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martedì 17 aprile 2018

Funambolismi

L'amore è l'arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare.  
Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere.
tratto da Neve di Maxence Fermine

giovedì 29 giugno 2017

Radici

L'anno scorso quest'anno
una persona mette radici
come una camelia.

#haiku Takahama Kyoshi (1874-1959)

lunedì 9 settembre 2013

E allora boh...

Oggi posso finalmente dire di aver portato a termine un percorso e lo scrivo qui perché proprio in queste pagine virtuali esternai i miei dubbi a riguardo, ebbene sì: la mia tesi è in stampa. 
Resta l'attesa per la data della discussione a novembre, ma il grosso è fatto e io dopo circa due anni sono di nuovo "libera", la beffa vuole che attualmente io sia pure disoccupata, ma principalmente di nuovo libera di fare o non fare, di uscire o non uscire, senza più avere come priorità lo studio e gli esami.
In questi giorni, o anche quando avevo finito a maggio gli esami, mi è stata posta spesso questa domanda:
«e ora cosa diventi, cosa sei?»
Mi fa sorridere, pur capendone il significato e rispondendo a tono, ma qualche volta a qualcuno ho semplicemente risposto:
«divento un po' più me stessa, semplicemente.»
Pare non essere una risposta accettabile, dott.ssa di lettere di primo livello indirizzo moderno sarebbe suonato meglio, così se già le stesse persone avevano strabuzzato gli occhi alla notizia della ripresa degli studi nonostante lavorassi da più di dieci anni, di fronte a questa risposta credo abbiano definitivamente perso ogni speranza di capire.
Eppure, almeno per me, non c'è nulla di così difficile da capire, tutto quello che ho fatto e tutte le strade che ho percorso hanno tutte avuto come meta sempre la stessa cosa: conoscermi di più, capirmi, realizzare un desiderio e allinearmi con quello che sono veramente. 
Perché è una risposta così difficile da accettare? 
Forse c'è che oggi contano sempre più le etichette, i titoli, l'immagine rispetto a ciò che si è realmente. Questo è il tempo dei social network, dove se non posti l'ecografia di tuo figlio o le foto del fidanzamento vuol dire che sei una persona "asociale", una che non vuole condividere, è proprio così e in tal senso credo di essere così. Resto dell'idea che sono ancora tante le cose, come l'intimità e la privacy, che andrebbero tutelate, a partire da se stessi.
Ovviamente è solo una mia opinione, magari col tempo cadrò anch'io in questa rete, ma non credo, vista la voglia di chiudere così anche queste pagine, non avendo poi più molto da dire né la voglia di farlo. Sono periodi, ogni cosa ha il suo e questa specie di blog forse ha vissuto il suo tempo.
«Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni», lo diceva Eleanor Roosevelt ed è la frase che apre la mia tesi.
Forse i post finiranno qui (una bella e insolita coincidenza vuole che siano proprio 186 come le pagine della mia tesi), forse no, non amo struggenti addii o saluti né cancellare il tempo, le parole e gli scritti, del resto chi passa di qui passa pure per la mia mail, quindi... ora è semplicemente così.
E allora boh!!!

lunedì 12 agosto 2013

Un tweet

Il tempo quando non è ancora il tempo.
L'amore prima che sia amore.
Il destino quando inventa il tempo e scrive l'amore.
E spesso le cose si capiscono in lampi improvvisi.
Tenuti assieme da una collana fatta di silenzi alternati.
I lampi sono perle tutte diverse.

(da Tweet di un discorso amoroso - Roberto Cotroneo)

sabato 30 marzo 2013

Piccole verità

Non è importante se le persone,
alla fine,
non riescono a trovarsi.
Non tradirsi,
quello è importante.

{A. Baricco - Questa storia}

domenica 3 febbraio 2013

Il mondo in un minuto

Una bella iniziativa del quotidiano on-line la Repubblica... per chi ama la fotografia, non ama le distanze (soprattutto quelle umane), si sente parte di questo mondo, delle sue bellezze e dei suoi drammi, è un bell'appuntamento quotidiano da non perdere, un modo per descrivere e vivere una giornata attraverso 10 immagini scelte, le più rappresentative.
Si scopre davvero il mondo, quello che non ci appartiene, quello che ci stupisce, quello che ci commuove, quello che temiamo, quello che ci spaventa e ci fa paura, annullando ogni forma di distanza immaginabile, sia fisica che mentale nonché umana.

