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domenica 15 febbraio 2009

La mano che leggera s'alza

Nell'indifferenza generale:
inconsapevole spettatrice
di un destino in frantumi,
dell'irripetibile intimità di un attimo.

Sbuffa il treno,
beffardo,
come un lungo e incerto divenire.
Oltre il finestrino,
lo sguardo riflesso della giovane donna
raccoglie rimpianti,
disperde ricordi e speranze.

Maltratta l'aria un fischio lancinante...
e brillano lacrime
che scendono lente,
senza un apparente motivo...
nessun perché.

E ora vai!
– grida senza voce la giovane donna dal treno –
Verso di là,
più lontano che puoi...

...e l'uomo va,
avvolto in un mantello d'umida foschia:
aloni di parole lo seguiranno
...
ma non lo raggiungeranno mai.

Con lo zaino in spalla
e una mano che leggera s'alza,
a fatica,
un passo stanco segue l'altro.

2 commenti:

  1. Belli ed avocativi questi versi, una piccola storia tutta da immaginare...
    Ciao!

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  2. Grazie mille, ma ne leggerai anche delle "belle"... ahahah...
    Bacione!

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