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venerdì 25 maggio 2012

Tesi sull'esistenza dell'amore...

"Se un libro non vi è piaciuto, abbandonatelo.
Se vi è piaciuto, abbandonatelo per farlo leggere a qualcun altro.
Se vi è piaciuto così tanto, ricompratelo."

Parole di Daniel Pennac, che non mi vedono ancora in linea con questa modalità di lettura.
Perché sei ancora giovane, mi ha detto una volta un amico. Può darsi sia per questo, o perché credo sia una specie di forma di rispetto arrivare alla fine, anche se a volte è irrispettoso verso di me, lettrice.

L'esame di Letterature comparate, in un'unità didattica riguardante la traduzione e la comparazione, riportava quest'affermazione insieme all'immagine di un libro dotato di gambe e braccia, in movimento, pronto a correre via...
E quest'affermazione mi ha fatto tornare alla mente una tra le letture più, come dire per rendere l'idea?, tormentate e interminabili mai fatte finora:
Tesi sull'esistenza dell'amore di Guldberg Torben...
Ha disturbato il mio sonno, stando accando a me sul comodino, dall'inizio del 2010 fino al settembre dello stesso anno. In mezzo a questa lettura non ho contato i libri che l'hanno affondato sotto il loro peso, sorpassato...
Gli ho levato la polvere per mesi e al solo pensiero mi ritorna male, una volta finito credo di averlo messo pure nel posto più alto della libreria.
Come avevo scritto a suo tempo su Anobii (ecco l'unica soddisfazione ad averlo terminato!):
Il libro non è scritto male, anche se sembra molto ma molto costruito, privo di emozioni.
Così lo si percepisce durante tutta la lettura, ha al suo interno anche qualcosa di molto freddo, nonostante l'argomento.
Questo è uno di quei libri la cui trama raggira eccome.
(Aggiungo, ora, che anche oggi ci cascherei di nuovo con un titolo così...)
Proprio per la trama, per la bella e accattivante idea, l'ho pagato anche quello che costa, visto che per un libro non spendo mai così tanto e ho impiegato anche diversi mesi per finirlo.
Ma al suo interno solo tante parole, tanti giri e intrecci il più delle volte noiosi al limite della sopportazione.
Tutto il libro potrebbe essere racchiuso nella parte finale del racconto relativo al '700, le uniche pagine che hanno catturato la mia attenzione.
Anche i periodi più belli, il '500 e appunto il '700, non riescono a tenere viva l'attenzione per tutto lo svolgimento.
Ma, forse, come canta Bennato:
...
e chi ha sempre promesso
di spiegare l'amore ha imbrogliato.

Esattamente così, peccato averne conferma dopo quasi 500 pagine!
Troverò la forza di abbandonarli...

Questa che segue comunque è la descrizione ufficiale:

"È troppo vecchio e stanco per amare, ma è condannato a non morire. Per secoli la voce narrante di questo romanzo ha fatto il cantastorie, errando per l'Europa senza sosta, senza trovar pace, espiando il fatto di aver rinnegato l'amore. Ma ora, alle soglie del Cinquecento, ha deciso di fermarsi, perché tutto intorno a lui sta cambiando. Per la prima volta compra una casa, a Copenaghen. E per la prima volta, invece di parlare d'amore, ascolta. Così, per cinque secoli, raccoglie le storie d'amore più significative. Quelle capaci, di volta in volta, di cogliere l'essenza stessa di questo sentimento e, al contempo, quella del secolo in cui si svolgono. Nel Cinquecento della Riforma, l'amore si manifesta nel potentissimo canto di un'orfana. Poi, si frammenta nel racconto seicentesco di una vita dedicata alla pittura. Si mette alla prova in esperimenti scientifici, sotto il segno della ragione illuminista. Nell'Ottocento dei grandi pensatori si trasfigura in filosofia. E nel Novecento l'amore non può che trasformarsi in merce. Eppure, nella sua inafferrabilità, l'amore rimane identico a se stesso. E, come al narratore, anche a noi non resta che una cosa: ascoltare."

Buona lettura?????

{trovo bellissima la seconda copertina, quella della versione economica...}

4 commenti:

  1. Non credo che la componente anagrafica conti più di tanto nella tua modalità di lettura, Sonia. Il tuo atteggiamento scaturisce, in primo luogo, da disponibilità (che certo è una forma di rispetto) e da una sana curiosità di fondo.
    Per il resto, hai sollevato una questione antica. Se Plinio il Vecchio sosteneva che “non c’è libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare”, di ben diverso parere era, ad esempio, Francesco Bacone, secondo cui “alcuni libri vanno assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti”. Ancor più categorico (e vicino ai nostri tempi) Karl Kraus: “ma dove troverò mai il tempo per NON leggere tante cose?”

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  2. Grazie per le belle citazioni, molto attuale l'ultima, visto il tempo che fugge...
    Buona domenica!

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  3. Dato che siamo in tema di citazioni ci sta bene anche:
    "Leggere un brutto libro è come essere chiusi in una stanza con uno scemo che non sta mai zitto"

    ;-))

    Ciao, un abbraccio!

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  4. Mamma mia come rende bene quest'immagine!
    In genere con chi parla molto, mi ritrovo a perdermi verso la metà e nemmeno tanto in modo velato, anzi!
    Pronto per il tuo evento?
    Per i miei due di mercoledì, per nulla!!!! ^_^
    Un abbraccio anche a te...

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