Eccone un esempio:




ho scelto il video delle fotografie relative alla giornata del 29 gennaio perché mi hanno particolarmente colpito due bellissimi occhi spaventati, curiosi e innocenti allo stesso tempo.

mercoledì 16 gennaio 2013

Leggende astrologiche

Eh sì, ovvio, anche l'astrologia è piena zeppa di leggende metropolitane...
Esempi?

Ce ne sono un'infinità.
In questo post mi limiterò a uno in particolare che sto avendo modo di vivere personalmente, il fantastico e super fortunato transito di Giove, attualmente in stazionamento nella mia 7a casa (quella delle associazioni, dei rapporti con gli altri, allargando il campo a unioni e matrimoni) congiunto a se stesso (ritorna quindi nella sua posizione natale dopo 12 anni) e alla Luna (un elemento che nel mio caso forma parecchi aspetti con il resto del tema natale).
Sarà capitato a tutti di leggere quanto fortunato sia un transito del buono dello zodiaco su un pianeta personale (ne sapranno qualcosa i Gemelli, a cui magari tutto va storto... eppure hanno Giove congiunto al Sole! ^__^), e così sempre viene presentato, soprattutto negli oroscopi relativi al proprio segno solare e, a furia di leggere di fortuna e di sfortuna regalate così a peso, sinceramente mi sono scocciata.

Tutto ciò però, oltre a essere una generalizzazione bella e buona, credo sia proprio una sorta di leggenda.

Un transito o un passaggio importante di un pianeta in un segno non vale comunque per tutti, per ogni tema natale, per tutte le persone, per ogni tipo di esperienza.
La prima informazione che ho cercato di tenere a mente quando ho studiato il buon Giove è il suo essere un amplificatore, un'energia espansiva, nel bene e nel male, più che un buono, un magnanimo, un generoso ecc... e, vedendolo come un semplice amplificatore (di emozioni, di situazioni già in bilico, di problemi, di momenti brutti, di momenti belli, di momenti confusi), riesco a capire meglio i suoi transiti e soprattutto il perché tante volte non è per nulla apportatore di quella fortuna che si legge caratterizzarlo.

Tutto ciò vale anche al contrario per il cattivo numero uno dello zodiaco, ovvero per il transito del famoso Saturno contro (come a dire che quando è congiunto è meno contro!!), perché non fa male a tutti e a tutto ciò che sfiora e allo stesso identico modo, altra leggenda.

Perché questa considerazione?
Per un concretissimo dato di fatto, ovvero che con Saturno (congiunto al mio Sole) avevo trovato il mio attuale lavoro ultradecennale (pur se inserito in un periodo difficile e proprio bruttino, dove Saturno ha dato secondo me comunque la sua impronta e il suo colore al lavoro in sé, per i sacrifici richiesti in questi anni, per il surplus di lavoro stesso senza in rapporto un vero ritorno economico, per le limitazioni quando in altri luoghi si osservavano regolarmente ponti, festività ecc...) e con Giove che fa aspetti positivi in giro per il mio tema natale lo sto perdendo, preparandomi a incrementare il già vasto numero di disoccupati e a breve (ma quanto breve sarà tutto da vedere) con laurea (giusto per rispecchiare appieno la figura del disoccupato doc italiano).

Qualcuno potrebbe osservare che Giove, nel mio caso, semplicemente porta a compimento quanto intrapreso 12 anni fa, visto che si tratta di un transito di ritorno nella sua posizione natale ed è corretto, nulla da contestare... così come il fatto che la "fortuna" potrebbe stare proprio nel perdere l'attuale lavoro e nell'intraprendere un nuovo percorso, anche qui nulla da ribattere e, anzi, se devo dirla tutta credo anch'io sarà così.


Se proprio vogliamo poi, forse il suo transito ha più effetto sul modo sereno con cui sto cercando di vivere questo cambiamento, atteggiamento non proprio scontato visto che capita in un momento di certo non semplice di suo per via dell'università con i 5 esami da superare, con le relative spese ancora da sostenere e la necessità prettamente fisica e materiale di avere tempo in cui inserire sia lo studio che la ricerca del nuovo lavoro.

L'esempio, molto generalizzato di proposito perché non c'è mai solo un Giove, un Saturno o un Marte di transito ma concorrono a determinare una situazione un vasto numero di altri fattori, vuole solo dimostrare - ancora una volta - che nulla è positivo in assoluto e a prescidere (l'esempio di Giove), così come nulla lo è in negativo e in modo distruttivo (il caso di Saturno).

