Ho terminato da pochi giorni la lettura di
«Molte vite, un solo amore» di
Brian Weiss, uno psichiatra che da decenni si occupa di ipnosi regressiva, diventato famoso in tutto il mondo raccontando - per dirla in termini riduttivi - delle «vite passate» dei suoi pazienti.

La prima personale considerazione riguarda la sfera personale di ognuno circa il credere o meno a questa possibilità, ovvero alla probabilità dell'esistenza di vite passate e ulteriori vite future. Non penso sia opportuno entrare nel merito della questione, tipo discussione da bar... io stessa per ora sto leggiucchiando e indagando su tutto ciò (visto che sto approfondendo anche astrologia karmica e le due tematiche sono ovviamente collegate), ricavandone molto dal punto di vista spirituale certamente, e aggiungendo interrogativi su interrogativi a quelle che sono le domande comuni di tutti noi a proposito del nostro essere, ed anche eventuale non essere. Non a caso il prossimo libro in pila sul mio comodino è «Una brevissima introduzione alla filosofia» di Nagel Thomas.
La seconda considerazione, sempre personale, riguarda invece l’autore stesso del libro.
Brian Weiss, da affermato medico psichiatra americano, quando ha scritto il suo primo libro sull’argomento ha, secondo me, rischiato grosso perché faceva pur sempre parte, e ne fa tuttora, di un mondo di scienziati poco propensi ad accogliere tesi di questo tipo e soprattutto, in genere, poco inclini alla ricerca occulta; lui stesso infatti si diceva scettico sull’argomento.
Ma se da una parte ha reso fruibile a molti l’accesso a tematiche così profonde e importanti (una parte del suo successo credo sia proprio dovuto a ciò e gli deve per questo essere riconosciuto), dall’altro la commercializzazione la vedo pericolosa e con poco senso, e anche con poco collegamento tra il dire e poi il fare.
Non in questo libro che ho letto, ma in un altro suo libro c’è allegato un cd per “provare” da soli a casa in tutta tranquillità una seduta di ipnosi regressiva che, per chi non ne conoscesse le caratteristiche, è comunque una seria tecnica psicoterapeutica sconsigliata però a persone che presentano particolari disturbi, in quanto se non eseguita da uno psicologo psicoterapeuta competente, previa analisi e una accurata diagnosi preventiva del quadro clinico di ogni individuo, potrebbe aggravare uno stato di salute mentale già delicato o creare comunque scompensi gravi.
Questa tecnica fa accedere alla parte più profonda di noi, permettendo la rievocazione di eventi molto traumatici, e a quella parte contenente ricordi di un eventuale passaggio attraverso vite passate.
Chiusa questa lunga parentesi circa la commercializzazione selvaggia di alcuni contenuti o tecniche serie e importanti che mi vede contraria, «Molte vite, un solo amore» (che non ha il cd!) è un libro interessante di cui ne consiglio la lettura.
Le storie dei pazienti è evidente siano romanzate, arricchite ecc… e questa almeno è stata la mia impressione leggendolo e a volte, sono sincera!, ho trovato pedanti i continui interventi di Weiss per sottolineare, evidenziare e marcare determinati concetti oppure la ripetizione degli stessi.
La storia cardine di questo libro è quella di Elizabeth e Pedro, sconosciuti nella vita attuale ma anime compagne in una vita passata.
Elizabeth, come si legge nella quarta di copertina, è reduce da un amore sbagliato e avviata sulla strada della depressione. Pedro è un ricco giovanotto messicano segnato prima dalla morte del fratello e poi da un’indecisa relazione con una donna sposata.
Il dottor Weiss per primo si accorgerà, attraverso quanto emerge dalle sedute con i suoi due pazienti, di aver di fronte due anime gemelle che hanno vissuto in uno stesso periodo passato e che, pur frequentando il suo studio, non si sono ancora incontrati nella vita attuale, fino a quando…
...
Ahah, se no vi rovino semmai la lettura!
Una parte molto bella del libro sta per me alle pagine 189, 190 e 191.
Personalmente, ma questo lo pensavo già prima di leggere questo libro avendo approfondito un po' astrologia karmica, credo di aver vissuto un amore chiamiamolo del passato o karmico (ho provato alla prima vista quelle sensazioni tipiche di questo tipo d’incontri, seppur la storia sia stata breve breve) e di non aver avuto invece il coraggio per viverne un altro (stesse sensazioni di familiarità di cui sopra, ma avvertite da me come troppo forti e tenute per questo a distanza…).
Per uno sono stata quindi scansata, aggirata [come si legge nel libro: «Un'anima gemella disponibile, ma come sopita, può essere un disastro, e causarvi grande angoscia. Questo torpore si verifica quando l'individuo non vede con chiarezza la vita, quando non si rende conto dei molti livelli dell'esistenza»...] e per un altro ho scansato io [sempre dal libro: «La mente ha pronta tutta una sfilza di scuse: sono troppo giovane, non ha abbastanza esperienza, non sono ancora pronto per prendere impegni, tu sei di una religione differente (oppure di diversa razza, o di diverso stato sociale, livello intellettuale, e così via). Sono tutte scuse, perché le anime non posseggono e non hanno bisogno di alcuno di questi attributi.»].
Per ora sono pari!
In questa bella poesia di Dante Gabriele Rossetti è possibile ritrovare un po' tutte queste tematiche:
«Fui già qui un tempo,
ma quando e come non so;
conosco quell'erba oltre la soglia,
la fragranza che penetra dolce,
il sospirato suono, i luccichii alla riva.
Mi sei appartenuta già –
quanto tempo fa, non so:
ma, quando la rondine s'alzò,
si volse il tuo collo al punto
ch'un velo cadde, – che sempre lo seppi.»