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sabato 28 aprile 2012

I più amano per perdersi...

Ho letto e leggo ancora molto anche di Hermann Hesse, mi sono spesso trovata in sintonia con lui e con alcune sue visioni del mondo, per non parlare di descrizioni e d'immagini, come questa:

C'era un innamorato che amava senza speranza.
Si ritirò del tutto nella propria anima e gli parve che il fuoco d'amore l'avrebbe consumato.
Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l'arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva e lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore avrebbe bruciato in lui ogni altra cosa, e l'amore divenne potente e tirò e tirò, e la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a sé. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì che aveva attirato a sé tutto il mondo perduto. Era davanti a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva incontro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio.
E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo intero, e ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima.
Aveva amato e amando aveva trovato se stesso.
Ma i più amano per perdersi.

Detto anche in altri termini e visto il tutto secondo un altro punto di vista, forse meno poetico, ma altrettanto vero:

domenica 22 aprile 2012

Non tutto si coltiva...


Questo è un argomento, insieme a tanti altri correlati, che mi sta molto a cuore, per questo segnalo lo spot realizzato per la campagna di sensibilizzazione per la terapia del dolore promossa da Age.na.s.:


domenica 15 aprile 2012

Giorno di pioggia

Giorno di pioggia
di Henry Wadsworth Longfellow

La giornata è fredda, e scura, e cupa
piove
e il vento non è mai stanco.
La vite si aggrappa ancora al muro in rovina,
ma ad ogni raffica le foglie morte cadono, e i giorni sono scuri e cupi.
La mia vita è fredda e scura e cupa;
piove
e il vento non è mai stanco;
i miei pensieri si aggrappano ancora al passato in rovina,
ma le speranze della gioventù cadono fitte nell’esplosione,
e i giorni sono scuri e cupi.
Fermati, cuore triste!
E smettila di lamentarti;
dietro le nuvole il sole sta ancora splendendo.
Il tuo destino è il destino comune di tutti
Nella vita di ognuno di noi deve cadere un pò di pioggia.
Alcuni giorni devono essere scuri e cupi.

Questa è proprio la poesia che oggi s'intona bene a questa strana giornata... fredda, cupa, con la pioggia e il vento e un po' di malinconia e tante, troppe domande.
La speranza è l'unico elemento variabile, va e viene.

domenica 8 aprile 2012

Significati...

Mi sono alzata da poco, sto ancora facendo colazione... eppure mi appresto a compiere un'impresa, definibile come "quasi impossibile".
Questo post è dedicato in particolar modo a chi, come me, è sempre a caccia di risposte, di qualsiasi tipo...
Con un semplice Haiku credo di dare le due risposte corrispondenti a queste domande:
1. che cos'è un haiku;
2. che cos'è l'amore.
In questi giorni ho avuto la fortuna di leggere due raccolte di Haiku dell'amico Oscar Luparia, la prima dal titolo L'attimo che resta e la seconda dal titolo Volta la pagina, entrambe ricche di significati, d'immagini, profonde e, soprattutto, in linea con il pensiero che sta alla base di un Haiku.
All'interno della seconda raccolta, ho trovato questo haiku:
un brutto sogno
ma se allungo la mano
trovo la tua
A chi spesso, sempre più spesso, mi chiede cosa mai sia questo Haiku misterioso, ecco la risposta:
tre versi, che racchiudono, abbracciano, accolgono anche concetti universali, sintetizzati al massimo ma resi perfetti grazie alla scelta della parola giusta, tre versi che descrivono un istante, anche un semplice respiro.
Oppure, come si legge nell'introduzione alla seconda raccolta di Oscar, l'Haiku può anche lanciare «l'invito all'esplorazione e alla scoperta, a essere sempre sanamente curiosi, come può esserlo un gatto o un bambino, nei confronti sia della natura e del mondo, sia di tutte le pagine del proprio personale "libro"».
Che cosa sia l'amore è una domanda che, invece, rivolgo spesso a me stessa:
e la risposta credo che sia tutta racchiusa in quei tre versi appena, è stata la prima associazione che ho fatto, il primo pensiero dopo aver letto quell'Haiku, di certo è quello che io intendo per amore. Grazie mille ad Oscar...
Buona Pasqua!

domenica 1 aprile 2012

Frammenti di un discorso amoroso...