Quindi, nell'analisi a primo impatto di questa situazione, volendo applicare tutte le generalizzazioni proprie di alcuni tipi di astrologia avrei dovuto vivere uno dei periodi più fortunati del periodo, invece secondo me - considerazioni precedenti a parte circa il cambiamento in sé - nell'immediato e per il momento storico e sociale che stiamo vivendo non c'è da vederci nulla di positivo nel ritrovarmi a breve disoccupata... continuando però a smontare queste generalizzazioni e avendo toccato con mano che tali sono, se tanto mi dà tanto, allo stesso modo non si devono vedere con un piede già nella fossa i tanti Toro (me compresa) che stanno vivendo o si ritroveranno ad avere il temutissimo Saturno contro, come letto sicuramente ovunque!, oppure i Sagittario che questo Giove ce l'hanno in opposizione.

Con questo non voglio certo far passare un transito di Saturno come una passeggiata, perché assolutamente non lo è, durante i suoi passaggi nulla passa inosservato e i periodi caratterizzati dai suoi transiti si sentono, però non credo sia corretto nemmeno far sempre ben sperare in un transito di Giove che, se non arriverà all'esempio estremo e contrario alla sua natura che ho descritto, potrebbe benissimo passare del tutto ignorato, senza far piovere dal cielo tutto quello che, indubbiamente per colpa delle personali aspettative, ci si aspetta sempre e comunque durante i suoi transiti.

Quindi, anche per questo 2013 iniziato in un clima di totale incertezza per quel che mi riguarda, bonariamente rinnovo l'iscrizione al club «salviamo Saturno» e abbasso invece Giove...

Riprendendo, per chiudere, il discorso in modo serio aggiungo solo che ogni transito ha qualcosa di più profondo da segnalare e portare a galla in un determinato momento della nostra vita, esternazioni materiali, concrete e reali a parte, solo che non è sempre facile scendere così in profondità, entrare in contatto con la parte più vera di noi stessi e darle ascolto per dare voce a quelle che sono le nostre vere ispirazioni, una meta tutt'altro che facile da raggiungere, con o senza astrologia.

domenica 30 dicembre 2012

BUON 2013!

Mancano poche ore alla fine del 2012, per me è stato un anno importante, molto impegnativo, bello direi che è un'altra cosa, ma non mi lamento va.
Il 2013 si presenta in modo ambiguo, ma in genere si tirano le somme dalla metà anno in avanti, per chi è abituato a farlo, io invece lo valuto solo ad anno finito quindi cerco di accoglierlo positivamente e auguro a tutti di fare e di aver modo di fare altrettanto.
Ovviamente non possono mancare gli auguri "alla Charlie Brown"!
E allora, buon 2013 a tutti e che sia esattamente come lo vorreste, con le persone che amate accanto e, soprattutto, senza dolore... che va bene che fa crescere ma si cresce benissimo anche restando sereni e, perché no, felici.

visto che il 2012 non è scaduto, secondo me si fa ancora in tempo...

il riposo è importante, tra un oggi e un domani spero di recuperare tempo a sufficienza per dedicarmi a questa nobile attività...


sabato 8 dicembre 2012

Come la punta sbilenca di un albero di Natale...

È sempre storta, sembra stare su ben posizionata, svettare in alto... poi ti giri e pende già in un verso o nell'altro.
Sicuramente banale il riferimento all'attuale periodo {non solo mio} e alla direzione che sta prendendo il nostro paese e al ritorno alla mente delle parole di Luigi Meneghello (16-feb-1922/26-giu-2007):

«Vorrei vedere la gente fremere d’amore intellettuale di Dio, lavorare con piacere, fabbricare giocattoli appassionanti, sciare ardita sulle coste dei monti, nuotare a farfalla lungo le coste dei mari; sentirla cantare inni di elementare grazia e potenza, avendo per inno nazionale un "Inno alla mortalità" in cui si esprimesse la rassegnazione a questo sgradevole aspetto della vita, e la contentezza di potere intanto produrre affetti e odi sereni, begli edifici, dolci macchine lisce come l’olio, istituti severi e soavi, e quell’onestà nel fare e non fare che (quando c’è) cancella la paura e perfino il rimpianto di non sopravvivere per sempre».

domenica 9 settembre 2012

Domenica...

