altri, andando oltre le convenzioni sociali di ogni tipo e per far sì che un sogno iniziale non si trasformi in un incubo per tutta la vita.
Per chiudere con il discorso delle proiezioni, sinceramente non credo occorra un libro per svelare una strada o per illuminare un pensiero o una percezione, nel senso che se questa lettura lascia qualcosa è perché siamo già in grado di captarne l'insito messaggio che fa già parte di noi. Ecco quindi, come si legge nella prima parte del libro, la storia di una principessa che trova il suo principe azzurro ma che scopre, come accade a milioni di donne (ma io aggiungo anche uomini per bilanciare principi e principesse!), che non è tutto azzurro ciò che somiglia al cielo...

giovedì 16 luglio 2009

Tempo

Esattamente come Sant'Agostino, che si domandava:

Che cos'è il tempo?
Se nessuno me lo domanda, lo so.
Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda
non lo so più.

anch'io m'interrogo spesso sul tempo, sulle coincidenze e sui vari intrecci che riempiono la vita di tutti i giorni. Mi affascinano le coincidenze, non credo sia una sorpresa visti anche i miei interessi, e i tanti "se mai" e "se avessi", ma tutto ciò non inteso assolutamente come rimpianti o la loro eventuale possibilità.
Anche il cinema pare aver buttato l'occhio su queste tematiche. Credo che il film più famoso di questo genere sia Sliging Doors di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow, storia di una ragazza londinese che a seguito di un tentato scippo perde la metropolitana. Il film mostra le due possibili vie che la vita della ragazza potrebbe intraprendere, per poi ricongiungersi nel finale che non ho mai apprezzato. Carino il film e tutto quanto, bella l'idea, ma toglietemi ogni volta il finale!, come se ci debba essere un "per forza" a tutti i costi e una spiegazione a ciò che reggerebbe bene anche senza, senza alcuna spiegazione aggiuntiva.
Il finale è come se mi dicesse: ok, ti è piaciuto? Guarda che era uno scherzo!
Altro film è Serendipity di Peter Chelsom con John Cusack e Kate Beckinsale e qui il rischio che dallo schermo coli un bel po' di miele c'è eccome, ma l'intreccio merita di essere seguito fino alla fine, anche se il destino in questo caso (va bene che è un film, però...) sembra essere fin troppo benevolo con i due protagonisti.
L'ultimo film, l'ho rivisto proprio ieri sera, è quello che tra i tre mi piace di più... ovviamente sempre con l'elemento tempo ecc... come filo conduttore.
La casa sul lago del tempo è un film di Alejandro Agresti con Sandra Bullock e Keanu Reeves e qui lascio direttamente spazio alla trama:
Kate Forster fa la dottoressa e Alex fa l'architetto. Vivono nella stessa casa ma non si sono mai visti. La dottoressa inizia una particolare corrispondenza con Alex, che ha preso il suo posto nella casa sul lago. Quando cominciano a scambiarsi lettere d'amore, scoprono di vivere a due anni di distanza. Kate e Alex cercano di conoscersi di persona ma è difficile incontrarsi se si vive in un diverso spazio temporale: devono venire a capo del mistero della loro storia prima che sia troppo tardi.
Mi piace la gestione del tempo, l'attesa, il ritorno finale al punto di partenza dove il signor tempo la fa da padrone assoluto.
Coincidenza... se così si può chiamare in questo caso, nel film la protagonista adora il libro Persuasione di Jane Austen, dopo aver visto il film l'ho comprato, l'ho letto ed è il libro della Austen che ho apprezzato di più!
In attesa di trovare altri film che hanno come elemento principale il tempo, le coincidenze, il destino e simili, lascio qui in chiusura una riflessione di un grande scienziato:
Il tempo è l'unico, vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere. ~ Thomas Edison ~

martedì 7 luglio 2009

Notte buia e sincera

Sono già uno dell'altra.
Ma questo amore veloce

dovrò renderlo arduo,
perché una vittoria

troppo facile non svilisca il valore della conquista.
da "La tempesta" di William Shakespeare


Mi dimentico sempre di chiudere bene la finestra, ma forse lo faccio proprio apposta, per essere svegliato dalla tenda che si gonfia e sgonfia, molestata da questa leggera e fresca brezza.

Notte fonda, sì.

La tenda continua a sfiorarmi e solleticarmi il braccio destro, disteso e abbandonato al di fuori del letto.
È notte fonda, e io mi alzo… perché la notte è più sincera del giorno.
Mi alzo e, mentre con una mano mi strofino gli occhi, con l’altra raccolgo la felpa blu che ho abbandonato sul tappeto, solo qualche ora fa. Mi piacerebbe, ma non posso ancora uscire fuori così come mi trovo, con il pantalone del pigiama e una maglietta bianca a mezza manica. Non avvertirei solo questa delicata brezza, ma freddo, freddo pungente… e non voglio rovinare questa notte stellata.

