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domenica 31 gennaio 2010

Sand Art - "One man's Dream 2010"

Chi mi conosce sa bene quanto io sia interessata all'arte e ad ogni sua forma.
Non posso definirmi per nulla un'esperta ma solo un'appassionata abbozzata, nel senso che il tempo per approfondire è sempre tiranno e purtroppo è sempre quello che è... e io spazio a volte in lungo e in largo, così da perdermi dentro tante cose, troppe.
Una bellissima sorpresa è stata la Sand Art, l'arte di sabbia.
Con un video che ho trovato nella mia casella di posta ho conosciuto Ilana Yahav e da allora l'ho sempre seguita. Altra sorpresa è stata ritrovarla creatrice di uno spot televisivo per l'Eni.
Ilana dipinge con la sabbia su lastre di vetro e le sue opere sono riprese da una videocamera posta sopra il suo tavolo da lavoro. Ci sono immagini, c'è musica, ci sono messaggi, c'è stupore, c'è armonia, c'è serenità, c'è ammirazione e ho notato che guardando i suoi video riesco a rilassarmi e a scaricare tensione.
Un'arte anche salutare insomma, buona visione e soprattutto sogni!

mercoledì 20 gennaio 2010

Scrivere è...

Non c'è nulla da fare, continuo a rispolverare vecchi scritti con la speranza che mi torni un po' d'ispirazione, di voglia di creare e di scrivere di nuovo, ma nulla... eppure in passato, anche quando non avevo ispirazione, scrivevo, come dimostra questo testo:

Il foglio è liscio.
Il foglio è bianco.
Il foglio è grande.
Il foglio è incredibilmente vuoto.
Vorrei scrivere di mille cose, di tante situazioni, emozioni, parole, sensazioni.
Vorrei scrivere senza fermarmi ad ogni riga, ad ogni frase… per chiedermi se sono in grado di scrivere, di emozionare, di far pensare.
Quello che scrivo è importante?
E, se lo è, per chi?
Vorrei scrivere di un nuovo scrittore, di un giovane scrittore, di mille giovani scrittori che, magari, solo qualcuno o addirittura nessuno conoscerà.
Scende una lacrima e il foglio si contorce, si gonfia e, dopo un attimo, ritorna esattamente come prima.
Solo un occhio attento farebbe poi caso a quell’alone.
Dentro di me ci sono storie che s’intrecciano, s’incontrano… alcune si ignorano, altre iniziano a conoscersi ed il mio cuore sembra un foglio A4 a righe, tutte occupate ordinatamente.
Ogni parola ha un suo posto, assegnato. Molte non hanno alcuna intenzione di lasciarmi per occupare questo foglio ancora bianco, altre invece iniziano a posizionarsi distrattamente.
Qualcuna passa una virgola all’altra, qualcun’altra continua a cambiare posto. Mi sa che farà fatica a trovare il suo. Forse ha solo bisogno di qualche puntino, giusto per tranquillizzarsi un po’.
Scende una lacrima ed il foglio si contorce, finisce esattamente sull’alone della goccia di prima ed ora anche un occhio meno attento sarebbe in grado di riconoscere quel cerchio più trasparente di confusione, d’insicurezza.
Duecentoventotto parole sono riuscite a formare parecchie righe, le ho contate.
Non male.
Ma non basta.
Scrivere è entrare furtivamente nell’essere di un’altra persona
nei suoi pensieri.
Scrivere è sapere che, da qualche parte, qualcuno - con in mano anche solo le duecentoventotto parole che sono riuscite a formare parecchie righe – riderà, piangerà, penserà, ricorderà e, anche solo per un istante, dimenticherà chi è per assumere i panni di un mio personaggio oppure anche solo di un pensiero.
Scrivere è creare quello che non esiste.
Scrivere è dare valore anche a quello che, in apparenza, non ne ha per niente.
Scrivere è dare importanza ad ogni singola lettera… alla “i”, alla “v”, alla “a”, alla “t” ma non per quello che unendosi andranno a formare.