La domenica rallento un po', mi capita però di correre molto mentalmente. Ferma evidentemente non ci so stare, a riguardo pare sia per l'aspetto del mio Mercurio di nascita con Urano (pure disarmonico).
Fatto sta che stamattina, durante la mia colazione lenta, ho riletto vecchi post astrologici, in cui mi dilettavo a capire, smontare, rimontare a mio modo digressioni astrologiche tra il serio e il fantasioso (così mi sono apparse stamattina, forse a seguito di qualche esperienza in merito in più), soprattutto riguardo sinastrie di coppia.
E nel forno c'era sempre una torta, la domenica era un po' dedicata a queste due attività: astrologia con dolce.
Da un anno e mezzo a questa parte molto è cambiato, la domenica studio... oggi mi tocca storia moderna, per l'esame di fine settembre mi attendono al varco 4 secoli di storia da memorizzare al meglio, ma le date soprattutto non sono il mio forte, ed ecco una punta di nostalgia (però, e per fortuna, l'entusiasmo e la testardaggine nel raggiungere la mia meta sono ancora altissimi!) per quelle domeniche libere, profumate di cannella o di cioccolato, a leggere di astrologia o libri, a scrivere haiku, a fotografare con passeggiata finale al lago e, perché no, con sosta ristoratrice da qualche parte... che spero ritorneranno presto, visto che la metà del percorso l'ho superata con gli ultimi esami sostenuti a giugno.
Insomma, buona domenica! 
Se a qualcuno oggi avanzasse un pezzetto di torta cancellerebbe al volo questa punta di nostalgia!!

mercoledì 15 agosto 2012

Un passo alla volta...

Col tempo ho imparato che caricarsi di doveri, di cose da fare, di cose a cui badare può anche uccidere... può ammazzare la voglia di fare, di sorridere, di pensare, di fare progetti e, in casi estremi estremi, anche la voglia di sognare.
Un passo alla volta è, invece, un buon compromesso tra il fare tutto quanto c'è da fare e continuare a respirare, senza sentirsi soffocare da obblighi, doveri e pensieri.
Ogni tanto poi, lo confesso, qualche fuga alla Linus la tento anche, ma poi ritorno comunque alla linea di partenza!

i 100 mt. alla Bolt!

lunedì 14 maggio 2012

L'amore approssimativo...

Queste due opere indubbiamente hanno un significato profondo, io però le vedo anche come una perfetta descrizione di un amore che si sta perdendo, dell'amore verso se stessi che viene meno, di conseguenza manca sempre più anche nei confronti del prossimo, non lo si riconosce più, non ci si fa più riconoscere, si fa fatica ad abbracciarlo, si fa fatica a riconoscerlo di nuovo questo amore...

Per me questo è l'amore approssimativo descritto da Magritte, nella sua opera Les amants del 1928:


E quest'altro è quello descritto da Giorgio De Chirico nella sua opera Ettore e Andromeca del 1917:


E, mi scoccia tremendamente dargli ragione, ma forse ha proprio detto bene Denis De Rougemont nel suo testo L'amore e l'occidente - Eros, morte e abbandono nella letteratura europea, quando ha scritto:

«... l'amore come tuttora viene vissuto nel nostro tipo di cultura, è un amore malato, è il disegno di un vuoto, anziché di un pieno; l'inseguimento di una Assenza (o di una Assente) anziché di una presenza. Perciò fatalmente si lega e si porta sulla donna che non si ha o su l'amore impossibile ...»

Perché questa riflessione? Perché finora ho sempre attribuito all'espressione "morire per amore" un significato simbolico, metaforico... però questo concetto sta cambiando, si sta trasformando in qualcosa di brutto, di troppo forte.

domenica 22 aprile 2012

Non tutto si coltiva...


Questo è un argomento, insieme a tanti altri correlati, che mi sta molto a cuore, per questo segnalo lo spot realizzato per la campagna di sensibilizzazione per la terapia del dolore promossa da Age.na.s.:


domenica 25 marzo 2012

Primavera e poesia

Impegnata con la sessione d'esami, settimana scorsa mi sono persa ben due eventi:
la giornata mondiale della poesia e l'inizio della primavera, entrambi del 21 marzo.

Per il primo evento, vedo di recuperare con pochi versi di una poetessa da poco scomparsa, Wisława Szymborska, che hanno un significato profondo seppur racchiuso in poche parole, in linea poi con la vita frenetica di questi tempi e con la perenne lotta con il tempo e con la sua mancanza:

La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per aggiungere qualcosa.

