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mercoledì 25 febbraio 2009

n i n f e a

Capita un giorno,
all'improvviso.

Nell'argenteo cerchio chiaroscuro
sussulta l'acqua dello stagno,
e in un dolce mulinello
al sorgere del sole
una piccola ninfea,
invece di schiudersi,
muore.

Ora bruciano solo le stelle
sulla corolla del fiore.

Capita un giorno,
e non c'è un perché.

N essuno
I nganna
N essuno
F in quando
E ’
A more

domenica 22 febbraio 2009

Iniziazione agli amori karmici

Ho letto non molto tempo fa questo libro di Paolo Crimaldi, credo di avere l'edizione che poi è stata riveduta in Iniziazione agli amori che cambiano la vita... comunque entrambe pubblicate da Edizioni Mediterranee.
Senza entrare troppo nel dettaglio del discorso karma (nello specifico vengono trattati quegli amori che provengono dal passato e, più precisamente, da un'altra vita), che secondo me rientra nella sfera del personale credere o meno di ognuno in reincarnazione, la possibilità di altre vite ecc..., ho trovato comunque questo libro molto interessante e utile per l'analisi sinastrica, per l'analisi del tema dell'incontro oltre che dei possibili sviluppi di una relazione e della sua evoluzione e crescita o meno, a seconda dei punti di forza e di debolezza che presenta.
Il libro introduce quindi ai legami karmici e cerca di delinearne le caratteristiche, anche se, leggendo molto a riguardo, ho la personale idea che non sempre sia facile individuarli e che spesso invece ci sia la tendenza a rapportare qualsiasi tipo di relazione a questi rapporti.
Di certo di fronte a un amore karmico e a una persona con cui vivremo questo tipo di rapporto ci sono sensazioni ben precise, com'è possibile leggere dalle varie storie riportate nel libro, insieme alle indicazioni di tutti i vari aspetti sinastrici di cui tenere conto.
Il libro contiene anche a inizio capitolo alcune citazioni, una in particolare di una scrittrice che io nel tempo e attraverso i miei personali sconvolgimenti interiori ho imparato ad amare molto, Banana Yoshimoto, che nel libro Amrita scrive:
C'era prima che io venissi, c'è adesso che ci sono anch'io. E poi provavo un senso di rispetto per la sua esistenza.
Alcune delle sensazioni - insieme alla familiarità e all'immediata confidenza - che si provano quando ci si trova di fronte a una persona con cui avrà inizio o, meglio dire, proseguirà un amore karmico.
La lettura di questo libro mi ha lasciato anche un bel messaggio: non avere paura di amare e non scansare nessuna esperienza che ci pare troppo forte, perchè è proprio attraverso di essa che ci viene data la possibilità di comprendere meglio noi stessi... ovvio poi che non tutti gli amori sono comunque di questo tipo.

giovedì 19 febbraio 2009

Io c'ero!

Partendo dalle parole preziose di Henry Cartier Bresson:

"Di tutti i mezzi di espressione la fotografia è il solo che fissa un istante decisivo.
Per noi fotografi ciò che sparisce sparisce per sempre.
Da ciò la nostra angoscia, ma anche l'essenziale originalità del nostro mestiere."





Arte o non arte... riproduzione o unicità, stasera mi va di dire:
io c'ero!


Spiaggia di Narbonne - Francia -

domenica 15 febbraio 2009

La mano che leggera s'alza

Nell'indifferenza generale:
inconsapevole spettatrice
di un destino in frantumi,
dell'irripetibile intimità di un attimo.

Sbuffa il treno,
beffardo,
come un lungo e incerto divenire.
Oltre il finestrino,
lo sguardo riflesso della giovane donna
raccoglie rimpianti,
disperde ricordi e speranze.

Maltratta l'aria un fischio lancinante...
e brillano lacrime
che scendono lente,
senza un apparente motivo...
nessun perché.

E ora vai!
– grida senza voce la giovane donna dal treno –
Verso di là,
più lontano che puoi...

...e l'uomo va,
avvolto in un mantello d'umida foschia:
aloni di parole lo seguiranno
...
ma non lo raggiungeranno mai.

Con lo zaino in spalla
e una mano che leggera s'alza,
a fatica,
un passo stanco segue l'altro.

mercoledì 11 febbraio 2009

Che vi vengo a dire?

Eh sì, esattamente così. Che vi vengo a dire?

