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giovedì 9 dicembre 2010

Dieci inverni

Una tazza di cioccolata fumante poggiata sul tavolino (non ancora vuota per il rischio ustione al palato!).
Un gatto che russa acciambellato in una scatola di cartone sotto il tavolo della cucina, né cesta né cuccia, proprio cartone; con una copertina sul fondo, che a lui piace così.
La neve che scende fitta a fiocchettoni tondi e pieni.
Un divano, un paio di cuscini per la schiena (il divano è stato l'unico pessimo acquisto tra i tanti fatti di corsa due anni fa, tanto che pure il mio micione non se lo fila), un morbidissimo plaid... e me, sotto il plaid.
Così, un pomeriggio di qualche week-end fa, ho visto per la prima volta Dieci inverni, film d'esordio del 2009 di Valerio Mieli (classe 1978).
Io vivrei di tè, è risaputo... ma quando devo affrontare film che hanno come tema principale l'amore, ovviamente se lo so in anticipo, ohi ohi ripiego sempre sulla cioccolata senza pensarci su nemmeno un secondo, molto più appagante e rassicurante, un po' anche come scusa.
Questo film non l'ho visto nemmeno pubblicizzare; probabilmente anche per il cinema vale quanto accade per i libri degli esordienti, ovvero restano nascoste perle che passano abbastanza inosservate. Solo la voglia di scoprire o il caso fortuito le portano alla luce.
Sono contentissima di questa scoperta, in tal senso sono stata fortunata.
Valerio Mieli ha esordito con questo film sia come regista che sceneggiatore, ricevendo diversi riconoscimenti, tra cui il David di Donatello 2010 per il miglior esordio e il Nastro d'argento come miglior opera prima.
Partendo dallo stesso Mieli che ha definito quest'opera come film "anti-colpo di fulmine", che dire di più?
Intanto che non sono sbiancata all'idea che questo film possa rappresentarmi, in quanto giovane donna. Tutte le altre volte che ho sentito un'affermazione simile, ho passato giorni interi a domandarmi se quella fuori dal mondo ero io o proprio loro, i giovani così tratteggiati... che però non mi rappresentavano neanche lontanamente.
Sarà che i due bravissimi attori protagonisti (gavetta teatrale), Isabella Ragonese e Michele Riondino, sono certamente carini, ma sono anche molto semplici, di una bellezza più naturale e semplice e non artificiosa e allora credo sia più facile immedesimarsi e vedersi raccontati da due ragazzi come loro, simili a come sono io e a come sono tanti altri della nostra età.
(precisazione: oggi io sarei rappresentata da loro come 'giovane' quando i due protagonisti arrivano alla fine del film, dove hanno pressoché la mia età attuale, non certo all'inizio dove sono ancora piccini, anche se proprio nel 1999, il primo dei dieci inverni della storia, anch'io mi aggiravo intorno all'età dei protagonisti... bella casualità!)
L'ho percepito come un film molto sincero, non ha chissà che pretese, la narrazione è semplice senza particolari esagerazioni o cliché, se proprio vogliamo una vera e solida storia nemmeno c'è, non ha però la presunzione di voler/poter dare delle risposte. Bello per come il giovane regista porta, attraverso dieci lunghi inverni, i due protagonisti ai trent'anni, passando attraverso quelle che sono le scelte più importanti e sentite, ma a volte anche le più assurde e sciocche.
Ho ritrovato al suo interno temi a me molto cari, come lo scorrere del tempo, il presentarsi delle coincidenze e non notarle, l'importanza di decidere e scegliere, il tema dell'attesa ecc... ho rivisto dei luoghi noti e una Venezia invernale, vista dal vivo a gennaio di quest'anno, quindi proprio in inverno, e a tal proposito va un plauso anche a Marco Onorato per la fotografia, per gli scorci di una Venezia per niente turistica, per gli ampi spazi, per gli angoli della vita quotidiana reale.
Non aspettatevi una pellicola impegnativa, difficile da capire per trama, intrecci, effetti speciali o cose simili. No, nulla di tutto questo. Aspettatevi, invece, 'solo' un'interpretazione secondo me reale, vera.
Piccola curiosità: solo successivamente al film è uscito il libro, che porta sempre lo stesso titolo, introdotto sempre dallo stesso Mieli con questa bella frase di Natalia Ginzburg: “Un giorno incontriamo la persona giusta. Restiamo indifferenti, perché non l'abbiamo riconosciuta”.
Un altro buon motivo per vedere questo film è la presenza di Vinicio Capossela, che nel film appare con una breve esecuzione dal vivo del suo brano Parla piano.
Chiudo con la parte finale della trama (non vorrei svelare troppo), leggibile per intero sul sito ufficiale del film, alcune citazioni simpatiche e l'invito a vederlo, prima che arrivi la primavera però, anche per cogliere il freddo (secondo me per nulla casuale in quanto legato ai sentimenti) che accompagna tutta la storia...

Dieci inverni è una storia d'amore, o meglio il prologo di una storia d'amore. Un prologo lungo dieci anni, raccontato per quadri: ogni inverno è una finestra aperta a curiosare nella vita di due persone che non si perdono mai del tutto e intanto crescono, segnate dal difficile e splendido ingresso nell'età adulta.