Per il secondo evento, oggi ho recuperato dedicandomi a piante e fiori, sotto un bel sole primaverile... buona primavera!

domenica 5 febbraio 2012

Panta rei

Lascio il risultato dell'esame di letteratura italiana al suo destino per proiettarmi verso uno dei prossimi *storia della filosofia* che, a sensazione e dopo aver seguito la prima lezione, non credo mi devasterà come il precedente.
Una sola lezione appunto ed ecco l'idea e la voglia di dedicare a questo nuovo mese quello che diceva Eraclito, più di duemila anni fa, ovvero che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume e che la mano immersa nelle sue acque non è mai bagnata dalla stessa identica acqua.
Da quello che finora ho appreso, l'espressione panta rhei os potamòs tradotto in tutto scorre come un fiume, ha in sé il tema del divenire, in contrapposizione a quello dell'essere, e il 'piccolo' frammento di verità secondo il quale l'uomo alla fine non può mai fare la stessa esperienza due volte, poiché ne cambiano i contorni, i presupposti e gli scenari per via del tempo trascorso e del mutamento interiore (considerazione attuale e moderna).
Lo dedico proprio a questo febbraio, perché mi piacerebbe provare a far scorrere tutto, senza controllo, senza pormi troppe domande e senza ritrovarmi nella solita condizione di chi ricerca qualcosa di non ben definito in qualsiasi momento, senza sosta alcuna, senza pace e soprattutto senza mai giungere alla fine della ricerca.
Lontano dalla nostra quotidianità, dalla frenesia dell'essere e del vivere di questo XXI secolo è ancora possibile ritrovare una sorta di saggezza del passato, fermarsi a pensare un attimo... anzi, no, smettere di pensare per un attimo solo con l'intento di provare a far scorrere tutto senza freni, un esperimento del come, del quando, del perché e di quel che viene e sarà.
In un certo senso mi piace anche l'idea di non essere sempre uguale un istante dopo l'altro, così come non lo è il tempo, il nostro rapporto con gli altri, la successione degli eventi ecc...

domenica 11 settembre 2011

Continuità...

Per caso ho letto questa massima che mi è piaciuta subito moltissimo:

C'è qualcuno seduto all'ombra oggi
perché qualcun altro ha piantato un albero
molto tempo fa.
[Warren Buffet]

per il senso di continuità che mi trasmette, di legami, di qualcosa che non finisce, di tempo e anche di rispetto verso le azioni altrui, oggi sempre più spesso mancante un po' ovunque e in ogni settore o ambito di vita...

domenica 12 giugno 2011

La cavalla storna...

Per fortuna la domenica è un po' così, vissuta con calma, lentamente (quando è possibile!) e nel cercare una poesia in internet mi sono imbattuta nella mitica, almeno per me, poesia di Pascoli scritta in seguito all'uccisione del padre.
Per me questa poesia ha una storia e la rileggo sempre con immenso piacere misto a delusione, forse la prima avuta in quest'ambito, nel lontano momento dell'esame di quinta elementare.
Tra tutte le poesie disponibili da imparare a memoria per l'esame io l'avevo scelta fra tutte, nessuno la voleva, a pochi piaceva per il triste argomento rispetto ad altre più allegre e solari... a me piaceva invece per la sua musicalità particolare, per la storia raccontata con tanta passione dalla maestra di allora. L'avevo scelta, studiata, recitata e fatta mia fino a quando una bambina che non riusciva a ingranare con la sua me la portò via.
Tanta fu la delusione che infatti non mi ricordo nemmeno quale fu per me la sostituzione!
Rileggendola ora, da adulta, mi piace molto il paragone, per nulla velato, della fedeltà di questa cavalla selvaggia alla codardia dell'uomo e provo ancora un'immensa soddisfazione quando arrivo alla fine e la cavalla nitrisce al nome pronunciato dalla madre come assassino del marito.

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora,
e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dài retta alla sua piccola mano.
Tu ch'hai nel cuore la marina brulla,
tu dài retta alla sua voce fanciulla".
La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte.
O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia..."
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dové pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole".
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbracciò su la criniera
"O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
A me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come".
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome... Sonò alto un nitrito.

