Nell'indifferenza generale:
inconsapevole spettatrice
di un destino in frantumi,
dell'irripetibile intimità di un attimo.
Sbuffa il treno,
beffardo,
come un lungo e incerto divenire.
Oltre il finestrino,
lo sguardo riflesso della giovane donna
raccoglie rimpianti,
disperde ricordi e speranze.
Maltratta l'aria un fischio lancinante...
e brillano lacrime
che scendono lente,
senza un apparente motivo...
nessun perché.
E ora vai!
– grida senza voce la giovane donna dal treno –
Verso di là,
più lontano che puoi...
...e l'uomo va,
avvolto in un mantello d'umida foschia:
aloni di parole lo seguiranno
...
ma non lo raggiungeranno mai.
Con lo zaino in spalla
e una mano che leggera s'alza,
a fatica,
un passo stanco segue l'altro.
La poesia deve recuperare il legame con il lontano lettore, deve camminare nell'oscurità e incontrarsi con il cuore dell'uomo, con gli occhi della donna, con gli sconosciuti della strada, di quelli che a una certa ora del crepuscolo o in piena notte stellata hanno bisogno magari di un solo verso... Bisogna perdersi fra quelli che non conosciamo, affinchè raccolgano le nostre cose dalla strada, dalla sabbia, dalle foglie cadute mille anni nello stesso bosco... ~ Pablo Neruda ~
domenica 15 febbraio 2009
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Belli ed avocativi questi versi, una piccola storia tutta da immaginare...
RispondiEliminaCiao!
Grazie mille, ma ne leggerai anche delle "belle"... ahahah...
RispondiEliminaBacione!