Pagine

venerdì 3 agosto 2012

Vite parallele...

«Ogni tanto Mathilde sogna un uomo al quale chiedere: puoi amarmi? Con tutta la fatica di vivere che si porta dietro, la forza e la fragilità. Un uomo che conosca la vertigine, la paura, la gioia. Che non abbia paura delle lacrime dietro il suo sorriso né del suo sorriso fra le lacrime. Un uomo che sappia.
Ma le persone disperate non s'incontrano. Al cinema, forse. Nella vita vera si incrociano, si sfiorano, si urtano. Il più delle volte si respingono, come i poli identici di due calamite. Lo sa da molto tempo.»

Scelgo i libri per l'immagine in copertina, per la quarta di copertina, per il titolo, per l'autore... questa è la prima volta che lo scelgo per una citazione trovata su Anobii, per caso.
Sono attratta magneticamente da storie di vite che si sfiorano soltanto, s'incrociano, si guardano, ma non s'incastrano e a questa citazione non credo resisterò... la mia lista dei desideri è infinita, ma ci sarà tempo anche per questo libro di Delphine de Vigan, Le ore sotterranee. Alla fine, a parte l'argomento che ha catturato la mia attenzione, il libro è molto altro, nel senso che denuncia il vissuto di molte persone che subiscono mobbing nell'ambiente di lavoro. Al momento non so altro, posso solo integrare il tutto con quanto si legge come presentazione:

Thibault ha quarant'anni, è single, fa il medico d'urgenza a Parigi, gira la città da un capo all'altro per visitare pazienti malati, in fondo, nient'altro che di solitudine. La sua vita è così, "una vista panoramica sull'entità del disastro". E all'alba del 20 maggio ha appena lasciato la donna con cui stava, senza sapere bene perché. Forse solo per la paura di perderla. Comunque l'ha fatto. Anche Mathilde ha quarant'anni. Rimasta sola con tre figli, si occupa di marketing in una multinazionale. Da qualche tempo ha perso il sonno perché qualcuno ha deciso che è incompatibile con le strategie dell'azienda e la sta mettendo fuori con sottile, implacabile violenza. Ha delle colpe? O non è forse che l'azienda si è trasformata "in un luogo di abuso, di tradimento e mediocrità"? Certo è che Mathilde al fondo non vuole cedere. Comunque deve fare qualcosa. E lo farà. Anche per lei il 20 maggio è una data fatidica. Mathilde e Thibault non si conoscono, ma condividono molte cose: quell'improvviso vuoto interiore, quella certezza di aver perso e di non aver più niente da perdere, quella voglia di non umiliarsi ulteriormente. E la sensazione che stia per succedere qualcosa, il sogno di un amore, di una persona "che non abbia paura delle lacrime dietro il sorriso, né del sorriso tra le lacrime". In una Parigi che opprime con le sue finzioni e con l'illusione di una facile promiscuità, Mathilde e Thibault in quel 20 maggio fatalmente si incrociano, si sfiorano, si guardano.

Nessun commento:

Posta un commento