Chissà quanto sarebbe contento Pascoli di sapere che a distanza di quasi 150 anni c'è ancora chi si emoziona nel rileggere - ricordandosela ancora a memoria! - una sua poesia e, forse, fra tante altre caratteristiche è proprio questo che rende un artista tale, insieme alla bellezza della sua creazione che non si perde nel tempo ma persiste.

lunedì 7 marzo 2011

Con la tremarella alle gambe...

...stamattina sono entrata in posta e ho spedito la mia domanda d'immatricolazione.
Per la triennale di Lettere, indirizzo moderno.
Questa scelta mi entusiasma e spaventa allo stesso tempo, sono contenta di averla presa ed essere finalmente uscita dal limbo decisionale in cui ero piombata da diverso tempo, sono contenta di aver scartato Economia, nonostante gli esami che mi avrebbero riconosciuto per la mia precedente esperienza abbandonata, sono contenta che per una volta abbia prevalso l'irrazionale, il sogno, al razionale e alla logica e a quello che ci si aspetta dal buon senso... ma non sempre dal proprio sentire personale e più profondo.
Questa scelta mi ha fatto anche riflettere sulla possibilità per una persona di essere tante cose assieme, resto comunque una persona con i piedi per terra che, di certo irrazionalmente, vuole almeno fare il tentativo di volare, per un po' e di sicuro con grande fatica senza poter conoscere a priori la riuscita o meno di questo volo.

giovedì 9 dicembre 2010

Dieci inverni

Una tazza di cioccolata fumante poggiata sul tavolino (non ancora vuota per il rischio ustione al palato!).
Un gatto che russa acciambellato in una scatola di cartone sotto il tavolo della cucina, né cesta né cuccia, proprio cartone; con una copertina sul fondo, che a lui piace così.
La neve che scende fitta a fiocchettoni tondi e pieni.
Un divano, un paio di cuscini per la schiena (il divano è stato l'unico pessimo acquisto tra i tanti fatti di corsa due anni fa, tanto che pure il mio micione non se lo fila), un morbidissimo plaid... e me, sotto il plaid.
Così, un pomeriggio di qualche week-end fa, ho visto per la prima volta Dieci inverni, film d'esordio del 2009 di Valerio Mieli (classe 1978).
Io vivrei di tè, è risaputo... ma quando devo affrontare film che hanno come tema principale l'amore, ovviamente se lo so in anticipo, ohi ohi ripiego sempre sulla cioccolata senza pensarci su nemmeno un secondo, molto più appagante e rassicurante, un po' anche come scusa.
Questo film non l'ho visto nemmeno pubblicizzare; probabilmente anche per il cinema vale quanto accade per i libri degli esordienti, ovvero restano nascoste perle che passano abbastanza inosservate. Solo la voglia di scoprire o il caso fortuito le portano alla luce.
Sono contentissima di questa scoperta, in tal senso sono stata fortunata.
Valerio Mieli ha esordito con questo film sia come regista che sceneggiatore, ricevendo diversi riconoscimenti, tra cui il David di Donatello 2010 per il miglior esordio e il Nastro d'argento come miglior opera prima.
Partendo dallo stesso Mieli che ha definito quest'opera come film "anti-colpo di fulmine", che dire di più?
Intanto che non sono sbiancata all'idea che questo film possa rappresentarmi, in quanto giovane donna. Tutte le altre volte che ho sentito un'affermazione simile, ho passato giorni interi a domandarmi se quella fuori dal mondo ero io o proprio loro, i giovani così tratteggiati... che però non mi rappresentavano neanche lontanamente.
Sarà che i due bravissimi attori protagonisti (gavetta teatrale), Isabella Ragonese e Michele Riondino, sono certamente carini, ma sono anche molto semplici, di una bellezza più naturale e semplice e non artificiosa e allora credo sia più facile immedesimarsi e vedersi raccontati da due ragazzi come loro, simili a come sono io e a come sono tanti altri della nostra età.
(precisazione: oggi io sarei rappresentata da loro come 'giovane' quando i due protagonisti arrivano alla fine del film, dove hanno pressoché la mia età attuale, non certo all'inizio dove sono ancora piccini, anche se proprio nel 1999, il primo dei dieci inverni della storia, anch'io mi aggiravo intorno all'età dei protagonisti... bella casualità!)
L'ho percepito come un film molto sincero, non ha chissà che pretese, la narrazione è semplice senza particolari esagerazioni o cliché, se proprio vogliamo una vera e solida storia nemmeno c'è, non ha però la presunzione di voler/poter dare delle risposte. Bello per come il giovane regista porta, attraverso dieci lunghi inverni, i due protagonisti ai trent'anni, passando attraverso quelle che sono le scelte più importanti e sentite, ma a volte anche le più assurde e sciocche.
Ho ritrovato al suo interno temi a me molto cari, come lo scorrere del tempo, il presentarsi delle coincidenze e non notarle, l'importanza di decidere e scegliere, il tema dell'attesa ecc... ho rivisto dei luoghi noti e una Venezia invernale, vista dal vivo a gennaio di quest'anno, quindi proprio in inverno, e a tal proposito va un plauso anche a Marco Onorato per la fotografia, per gli scorci di una Venezia per niente turistica, per gli ampi spazi, per gli angoli della vita quotidiana reale.
Non aspettatevi una pellicola impegnativa, difficile da capire per trama, intrecci, effetti speciali o cose simili. No, nulla di tutto questo. Aspettatevi, invece, 'solo' un'interpretazione secondo me reale, vera.
Piccola curiosità: solo successivamente al film è uscito il libro, che porta sempre lo stesso titolo, introdotto sempre dallo stesso Mieli con questa bella frase di Natalia Ginzburg: “Un giorno incontriamo la persona giusta. Restiamo indifferenti, perché non l'abbiamo riconosciuta”.
Un altro buon motivo per vedere questo film è la presenza di Vinicio Capossela, che nel film appare con una breve esecuzione dal vivo del suo brano Parla piano.
Chiudo con la parte finale della trama (non vorrei svelare troppo), leggibile per intero sul sito ufficiale del film, alcune citazioni simpatiche e l'invito a vederlo, prima che arrivi la primavera però, anche per cogliere il freddo (secondo me per nulla casuale in quanto legato ai sentimenti) che accompagna tutta la storia...