Per l'esame di Letterature comparate, per la parte monografica, devo preparare anche il libro più famoso di Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso.
L'avevo già da un po' in lista, nella mia personale lista infinita di future letture, quindi quale occasione migliore visto che è pure un obbligo?
A prima vista, solo sfogliandolo, appare subito come un libro strano, un libro diverso...
Occorre di certo una premessa: Barthes è stato un semiologo, uno tra gli esponenti di quella disciplina, la semiotica appunto, che studia i segni, intesi come qualcosa che rimandano a qualcos'altro e che hanno la funzione di comunicare.
Ed è così che il libro è strutturato, per segni, per "figure" come le chiama lo stesso Barthes.
Il libro può essere letto in maniera del tutto casuale e disordinata. L'autore ha diviso il discorso amoroso, quello cioè che fa l'innamorato, il soggetto amoroso, che procede per parole chiave e non quello che è l'amore in generale, in più figure ordinate alfabeticamente.
Quindi s'inizia con la parola "appagamento", "assenza", "catastrofe", per procedere con le parole "nascondere", "magia", "rimpianto" ecc... e analizza tutte queste figure che il soggetto amoroso crea nella sua condizione d'innamorato citando anche il Werther di Goethe, Platone, Lacan, Balzac, Nietzsche, Reik...
Per lasciare un esempio, la figura "connivenza" viene così analizzata:

Il soggetto s'immagina di stare parlando dell'essere amato con una persona rivale, e questa immagine, curiosamente fa nascere in lui un piacevole senso di complicità.
1. Colui/colei con cui io posso tranquillamente parlare dell'essere amato, è colui/colei che lo ama quanto me, come me: è il mio simmetrico, il mio rivale, il mio concorrente (la rivalità è una questione di posizione). Finalmente posso parlare dell'altro con chi se ne intende; si verifica una parità di sapere, un piacere d'inclusione; parlandone, l'oggetto non viene né estraniato né lacerato; egli resta interno al discorso duale, che anzi lo preserva. Io coincido con l'Immagine e al contempo con questo secondo specchio che riflette ciò che io sono (sul volto del rivale io leggo la mia paura, la mia gelosia). Lasciata da parte ogni forma di gelosia, si chiacchiera con trasporto intorno a questo assente la cui natura oggettiva è rafforzata da due sguardi convergenti: ci abbandoniamo a un'esperienza rigorosa, riuscita, dal momento che vi sono due osservatori e che le due osservazioni avvengono nelle medesime condizioni: l'oggetto viene provato: io scopro di avere ragione (di essere felice, di essere ferito, di essere ansioso). 
(Connivenza: conivere, significa al tempo stesso: essere indulgente, essere d'accordo, chiudere gli occhi).
2. Si arriva a questo paradosso: è lo stesso essere amato che, nella relazione a tre, risulta essere quasi di troppo. Ciò è evidente quando qualcosa c'impaccia. Quando lo stesso oggetto amato si lamenta del mio rivale, lo sminuisce, io non so come replicare; da una parte, è «nobile» non approfittare di una confidenza che mi può servire - che sembra «rafforzare» la mia posizione; e, dall'altra, sono prudente: so di essere nella stessa posizione del mio concorrente e che, di conseguenza, abolita ogni forma di psicologia, ogni valore, niente impedisce che anch'io diventi un giorno oggetto di denigramento. Altre volte, sono io stesso che faccio all'altro l'elogio del rivale (forse per sembrare «liberale»?), contro la qual cosa l'altro, stranamente (forse per lusingarmi?), protesta.
3. La gelosia è un'equazione a tre termini permutabili (indecidibili): si è sempre gelosi di due persone contemporaneamente: io sono geloso di chi amo e di chi lo ama. L'odiosamato (il «rivale») è anche amato da me: esso m'interessa, m'incuriosisce, mi affascina.

Indubbiamente è una lettura originale e particolare che consiglio, visto che bene o male tutti sono stati innamorati, magari lo sono e si spera lo saranno... buona domenica!