La stessa cosa vale per me in tutto e per tutto e finalmente, non sarà certo tanto, ma almeno se devo considerarmi fuori dal comune, troppo vaga, troppo poco concentrata sul concetto di religione ecc... almeno ora so di non essere l'unica e, anzi, di aver trovato chi ha saputo con molta semplicità sintetizzare al meglio questo concetto, non al posto mio ma anche per me.

Quando ieri sera su Rai3 è finito Ballarò purtroppo dormivo, di sera non sempre è facile seguire trasmissioni che - anche se m'interessano molto - richiedono comunque attenzione, concentrazione e un minimo di coinvolgimento.

Sento il nome di Jovanotti lontano, confuso e apro un occhio... del resto m'è sempre stato molto simpatico e l'ho sempre trovato uno un pò fuori e in gamba ma anche molto dentro, un'immagine un pò strana insomma.
Ballarò comunque era definitivamente finito senza di me ed era appena iniziato Parla con me. Ospite della serata: Jovanotti, appunto.

Ed ecco la parte finale dell'intervista.



Io posso credere in Dio alle otto e mezzo e essere totalmente ateo alle nove e un quarto, cioè nel senso... e dopo essere buddhista alle dieci e quarantacinque e questo mi succede... per cui o sono malato o sono così... quindi preferisco definirmi così!

O sono malata, o sono così! Preferisco anch'io definirmi: così!

Oggi, incuriosita dalla scoperta, ho provato a cercare il tema natale di Jovanotti.
Ieri sera ero certa di un aspetto e subito mi son detta: ma dai, sta a vedere che c'ha Nettuno in 1a come me!
E invece no, dovrebbe essere un Bilancia ASC Bilancia ma con una casa 12a (astrologicamente governata dal segno dei Pesci e dai pianeti Giove e Nettuno) molto affollata.
Per ora mi accontento di leggere la sua spiritualità, il suo modo di viverla e di pensarla in quella casa abitata.

domenica 8 febbraio 2009

William Butler Yeats, Sunay Akin, Erich Fried

In questa domenica pomeriggio estremamente poco poetica, ecco tre poesie sullo stesso tema - il solito, l'innominabile - che in queste parole, così diverse fra loro per stile, messaggio, tono, periodo storico, autore ecc..., prende comunque vita.

Brown Penny di William Butler Yeats

I WHISPERED, "I am too young".
And then, "I am old enough";
Wherefore I threw a penny
To find out if I might love.
"Go and love, go and love, young man,
If the lady be young and fair".
Ah, penny, brown penny, brown penny,
I am looped in the loops of her hair.
O love is the crooked thing,
There is nobody wise enough
To find out all that is in it,
For he would be thinking of love
Till the stars had run away
And the shadows eaten the moon.
Ah, penny, brown penny, brown penny,
One cannot begin it too soon.

Ho sussurrato “Sono troppo giovane”
e poi “Sono abbastanza vecchio”;
per questo ho lanciato un penny,
per scoprire se potevo amare
“Va e ama, va e ama, giovane uomo,
se la tua signora è giovane e bella”.
Ah, penny, brown penny, brown penny,
sono impigliato negli anelli della sua chioma.

Oh l'amore è cosa tortuosa,
nessuno è sufficientemente saggio
da scoprire tutto ciò che racchiude,
altrimenti penserebbe all'amore
fino a quando le stelle non siano fuggite
e le ombre non abbiano divorato la luna.
Ah penny, brown penny, brown penny,
non si può cominciare troppo presto.

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Saper vedere
che cade
fra i fiocchi della neve
la piuma bianca dell'uccello migratore
riparato sotto la grondaia.

Ecco
amare.

Sunay Akin

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È quel che è di Erich Fried

È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l'amore

È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l'amore

È ridicolo
dice l'orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l'esperienza
È quel che è
dice l'amore.

Buona domenica!

mercoledì 4 febbraio 2009

Se mi cerca Saturno, mi trova qui!

E così vede la luce questo mio tentativo di blog, in un momento agitato ed emotivamente molto irrequieto.
Per intanto lascia(o) un primo regalo – una poesia che adoro – a me e a chi passerà di qui:

Il violinista pazzo di Fernando Pessoa

Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.

Egli apparve all'improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all'improvviso se ne andò, e invano
sperarono di rivederlo.

La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.

In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.

Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.

La sposa felice capì
d'essere malmaritata,
l’appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,

la fanciulla e il ragazzo furono felici
d'aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.

In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell'anima gemella,
quella parte che ci completa,

l'ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.

Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.

Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.

Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell'ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,

improvvisamente ciascuno ricorda -
risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere -
la melodia del violinista pazzo.