Dieci inverni è una storia d'amore, o meglio il prologo di una storia d'amore. Un prologo lungo dieci anni, raccontato per quadri: ogni inverno è una finestra aperta a curiosare nella vita di due persone che non si perdono mai del tutto e intanto crescono, segnate dal difficile e splendido ingresso nell'età adulta.

Silvestro: Io sono Silvestro.
Camilla: ...Camilla.
Silvestro: Camilla? Bel nome, Camilla!
Camilla: Davvero ti piace?
Silvestro: Beh, no. Dicevo così per dire!

Silvestro: Oh! Hai cambiato pettinatura?
Camilla: No, sono solo molto sporchi.

Camilla: Hai fatto una cazzata e devi chiedermi scusa!
Silvestro: T'ho già chiesto scusa!
Camilla: Ma scusa convinto!
Silvestro: Ok scusa convinto!

Non mi sembra però di aver scritto perché mi è piaciuto tanto, a parte quanto finora già detto.
Perché in amore mi capitano storie simili a questa
caratterizzate dal continuo rincorrersi senza trovarsi mai veramente
con persone che dall'altra parte probabilmente non mi riconoscono
per una sorta di paura di vivere l'amore
per paranoie, perdite di tempo e coincidenze simili, colte solo da una parte o del tutto mancate...
del resto sono storie che hanno per protagonisti dei fili invisibili, che non s'annodano e non si spezzano, ma restano continuamente sospesi nel tempo.
E, infine, mi è piaciuto tanto perché credo alla casualità, alle coincidenze, agli sgambetti del destino... però, bella contraddizione!, anche al fatto che nulla avvenga mai veramente per caso.

lunedì 30 agosto 2010

L'estate verso la fine...

Quest'estate è stata molto particolare, niente ferie, diversi impegni, doveri e responsabilità e parecchi controlli medici e accertamenti non ancora terminati.
Credo proprio che, più che negli altri mesi passati, nel mese di agosto io abbia mandato all'aria il mio proposito di settembre scorso: NO BAGGAGE, esclamavo convinta in quel vecchio post.
In realtà ho anche provato a depositare in terra pesanti valigioni, guardandomi intorno mi allontanavo lentamente ma subito qualcuno mi posava una mano sulla spalla e mi diceva: ehi, forse ti stai dimenticando di questa:

foto di Chema Madoz       

Provo nuovamente a rinnovare il mio proposito iniziando da questa mia ultima settimana di riposo, e al prossimo tocco sulla spalla stavolta inizio a correre e non mi volto più...