Raggiungo in terrazzo la sedia a dondolo. Per me, l’immagine ideale di chi è intento a fuggire dai propri pensieri, è sempre quella di una persona con una sigaretta appena accesa tra le dita e una bottiglietta di birra nell’altra mano.
Peccato! Io non fumo, e ho abusato di birra durante la serata appena trascorsa.
Così… non ho nessuna sigaretta tra le dite, e ho solo un semplice bicchiere di latte in mano.
Dondolando è ancora più bello perdersi in cielo, le stelle vanno e vengono, sembrano moltiplicarsi dondolio dopo dondolio, le vedo in cielo e anche nell’acqua del fiume che scorre portandosele via velocemente.

Lo sapevo che anche stanotte sarebbero arrivati… da qualche notte a questa parte arrivano sempre.
Mi fermo a fissarli, come sempre, mentre mi perdo in un lungo sorso di latte, bianco come il leggero vestito di lei.
Appoggio i piedi sulla sedia a dondolo, ogni volta mi diverto all’idea di trovarmi all’improvviso a testa in giù, ribaltato magari da una spinta meno regolare e un po’ più avventata… ma è tutta un’altra emozione non avere i piedi ben saldi in terra, e continuare a dondolare mentre vengo colpito da piccoli riflessi puri e luccicanti.
E quei due sono sempre lì, neanche questo dolce oscillare li fa andare via.
Quel ponte dev’essere il loro posto d’incontro… lei in una metà e lui nell’altra, come a delimitare da una parte qualcosa che è giusto, e dall’altra qualcosa che è sbagliato.
Ma ognuno supera la metà dell’altro, in questo incontro notturno, sorretti solo da un ponte sospeso di assi ordinate e scricchiolanti.
Un ondulato vento muove il vestito bianco di lei e, dispettosamente, cerca di oscurare la sua vista coprendo i suoi occhi con ciocche di capelli castani.

Spero non accada anche stanotte, mentre se ne stanno lì sul ponte, con le bocche divise solo da un soffio di respiro, ma già troppo lontane.

Invece, tutto si ripete, è un attimo… e un fiume pulsante di rosso prende a macchiare intensamente la felpa di lui, all’altezza del cuore.
Il momento di panico iniziale svanisce, per me e per lei, quando la giovane donna si accorge che nessun segno di disagio o dolore compare sul viso di lui. Scorre veloce quel fiume, e lei cerca, un po’ spaventata, di tamponare e chiudere quell’invisibile ferita, con le mani.
Non ci riesce, così sovrappone una mano all’altra, per premere di più… ma tutto quel sangue prende a scorrerle tra le dita, arrivando anche a macchiare la parte finale del suo vestito bianco.
Le assi del ponte si sporcano anch’esse. Una goccia resta per un po’ lì sospesa, finché non diventa troppo pesante e si getta nel fiume limpido, per lasciare il posto alla goccia successiva, e chissà a quante altre.
Ma sotto non si vede niente, e non perché sia buio, solo perché qualche goccia rossa non ha la forza di sporcare quel fiume limpido e veloce.
Mani nelle mani, mentre di rosso tutto si colora, così, si allontanano anche stanotte.
Le loro mani sono proprio le ultime a lasciarsi, lui è sempre il primo a voltarsi e ad andarsene, sporcando il suo percorso, passo dopo passo.
Lei resta lì, con gli occhi che vedono il capo chino di lui… che se ne va, con le mani in tasca, come se niente fosse… e come se la sua felpa improvvisamente non fosse più zuppa di rosso.

Questa notte, come le altre.

Finisco di bere il latte, tanto dopo poco solitamente se ne va anche lei.
Invece di rinfrescarmi e addolcirmi la gola, quel liquido mi va di traverso quando lei, invece che andarsene, si volta verso di me, appoggiando le mani sporche sulla scura ringhiera del ponticello di legno.
Rimetto i piedi in terra, ma non serve a far sparire quella figura bianca… mi alzo e raggiungo la ringhiera del mio terrazzo, di fronte a lei, e di fronte a quello che vorrei.

È notte fonda, ora più di prima.

Il vento sembra partecipare anche al nostro incontro, accarezzandole quel debole sorriso.
“Buonanotte…” trascina con sé il vento.
Quella bianca figura si distacca lentamente dalla ringhiera, e con lo stesso passo lento ma deciso, seppur nudo, con cui è arrivata… se ne va.
Scenderà in riva al fiume a lavarsi le mani, è quello che penso io.
Ma lei non lo fa, e se ne va con le mani sporche di sangue, strette e inermi lungo il corpo, e a piedi nudi.

Raccolgo da terra il bicchiere vuoto, prima di scaraventarlo involontariamente da qualche parte, soprattutto prima d’infrangerlo in piccoli riflessi.
Rientro in camera e mi sfilo la felpa per rimettermi a letto, che tanto, ormai, a quest’ora la notte non è più poi così sincera.
Non mi stupisco di trovare sulla maglietta bianca una macchia rossa, all’altezza del cuore… non mi stupisco.
La metto da lavare, la butto, o la lascio così?
Lei se n’è andata con le mani sporche… non ha voluto lavare via niente.
Cigola la sedia a dondolo, in questa notte buia e sincera…

Amore non è amore se muta quando scopre
un mutamento o tende a svanire quando l'altro
s'allontana. Oh no!
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
da "Sonetti" di William Shakespeare