Ritrovandomi
in un sospiro,
tremasti…
Tremasti,
come ali di gabbiano
scosse da un vento avverso.
Lui come te,
incerto se planare
a ridosso dell’onda
o in attesa del tramonto
quietarsi sopra un faraglione.
Sotto allo scoglio
solo una pozzanghera,
il suo immenso mare…
frammenti del tuo perduto pianto.
La poesia deve recuperare il legame con il lontano lettore, deve camminare nell'oscurità e incontrarsi con il cuore dell'uomo, con gli occhi della donna, con gli sconosciuti della strada, di quelli che a una certa ora del crepuscolo o in piena notte stellata hanno bisogno magari di un solo verso... Bisogna perdersi fra quelli che non conosciamo, affinchè raccolgano le nostre cose dalla strada, dalla sabbia, dalle foglie cadute mille anni nello stesso bosco... ~ Pablo Neruda ~
mercoledì 17 giugno 2009
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Molto toccante, di solito il gabbiano ci ispira un sentimento di libertà ma tu hai sottolineato invece l'aspetto fragile del volo.
RispondiEliminaUn abbraccio!
Del resto c'è sempre il rovescio della medaglia.
RispondiEliminaGrazie, un abbraccio a te... non mi sono dimenticata eh!