Al corso di scrittura creativa, frequentato qualche anno fa, un esercizio consisteva nell'elencare i prossimi argomenti oggetto di scritti futuri, e la mia ricca lista è stata questa:

Vorrei raccontare di:

* una sedia a dondolo che dondola nel tempo e oltre il tempo

* la vita apparentemente anonima di un salice piangente

* un sorriso

* un dolore

* un amore

* un rimorso superato

* un rimpianto scampato

* un lago e il suo mostro o semplice abitante

* un libro senza fine

* Saturno e i suoi anelli

* una sera stanca

* un giorno perso

* un’amicizia per sempre

* una vita e la sua ultima goccia

* una rosa blu

* afa che sale dall’asfalto bagnato

* un ciondolo

* Bretagna

* oceano

* un faro

* libertà

* una lacrima che scende piano

* uno sguardo bambino a ottant’anni

* un bambino già saggio

* un castello

Le idee di certo non mancano...

giovedì 14 gennaio 2010

La speranza è un essere piumato di Emily Dickinson

La speranza è un essere piumato
che si posa sull'anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l'armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l'uccellino
che ha consolato tanti.
L'ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola ~ a me.

Mi è tornata in mente dopo che non la leggevo da un po', e proprio in questi giorni dove sembra che la speranza sia l'unica cosa rimasta a molti...

venerdì 8 gennaio 2010

La vita che volevo di Lorenzo Licalzi

Lorenzo Licalzi, uno scrittore affermato e conosciuto, lo so.
Così non era per me perché, pur avendolo spesso sentito nominare, probabilmente non era ancora arrivato il momento di fare la sua conoscenza.
Un po' per principio, un po' per stare attenta - da cittadina del mondo solitaria - alle mie uscite monetarie, non compro mai un libro di costo superiore ai 12 o al massimo 15 euro, difatti sono un'attenta osservatrice di offerte e simili, per correre poi ad acquistare quelli che m'interessano ma d'importo superiore così da non avere la sensazione di subire una rapina.
Con lui e il suo La vita che volevo invece no, 18 euro e via senza nemmeno pensarci, senza leggere nulla... da quando ho puntato questo libro mi è bastato solo il titolo ed è stata attrazione immediata e bruciante.
Per un libro!, direte voi... con lo stesso sguardo disturbato della signora che, più volte, mi ha scrutato mentre lo leggevo durante il viaggio di ritorno da Venezia.
Sorridevo e facevo smorfie. Di piacere, di stupore per una trovata dell'autore, di disappunto anche... rispondendo a mia volta a quello sguardo con: mi guarda così perché non sa cosa si perde e, forse, non sa cosa vuol dire leggere e tuffarsi anima, mente e corpo in un libro... ma io è così che leggo. Diventando amica dei personaggi, osservandoli da lontano, prendendoli per mano quando soffrono e io con loro, interrogandomi al loro posto sui tanti perché che dovrebbero tormentarli e non lo fanno, o lo fanno troppo... e mandandoli anche a quel paese quando "per colpa loro" perdo fermate o simili (mi capitava soprattutto quando prendevo tutti i giorni la metro, e quanto capitava!).
Quando, semplicemente con in mano un libro, io riesco a fare tutto ciò e riesco a estraniarmi dal mondo... per me allora uno scrittore ha vinto.
Il mio ultimo vincitore è proprio Licalzi, anche se mi aspettavo un romanzo e non una serie di racconti, pur incastrandosi tra loro per mezzo di un filo sottile.
Ho scoperto una scrittura bella, uno stile spassoso, pulito ed estremamente scorrevole mentre - scherzando ma nemmeno troppo con il caso - l'autore affronta temi come il destino, le coincidenze ecc... temi che su di me hanno sempre molto fascino, perché adoro riflettere su come ad esempio due persone possano magari sfiorarsi di continuo oppure non incontrarsi per una frazione di secondo e scontrarsi invece un altro giorno per la stessa frazione di secondo.
Il mio entusiasmo dovrebbe bastare come consiglio alla lettura, ma preferisco lasciare spazio a qualche passo che ho sottolineato o, come sono solita fare, che ritrovo successivamente aprendo la pagina, con l'angolino superiore piegato, che contiene le parti più belle.
Riporto alcuni passi che mi hanno fatto partire una serie di riflessioni a catena... ma solo della parte iniziale, perché ssssh, sono arrivata solo a pagina 91!
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«Mah, non lo so, comunque porca miseria siamo appesi a un filo, quello lì che è morto, bastava che so... che girasse due volte di più lo zucchero nel caffè prima di uscire di casa che avrebbe attraversato un attimo dopo e ora sarebbe vivo...»
«Quello è niente, a me fa impazzire il contrario.»
«Cosa vuoi dire?»
«Voglio dire che quando ti capita qualcosa lo sai, giusto? E allora pensi che se non avessi fatto questo se non mi fossi fermato lì eccetera, invece chissà quante volte sei vivo perché magari hai girato due volte in più lo zucchero nel caffè e non lo saprai mai. Metti che ti fermi a un autogrill a bere un caffè, poi riparti e arrivi a casa bello contento, o magari incazzato per i fatti tuoi: non saprai mai che se invece non ti fermavi uno sbandava, e quello bada bene sbanda in ogni caso perché gli viene una botta di sonno, solo che invece di rimettersi in carreggiata perché nell'altra corsia non c'è nessuno, c'eri tu con la tua bella macchinetta e ti tagliava la strada, picchiavate e morivate tutti e due in un incidentone che ne parlavano pure alla tele. Quindi con quel caffè hai salvato due vite, la tua e quella di quell'altro che ha sbandato. Di fatto ogni piccola decisione che prendiamo cambia la storia del mondo, e comunque il punto è sempre quello: quando ti va di sfiga lo sai, invece quando ti va di culo no! E poi ci lamentiamo, dovremmo ringraziare ogni mattina perché ci è andata bene, così bene che non ci siamo neppure accorti di quello che ha sbandato, siamo così fortunati che non ci è neppure venuta paura, ci siamo evitati anche quella.»
«Ragazzi, vi posso dire una cosa? Nella vita è solo questione di destino... o caso, chiamatelo un po' come vi pare»
«Be' c'è una bella differenza, se è questione di destino allora ti succede quello che ti doveva succedere, non ci sono cazzi, era scritto! Se invece è il caso a decidere come vanno le cose, se ti fermi a bere quel caffè all'autogrill, poi riparti, fai un frontale con un TIR e muori; se non ti fermi scampi il frontale e vivi fino a cent'anni»
«Io non sottovaluterei anche la questione "tempi giusti".»
«In che senso, scusa?»
«Anche in senso generale, il che mi fa propendere per l'opzione destino.»
«Cioè?»
«Cioè, è sempre un po' la stessa cosa ma con una sfumatura diversa... c'è chi nelle cose azzecca sempre i tempi giusti e c'è chi arriva sempre con un po' di ritardo, è così! o fai parte di una categoria o dell'altra, ci sono quelli che arrivano in stazione puntuali e quelli che arrivano quando il treno è partito, ma non dipende da loro, cioè certe volte sì ma spesso no, io per esempio arrivo sempre un attimo dopo... non so perchè ma arrivo sempre fuori tempo massimo di un minuto.»
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Come si nota i dialoghi sono veloci, puliti, diretti che sembra quasi di sentir parlare e di assistere alla discussione, e io così partecipe a tal punto di scriverne ancora prima di averlo terminato.
Buona lettura!

mercoledì 6 gennaio 2010

L'anno nuovo è iniziato bene...

Ho passato dei momenti molto belli, intensi, vivi e a dir poco emozionanti grazie a Venezia (una città che ho sempre snobbato e non riesco a capire, così a priori, il perché di questa mia immotivata avversione, ora sparita completamente), alle persone che ho avuto modo di rivedere e a quelle che ho avuto la fortuna di conoscere.
Lascio che le immagini commentino il mio inizio...

Gondole:

Ponte di Rialto:

La luce gioca a Padova:

Scorci di Venezia:



E a tutti buona continuazione... a presto!