Silvestro: Io sono Silvestro.
Camilla: ...Camilla.
Silvestro: Camilla? Bel nome, Camilla!
Camilla: Davvero ti piace?
Silvestro: Beh, no. Dicevo così per dire!

Silvestro: Oh! Hai cambiato pettinatura?
Camilla: No, sono solo molto sporchi.

Camilla: Hai fatto una cazzata e devi chiedermi scusa!
Silvestro: T'ho già chiesto scusa!
Camilla: Ma scusa convinto!
Silvestro: Ok scusa convinto!

Non mi sembra però di aver scritto perché mi è piaciuto tanto, a parte quanto finora già detto.
Perché in amore mi capitano storie simili a questa
caratterizzate dal continuo rincorrersi senza trovarsi mai veramente
con persone che dall'altra parte probabilmente non mi riconoscono
per una sorta di paura di vivere l'amore
per paranoie, perdite di tempo e coincidenze simili, colte solo da una parte o del tutto mancate...
del resto sono storie che hanno per protagonisti dei fili invisibili, che non s'annodano e non si spezzano, ma restano continuamente sospesi nel tempo.
E, infine, mi è piaciuto tanto perché credo alla casualità, alle coincidenze, agli sgambetti del destino... però, bella contraddizione!, anche al fatto che nulla avvenga mai veramente per caso.

giovedì 16 luglio 2009

Tempo

Esattamente come Sant'Agostino, che si domandava:

Che cos'è il tempo?
Se nessuno me lo domanda, lo so.
Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda
non lo so più.

anch'io m'interrogo spesso sul tempo, sulle coincidenze e sui vari intrecci che riempiono la vita di tutti i giorni. Mi affascinano le coincidenze, non credo sia una sorpresa visti anche i miei interessi, e i tanti "se mai" e "se avessi", ma tutto ciò non inteso assolutamente come rimpianti o la loro eventuale possibilità.
Anche il cinema pare aver buttato l'occhio su queste tematiche. Credo che il film più famoso di questo genere sia Sliging Doors di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow, storia di una ragazza londinese che a seguito di un tentato scippo perde la metropolitana. Il film mostra le due possibili vie che la vita della ragazza potrebbe intraprendere, per poi ricongiungersi nel finale che non ho mai apprezzato. Carino il film e tutto quanto, bella l'idea, ma toglietemi ogni volta il finale!, come se ci debba essere un "per forza" a tutti i costi e una spiegazione a ciò che reggerebbe bene anche senza, senza alcuna spiegazione aggiuntiva.
Il finale è come se mi dicesse: ok, ti è piaciuto? Guarda che era uno scherzo!
Altro film è Serendipity di Peter Chelsom con John Cusack e Kate Beckinsale e qui il rischio che dallo schermo coli un bel po' di miele c'è eccome, ma l'intreccio merita di essere seguito fino alla fine, anche se il destino in questo caso (va bene che è un film, però...) sembra essere fin troppo benevolo con i due protagonisti.
L'ultimo film, l'ho rivisto proprio ieri sera, è quello che tra i tre mi piace di più... ovviamente sempre con l'elemento tempo ecc... come filo conduttore.
La casa sul lago del tempo è un film di Alejandro Agresti con Sandra Bullock e Keanu Reeves e qui lascio direttamente spazio alla trama:
Kate Forster fa la dottoressa e Alex fa l'architetto. Vivono nella stessa casa ma non si sono mai visti. La dottoressa inizia una particolare corrispondenza con Alex, che ha preso il suo posto nella casa sul lago. Quando cominciano a scambiarsi lettere d'amore, scoprono di vivere a due anni di distanza. Kate e Alex cercano di conoscersi di persona ma è difficile incontrarsi se si vive in un diverso spazio temporale: devono venire a capo del mistero della loro storia prima che sia troppo tardi.
Mi piace la gestione del tempo, l'attesa, il ritorno finale al punto di partenza dove il signor tempo la fa da padrone assoluto.
Coincidenza... se così si può chiamare in questo caso, nel film la protagonista adora il libro Persuasione di Jane Austen, dopo aver visto il film l'ho comprato, l'ho letto ed è il libro della Austen che ho apprezzato di più!
In attesa di trovare altri film che hanno come elemento principale il tempo, le coincidenze, il destino e simili, lascio qui in chiusura una riflessione di un grande scienziato:
Il tempo è l'unico, vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere. ~ Thomas Edison ~

lunedì 1 giugno 2009

Non ci pensare...

Pare sia girato in ogni angolo del web e in tutte le lingue, l'hanno passato anche in radio ecc... eppure questo famosissimo monologo io non lo conoscevo (o non mi ricordavo di conoscerlo!), ma sento che leggerlo mi fa bene e voglio tenermelo a portata di mouse.
Contiene quella giusta punta di saggezza velata da una punta d'ironia, che mi piace e appunto mi fa bene.
Il film è The big kahuna, io non l'ho visto ma rimedierò!, e questo è il monologo:

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...

Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E' il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell'accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta.