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martedì 17 aprile 2018

Funambolismi

L'amore è l'arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare.  
Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere.
tratto da Neve di Maxence Fermine

domenica 16 giugno 2013

Le donne che leggono sono pericolose

Le donne che leggono sono pericolose
Bollmann Stefan, Heidenreich Elke, 2007, Rizzoli
Una bella raccolta per immagini, dal Medioevo al XXI secolo, che pone l'attenzione sul tema della lettrice e su quanto c'è voluto  perché venisse loro permesso di leggere ciò che volevano.
Nella descrizione si legge: «Prima potevano ricamare, pregare, allevare bambini e cucinare. Ma nel momento in cui esse colgono nella lettura la possibilità di sostituire l'angusto mondo della loro casa con il mondo sconfinato del pensiero, della fantasia e del sapere, diventano una minaccia.» 

Ormai "famosa" e conosciuta la Prefazione di Daria Bignardi: 

«Le donne che leggono sono pericolose perché non si annoiano mai, qualunque cosa accada hanno sempre una via di fuga, se ne infischiano se le fai troppo soffrire perché loro s'innamorano di un altro libro, di un'altra storia, e ti abbandonano.
Le donne che leggono sono pericolose perché nutrono i loro sogni e non c'è nulla di più rivoluzionario di una donna che sogna di cambiare la propria vita, se lo fa, farà la rivoluzione, se non la fa seminerà il terrore. Le donne che leggono sono pericolose soprattutto per se stesse.
Ci sarà un motivo se la storia dell'umanità ha ritardato la lettura alle donne, la natura sapeva che avrebbe complicato loro la vita. Comunque sia pazienza, leggere è meraviglioso.»

Senza dubbio nella raccolta sarà presente un dipinto che mi ha colpito da subito, La Lettrice (o Clara) di Federico Faruffini del periodo scapigliato del nostro paese... una posa rubata di certo inconsueta per quel periodo storico-artistico.

Federico Faruffini, La lettrice, (1864-1865 ca.), 
olio su tela, 40x59 cm, Milano, Civiche Raccolte d'Arte

sabato 30 marzo 2013

Piccole verità

Non è importante se le persone,
alla fine,
non riescono a trovarsi.
Non tradirsi,
quello è importante.

{A. Baricco - Questa storia}

domenica 9 settembre 2012

Domenica...

La domenica rallento un po', mi capita però di correre molto mentalmente. Ferma evidentemente non ci so stare, a riguardo pare sia per l'aspetto del mio Mercurio di nascita con Urano (pure disarmonico).
Fatto sta che stamattina, durante la mia colazione lenta, ho riletto vecchi post astrologici, in cui mi dilettavo a capire, smontare, rimontare a mio modo digressioni astrologiche tra il serio e il fantasioso (così mi sono apparse stamattina, forse a seguito di qualche esperienza in merito in più), soprattutto riguardo sinastrie di coppia.
E nel forno c'era sempre una torta, la domenica era un po' dedicata a queste due attività: astrologia con dolce.
Da un anno e mezzo a questa parte molto è cambiato, la domenica studio... oggi mi tocca storia moderna, per l'esame di fine settembre mi attendono al varco 4 secoli di storia da memorizzare al meglio, ma le date soprattutto non sono il mio forte, ed ecco una punta di nostalgia (però, e per fortuna, l'entusiasmo e la testardaggine nel raggiungere la mia meta sono ancora altissimi!) per quelle domeniche libere, profumate di cannella o di cioccolato, a leggere di astrologia o libri, a scrivere haiku, a fotografare con passeggiata finale al lago e, perché no, con sosta ristoratrice da qualche parte... che spero ritorneranno presto, visto che la metà del percorso l'ho superata con gli ultimi esami sostenuti a giugno.
Insomma, buona domenica! 
Se a qualcuno oggi avanzasse un pezzetto di torta cancellerebbe al volo questa punta di nostalgia!!

venerdì 3 agosto 2012

Vite parallele...

«Ogni tanto Mathilde sogna un uomo al quale chiedere: puoi amarmi? Con tutta la fatica di vivere che si porta dietro, la forza e la fragilità. Un uomo che conosca la vertigine, la paura, la gioia. Che non abbia paura delle lacrime dietro il suo sorriso né del suo sorriso fra le lacrime. Un uomo che sappia.
Ma le persone disperate non s'incontrano. Al cinema, forse. Nella vita vera si incrociano, si sfiorano, si urtano. Il più delle volte si respingono, come i poli identici di due calamite. Lo sa da molto tempo.»

Scelgo i libri per l'immagine in copertina, per la quarta di copertina, per il titolo, per l'autore... questa è la prima volta che lo scelgo per una citazione trovata su Anobii, per caso.
Sono attratta magneticamente da storie di vite che si sfiorano soltanto, s'incrociano, si guardano, ma non s'incastrano e a questa citazione non credo resisterò... la mia lista dei desideri è infinita, ma ci sarà tempo anche per questo libro di Delphine de Vigan, Le ore sotterranee. Alla fine, a parte l'argomento che ha catturato la mia attenzione, il libro è molto altro, nel senso che denuncia il vissuto di molte persone che subiscono mobbing nell'ambiente di lavoro. Al momento non so altro, posso solo integrare il tutto con quanto si legge come presentazione:

Thibault ha quarant'anni, è single, fa il medico d'urgenza a Parigi, gira la città da un capo all'altro per visitare pazienti malati, in fondo, nient'altro che di solitudine. La sua vita è così, "una vista panoramica sull'entità del disastro". E all'alba del 20 maggio ha appena lasciato la donna con cui stava, senza sapere bene perché. Forse solo per la paura di perderla. Comunque l'ha fatto. Anche Mathilde ha quarant'anni. Rimasta sola con tre figli, si occupa di marketing in una multinazionale. Da qualche tempo ha perso il sonno perché qualcuno ha deciso che è incompatibile con le strategie dell'azienda e la sta mettendo fuori con sottile, implacabile violenza. Ha delle colpe? O non è forse che l'azienda si è trasformata "in un luogo di abuso, di tradimento e mediocrità"? Certo è che Mathilde al fondo non vuole cedere. Comunque deve fare qualcosa. E lo farà. Anche per lei il 20 maggio è una data fatidica. Mathilde e Thibault non si conoscono, ma condividono molte cose: quell'improvviso vuoto interiore, quella certezza di aver perso e di non aver più niente da perdere, quella voglia di non umiliarsi ulteriormente. E la sensazione che stia per succedere qualcosa, il sogno di un amore, di una persona "che non abbia paura delle lacrime dietro il sorriso, né del sorriso tra le lacrime". In una Parigi che opprime con le sue finzioni e con l'illusione di una facile promiscuità, Mathilde e Thibault in quel 20 maggio fatalmente si incrociano, si sfiorano, si guardano.

domenica 10 giugno 2012

Tre volte all'alba...

Nuova creazione di Alessandro Baricco e nuove polemiche... anch'io ho pensato che del resto la crisi colpirà anche loro, quindi ecco un nuovo libro che, oddio, da 94 pagine scarse non so se si possa definire proprio così.
Ad ogni modo eccolo, Tre volte all'alba (Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l'unica, e la prima, e l'ultima...), preso, letto in un paio d'ore, il mio regalo dopo questa sessione distruttiva di esami.
Con Baricco è sempre la stessa storia, per qualcuno è un affabulatore, un piacione, uno che fa leva sulle emozioni ecc... però sa scrivere e a mio avviso sa scrivere anche bene.
Qual è il problema? Quante persone fanno di peggio? Non capisco dove sia ogni volta il problema...
A me è piaciuto, la trama secondo me è originale, interessante e il suo stile inconfondibile e lasciamoli fare loro che possono, no? Dovranno pure loro uscire da questa crisi!

Alcune citazioni tratte dal libro:

Ma la donna disse che gran parte della gente sogna di ricominciare da capo, e aggiunse che in questo c'era qualcosa di commovente, non di pazzo. Disse che in realtà quasi nessuno, poi, ricomincia da capo davvero, ma non si ha idea di quanto tempo la gente passi a fantasticare di farlo, e spesso proprio mentre è nel mezzo dei suoi guai, e della vita che vorrebbe lasciar perdere.

Forse non sei poi quel fallimento che credi, si disse. E per un attimo le tornò su quell'argentea sfrontatezza che aveva da giovane, quando sapeva di non essere né peggio né meglio di tanti altri, ma solamente diversa, in un modo prezioso e inevitabile. Era quando tutto le faceva paura, ma ancora non aveva paura di niente.

L’uomo ci pensò un po’. Poi disse che bisogna stare attenti quando si è giovani perché la luce in cui si abita da giovani sarà la luce in cui si vivrà per sempre, e questo per una ragione che lui non aveva mai capito. Ma sapeva che era così. Disse che molti ad esempio sono malinconici, da giovani, e allora succede che lo rimangono per sempre. O sono cresciuti nella penombra e la penombra li insegue poi per tutta la vita.

Piacevolissima lettura, ora passo al libro della Marchesini, Il terrazzo dei gerani timidi, preso per il titolo, la trama e perché sono curiosa in questi giorni di riposo e svago di leggere la Marchesini!


venerdì 25 maggio 2012

Tesi sull'esistenza dell'amore...

"Se un libro non vi è piaciuto, abbandonatelo.
Se vi è piaciuto, abbandonatelo per farlo leggere a qualcun altro.
Se vi è piaciuto così tanto, ricompratelo."

Parole di Daniel Pennac, che non mi vedono ancora in linea con questa modalità di lettura.
Perché sei ancora giovane, mi ha detto una volta un amico. Può darsi sia per questo, o perché credo sia una specie di forma di rispetto arrivare alla fine, anche se a volte è irrispettoso verso di me, lettrice.

L'esame di Letterature comparate, in un'unità didattica riguardante la traduzione e la comparazione, riportava quest'affermazione insieme all'immagine di un libro dotato di gambe e braccia, in movimento, pronto a correre via...
E quest'affermazione mi ha fatto tornare alla mente una tra le letture più, come dire per rendere l'idea?, tormentate e interminabili mai fatte finora:
Tesi sull'esistenza dell'amore di Guldberg Torben...
Ha disturbato il mio sonno, stando accando a me sul comodino, dall'inizio del 2010 fino al settembre dello stesso anno. In mezzo a questa lettura non ho contato i libri che l'hanno affondato sotto il loro peso, sorpassato...
Gli ho levato la polvere per mesi e al solo pensiero mi ritorna male, una volta finito credo di averlo messo pure nel posto più alto della libreria.
Come avevo scritto a suo tempo su Anobii (ecco l'unica soddisfazione ad averlo terminato!):
Il libro non è scritto male, anche se sembra molto ma molto costruito, privo di emozioni.
Così lo si percepisce durante tutta la lettura, ha al suo interno anche qualcosa di molto freddo, nonostante l'argomento.
Questo è uno di quei libri la cui trama raggira eccome.
(Aggiungo, ora, che anche oggi ci cascherei di nuovo con un titolo così...)
Proprio per la trama, per la bella e accattivante idea, l'ho pagato anche quello che costa, visto che per un libro non spendo mai così tanto e ho impiegato anche diversi mesi per finirlo.
Ma al suo interno solo tante parole, tanti giri e intrecci il più delle volte noiosi al limite della sopportazione.
Tutto il libro potrebbe essere racchiuso nella parte finale del racconto relativo al '700, le uniche pagine che hanno catturato la mia attenzione.
Anche i periodi più belli, il '500 e appunto il '700, non riescono a tenere viva l'attenzione per tutto lo svolgimento.
Ma, forse, come canta Bennato:
...
e chi ha sempre promesso
di spiegare l'amore ha imbrogliato.

Esattamente così, peccato averne conferma dopo quasi 500 pagine!
Troverò la forza di abbandonarli...

Questa che segue comunque è la descrizione ufficiale:

"È troppo vecchio e stanco per amare, ma è condannato a non morire. Per secoli la voce narrante di questo romanzo ha fatto il cantastorie, errando per l'Europa senza sosta, senza trovar pace, espiando il fatto di aver rinnegato l'amore. Ma ora, alle soglie del Cinquecento, ha deciso di fermarsi, perché tutto intorno a lui sta cambiando. Per la prima volta compra una casa, a Copenaghen. E per la prima volta, invece di parlare d'amore, ascolta. Così, per cinque secoli, raccoglie le storie d'amore più significative. Quelle capaci, di volta in volta, di cogliere l'essenza stessa di questo sentimento e, al contempo, quella del secolo in cui si svolgono. Nel Cinquecento della Riforma, l'amore si manifesta nel potentissimo canto di un'orfana. Poi, si frammenta nel racconto seicentesco di una vita dedicata alla pittura. Si mette alla prova in esperimenti scientifici, sotto il segno della ragione illuminista. Nell'Ottocento dei grandi pensatori si trasfigura in filosofia. E nel Novecento l'amore non può che trasformarsi in merce. Eppure, nella sua inafferrabilità, l'amore rimane identico a se stesso. E, come al narratore, anche a noi non resta che una cosa: ascoltare."

Buona lettura?????

{trovo bellissima la seconda copertina, quella della versione economica...}

lunedì 14 maggio 2012

L'amore approssimativo...

Queste due opere indubbiamente hanno un significato profondo, io però le vedo anche come una perfetta descrizione di un amore che si sta perdendo, dell'amore verso se stessi che viene meno, di conseguenza manca sempre più anche nei confronti del prossimo, non lo si riconosce più, non ci si fa più riconoscere, si fa fatica ad abbracciarlo, si fa fatica a riconoscerlo di nuovo questo amore...

Per me questo è l'amore approssimativo descritto da Magritte, nella sua opera Les amants del 1928:


E quest'altro è quello descritto da Giorgio De Chirico nella sua opera Ettore e Andromeca del 1917:


E, mi scoccia tremendamente dargli ragione, ma forse ha proprio detto bene Denis De Rougemont nel suo testo L'amore e l'occidente - Eros, morte e abbandono nella letteratura europea, quando ha scritto:

«... l'amore come tuttora viene vissuto nel nostro tipo di cultura, è un amore malato, è il disegno di un vuoto, anziché di un pieno; l'inseguimento di una Assenza (o di una Assente) anziché di una presenza. Perciò fatalmente si lega e si porta sulla donna che non si ha o su l'amore impossibile ...»

Perché questa riflessione? Perché finora ho sempre attribuito all'espressione "morire per amore" un significato simbolico, metaforico... però questo concetto sta cambiando, si sta trasformando in qualcosa di brutto, di troppo forte.

domenica 6 maggio 2012

E piove, piove anche in questi tre Haiku...

del lago si gonfiano
le acque:
piogge del quinto mese

mizuumi no
mizu masarikeri
satsuki ame
{Mukai Kyorai (1651-1704)}

OOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

piogge del quinto mese:
una sera segretamente
tra i pini la luna
 
samidare ya
aru yo hisokani
matsu no tsuki
{Katō Gyōdai (1732-1792)}

OOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

pioggia:
attraversa il mio cancello
un mazzo di iris
 
ame no hi ya
kado sagete yuku
kakitsubata
{Itō Shintoku (1634-1698)}

tratti da: HAIKU Il fiore della poesia giapponese da Bashō all'Ottocento
- Oscar Mondadori -

domenica 1 aprile 2012

Frammenti di un discorso amoroso...

Per l'esame di Letterature comparate, per la parte monografica, devo preparare anche il libro più famoso di Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso.
L'avevo già da un po' in lista, nella mia personale lista infinita di future letture, quindi quale occasione migliore visto che è pure un obbligo?
A prima vista, solo sfogliandolo, appare subito come un libro strano, un libro diverso...
Occorre di certo una premessa: Barthes è stato un semiologo, uno tra gli esponenti di quella disciplina, la semiotica appunto, che studia i segni, intesi come qualcosa che rimandano a qualcos'altro e che hanno la funzione di comunicare.
Ed è così che il libro è strutturato, per segni, per "figure" come le chiama lo stesso Barthes.
Il libro può essere letto in maniera del tutto casuale e disordinata. L'autore ha diviso il discorso amoroso, quello cioè che fa l'innamorato, il soggetto amoroso, che procede per parole chiave e non quello che è l'amore in generale, in più figure ordinate alfabeticamente.
Quindi s'inizia con la parola "appagamento", "assenza", "catastrofe", per procedere con le parole "nascondere", "magia", "rimpianto" ecc... e analizza tutte queste figure che il soggetto amoroso crea nella sua condizione d'innamorato citando anche il Werther di Goethe, Platone, Lacan, Balzac, Nietzsche, Reik...
Per lasciare un esempio, la figura "connivenza" viene così analizzata:

Il soggetto s'immagina di stare parlando dell'essere amato con una persona rivale, e questa immagine, curiosamente fa nascere in lui un piacevole senso di complicità.
1. Colui/colei con cui io posso tranquillamente parlare dell'essere amato, è colui/colei che lo ama quanto me, come me: è il mio simmetrico, il mio rivale, il mio concorrente (la rivalità è una questione di posizione). Finalmente posso parlare dell'altro con chi se ne intende; si verifica una parità di sapere, un piacere d'inclusione; parlandone, l'oggetto non viene né estraniato né lacerato; egli resta interno al discorso duale, che anzi lo preserva. Io coincido con l'Immagine e al contempo con questo secondo specchio che riflette ciò che io sono (sul volto del rivale io leggo la mia paura, la mia gelosia). Lasciata da parte ogni forma di gelosia, si chiacchiera con trasporto intorno a questo assente la cui natura oggettiva è rafforzata da due sguardi convergenti: ci abbandoniamo a un'esperienza rigorosa, riuscita, dal momento che vi sono due osservatori e che le due osservazioni avvengono nelle medesime condizioni: l'oggetto viene provato: io scopro di avere ragione (di essere felice, di essere ferito, di essere ansioso). 
(Connivenza: conivere, significa al tempo stesso: essere indulgente, essere d'accordo, chiudere gli occhi).
2. Si arriva a questo paradosso: è lo stesso essere amato che, nella relazione a tre, risulta essere quasi di troppo. Ciò è evidente quando qualcosa c'impaccia. Quando lo stesso oggetto amato si lamenta del mio rivale, lo sminuisce, io non so come replicare; da una parte, è «nobile» non approfittare di una confidenza che mi può servire - che sembra «rafforzare» la mia posizione; e, dall'altra, sono prudente: so di essere nella stessa posizione del mio concorrente e che, di conseguenza, abolita ogni forma di psicologia, ogni valore, niente impedisce che anch'io diventi un giorno oggetto di denigramento. Altre volte, sono io stesso che faccio all'altro l'elogio del rivale (forse per sembrare «liberale»?), contro la qual cosa l'altro, stranamente (forse per lusingarmi?), protesta.
3. La gelosia è un'equazione a tre termini permutabili (indecidibili): si è sempre gelosi di due persone contemporaneamente: io sono geloso di chi amo e di chi lo ama. L'odiosamato (il «rivale») è anche amato da me: esso m'interessa, m'incuriosisce, mi affascina.

Indubbiamente è una lettura originale e particolare che consiglio, visto che bene o male tutti sono stati innamorati, magari lo sono e si spera lo saranno... buona domenica!

domenica 19 febbraio 2012

Il libro ritrovato...

Anche i libri hanno la loro storia... anzi, più storie in base al percorso che fanno, alcuni ininterrottamente da quando qualcuno li acquista e continua a passarli di mano in mano.
Neve di Maxence Fermine ha una bella storia.
Era stato un acquisto per caso, come capita a tanti libri, già sette o anche otto anni fa.
Mi era piaciuto, era sottolineato, qualche pagina era messa in evidenza da una piegatura (purtroppo ho questo brutto vizio!) e un'altra copia doveva anche finire per regalo a una persona che, invece, per i casi della vita, per via di scelte, di sgambetti ecc... non ho mai più rivisto a libro ormai acquistato.
A un certo punto quindi ero in possesso di ben due copie, ho sempre prestato i libri e sempre lo farò. In genere ritornano, quelle due copie di Neve non hanno mai più fatto ritorno.
In internet ormai si trova di tutto, così riuscivo ogni tanto a recuperare una frase, una citazione, un pensiero... ma ecco che per lo scorso Natale proprio Neve mi giunge per regalo da un'amica, sorpresa!
Il suo è stato un percorso travagliato, ma in un certo senso dopo parecchi anni il libro è tornato a casa!
Ed ecco una bella definizione di poeta:
"In verità, il poeta, il vero poeta, possiede l'arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un'opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l'ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all'altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell'immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola."

sabato 11 febbraio 2012

Wisława Szymborska

Ho scritto di lei già in passato, questa volta lo faccio per salutarla.
Ho appreso per caso domenica scorsa da Saviano, ospite della trasmissione di Fazio, che se n'è andata il 1° febbraio e sono rimasta lì in piedi davanti alla tv, dispiaciuta e commossa, ad ascoltare le bellissime parole di Saviano a lei dedicate.
Lascio anche il video, perché è davvero emozionante per come Saviano ha saputo descriverla e descrivere il suo fare poesia ed essere una grande, timida, discreta poetessa, io non ci riuscirei meglio:



Io la saluto a mio modo:

Nulla due volte

Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.


La poesia di cui Saviano legge solo l'ultimo verso è, invece, questa:
 
Ogni caso

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Entrambe queste poesie sono contenute nel suo volume Vista con granello di sabbia, edito da Adelphi, collana Biblioteca Adelphi.


E, purtroppo, insieme ad Alda Merini se n'è andata un'altra immensa e grande persona che, a sua insaputa, ha fatto e farà comunque parte a lungo della mia vita.

venerdì 25 novembre 2011

Sbirciatine filosofiche e letterarie...

Prima di mettermi sotto con una lezione di linguistica generale, la penultima!, ho dato una sbirciatina ai due libri appena arrivati... diciamo che, non leggendo più come prima e comprando libri forse anche più di prima proprio per sopperire alla  mancanza di lettura (sono entrata in un circolo vizioso!), alla fine mi sa tanto che mi sto garantendo letture per i prossimi venti anni!
A parte ciò, quando si apre un libro e da quella pagina particolare si viene accolti bene, si viene incuriositi, poi non è per nulla facile richiudere il tutto... mi sembra di fare un torto al libro stesso, richiudendolo come se nulla fosse e come se nulla mi avesse colpito, allora riporto almeno quello che ha catturato la mia attenzione e che, magari, incuriosirà anche altri.

Cento poesie d'amore a Ladyhawk di Mari Michele è da parecchio che avevo idea di comprarlo, ma - idea mia del tutto personale e contestabile - per ogni cosa c'è il suo tempo, e si vede che questo è quello di questa raccolta di poesie, sempre che riesca a leggerle proprio in questo momento.

Aprendo a caso mi sono imbattuta in questa poesia:

Fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più.

Così i bambini giocano
a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi per la vita intera.


Aprendo a caso le pagine dell'altro acquisto di questi giorni - Amore zen di Anna Fata - m'imbatto invece in Schopenhauer e le sue famose parole sui porcospini che già conoscevo:

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo ad avvicinarsi, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

La poesia di Mari mi ha colpito molto, è malinconica, cruda e reale allo stesso tempo... la stessa realtà riesco poi a trovarla anche in Schopenhauer e tra le due diverse impostazioni c'è una certa analogia.

Ma, scavando scavando, la stessa analogia è ritrovabile anche in una striscia di Schulz:


Ed ecco che così si hanno le idee chiare e tutto torna!

domenica 13 novembre 2011

Moonlight Shadow

Di Banana Yoshimoto ho letto parecchio e, romanzo dopo romanzo, mi sono però allontanata sempre più. Trovo che abbia cambiato modo di scrivere, non riesco più a ritrovare nella sua scrittura quella capacità descrittiva e abilità di rendere ogni cosa alla perfezione.
Per carità, il cambiamento è inevitabile (gli anni sono passati anche per lei), sono io ad essere un po' nostalgica forse.
Ritengo che Kitchen sia il suo capolavoro, il suo primo romanzo... in realtà composto da tre romanzi brevi, il già citato Kitchen, Plenilunio e Moonlight Shadow, quest'ultimo il suo livello di scrittura da me preferito e, cosa insolita per noi, il suo primissimo romanzo breve scritto come tesi di laurea.
Comunque, in attesa che la scrittura della Yoshimoto torni ad essere quella di un tempo (ovviamente secondo il mio personalissimo gusto!) l'incipit di Kitchen merita ed è diventato famoso nel tempo, e a ragione aggiungere:

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.
Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.”

domenica 16 ottobre 2011

Haiku "famosi"...

Matsuo Bashō [1644-1694]:

Inizio d'autunno:  
nel mare e nei campi
un verde solo.

hatsuaki ya
umi mo aota no
hito midori
_____________________________
Non un grano di polvere
  a turbare il chiarore
del crisantemo bianco.

shiragiku no
 me ni tatete miru
chiri mo nashi
_____________________________

L'ombra di una vecchia
che piange sola,
la luna per compagna.

omokage ya
oba hitori naku
tsuki no tomo

Naito Jōsō [1662-1704]:

Fredda più della neve
è sui capelli bianchi
in inverno la luna.

yuki yori mo
samushi shiraga ni
fuyu no tsuki

Kobayashi Issa [1763-1828]:

In questo mondo,
frenesia anche nella vita
della farfalla.

yo no naka ya
chō no kurashi mo
isogashiki

Miura Chora [1729-1780]:

In questo giorno
che tramonta
sono caduti i fiori di ciliegio.

sakura chiru
hisae yūbe to
nari ni keri

Questi haiku, e tantissimi altri, sono contenuti in una raccolta Oscar Mondadori, Haiku - Il fiore della poesia giapponese da Bashō all'Ottocento...
Buona domenica!