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lunedì 25 ottobre 2010

Giove non mi piace...

Proprio così, Giove non mi piace granché... è il quinto pianeta del sistema solare e il più grande per dimensioni, è legato a Zeus, re dell'Olimpo, ed era conosciuto anche nell'antichità poiché dopo il Sole, la Luna e Venere è il pianeta più luminoso e quindi visibile fin da allora, nonostante ciò non mi piace lo stesso!
In astrologia è inteso da molti come il porta fortuna per eccellenza, come il pianeta della sorte benevola, dei regali, delle occasioni inaspettate. Io non sono d'accordo con questa visione.
Giove per me è il 'dilatatore' per eccellenza, anche quindi delle situazioni negative e pesanti, a volte è pura megalomania, superbia e altre qualità di questo tipo.
In questa sua veste distorta viene spesso sopravvalutato e poco capito, gli vengono spesso attribuite funzioni da protettore senza tenere conto, come sempre, che un buon Giove nel tema di chi non lo sa gestire a mio avviso è peggio di un Saturno mal messo, il tanto temuto Saturno, cacciato dall'Olimpo proprio da suo figlio Giove, per questo esiste da sempre la distinzione tra Giove, pianeta benefico, e Saturno, pianeta malefico.
Il mio invito è quello di studiarlo in transito, più che nel solo tema natale. Durante un transito si arriva secondo me a capire la sua vera natura, cioè quella di colui che dilata, amplifica, allarga, amplia e questo ovviamente nel bene, ma anche nel male.
Io lo sto notando parecchio ora che mi transita in 4a casa, ovunque si legge che apporta armonia familiare, serenità in ambito domestico e tra le mura di casa, che i problemi familiari e domestici sotto questo transito si risolvono oppure, a mio avviso e per mia esperienza contraria alla regola del buon pianeta, si amplificano tanto da diventare quasi ingestibili.

mercoledì 13 ottobre 2010

Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l’immago a me sì cara vieni

o Sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,



e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all’universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.



Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme



delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
 
(Ugo Foscolo - Sonetti - Alla sera)

Mi ha sempre trasmesso una forte sensazione d'impotenza e quel reo tempo che passa e si porta via tutto è a volte tanto, troppo, inquietante...

martedì 5 ottobre 2010

A Léon Werth, una delle tante dediche...

Quando prendo in mano un libro è come se ogni volta entrassi in un altro mondo, fatto di pensieri, parole, emozioni e anche persone e storie tutte da scoprire.
La mia piacevolissima scoperta parte sempre dalla copertina, per poi soffermarmi a riflettere sulla dedica fino a inoltrarmi nella storia e nella lettura vera e propria.
Così è stato anche per "Questo amore" di Cotroneo Roberto, l'ultimo bel libro che ho letto e che consiglio per la sua delicatezza e intensità.
Le dediche a inizio libro, di questo però volevo scrivere, che bello ogni volta leggerle... immagino lo stato d'animo dello scrittore nella scelta della persona, delle parole e della dedica stessa, è come se fosse una specie di altro mondo parallelo, un mondo a parte, reale oppure no.
Quella a inizio libro di Cotroneo merita, a mio avviso, una segnalazione:

A Federica,
a Rue St-André des Arts
felice di tutte quelle peonie

oltre ad anticipare di certo tutta la delicatezza che caratterizzerà l'intera storia, è come se in tre righe ne raccontasse un'altra.

Un'altra famosa dedica è quella di Antoine de Saint-Exupery all'inizio del suo Il piccolo principe:

A Léon Werth

Chiedo scusa ai bambini d’aver dedicato questo libro a un adulto.
Ma ho un serio motivo: questo adulto è il miglior amico che io abbia al mondo.
E ho anche un altro motivo: questo adulto può capire tutto, perfino i libri per bambini.
Ho anche un terzo motivo: questo adulto abita una parte di Francia dove c’è fame e freddo.
Se questi pretesti non sono sufficienti, voglio allora dedicarlo al bambino che fu, un tempo, questo adulto.
Tutti gli adulti sono stati bambini.
(Ma pochi se ne ricordano).

Correggo dunque la mia dedica:

A Léon Werth
quando era bambino.

Bella e particolare, lo penso ogni volta che mi capita di rileggerla.

C'è chi è solito regalare un libro e completarlo con una personale dedica, ecco... questo a me non riesce mai, ma ricordo con un sorriso misto a malinconia la dedica più bella che ho ricevuto, su quel libro regalatomi e non ancora letto (Questa storia di Baricco), forse per paura che la lettura e la storia potessero rovinarmi la dedica:

un ricordo bagnato da tanta pioggia
ma che scorrerà per sempre
nella nostra memoria
con affetto
                xxxxxxx

Insomma, per l'ennesima volta salta fuori che un libro è tanto tanto tanto altro... e molto di più.