Per chi guarda di sottecchi un classico…La signora delle camelie di Dumas figlio (1824-1895) non tratta di argomenti così tanto lontani da noi, pur narrando di una storia svoltasi a Parigi intorno al 1844, quando lo stesso Dumas incontra colei che gli ispirerà questo libro, Marie Duplessis pseudonimo di Alphonsine Rose Plessis divenuta poi la contessa di Perrégaux, la sua amante.
L’inizio non è nulla di scoppiettante ma il ritmo narrativo andrà via via crescendo. Non si sospetta né s’intravede tra le parole iniziali il coinvolgimento dello stesso autore, coinvolgimento che poi invece trasborderà direttamente dalle pagine del libro procedendo con la lettura e causando un misto di sensazioni tra rabbia, strazio, patimento, fino a giungere a un finale emotivamente forte (ho pianto, uff...).
Resto anche delusa per l’iniziale scoperta del significato del nome dato a Marguerite Gautier, appunto la signora delle camelie. Mi sarebbe piaciuto leggere la rivelazione in seguito, ma Dumas pare non fare troppi sofistichismi letterari, visto l’incipit stesso, semplice ma di sicuro effetto e presa sul lettore:
Secondo me, non si possono creare personaggi se non dopo aver studiato a lungo gli uomini, così come non si può parlare una lingua straniera se non la si è imparata molto bene.
Non ho ancora l'età in cui s'inventa, quindi mi accontenterò di raccontare.
Esorto il lettore a credere alla veridicità di questa storia, di cui tutti i personaggi, ad eccezione della protagonista, sono ancora in vita.
Ci si trova di fronte a un altro personaggio femminile straordinario... vivo, reale, accattivante e coinvolgente nel suo essere quasi incompatibile, a tratti debole, indifeso e a tratti forte, carismatico ed estremamente reale.
La contraddittorietà del personaggio la si può anche leggere nelle diverse reazioni che il libro suscitò a suo tempo:
sdegno dei benpensanti per il tema trattato, poiché denunciava anche un modo di pensare puntando il dito contro l'ipocrisia del ceto borghese e commozione presso migliaia e migliaia di lettori in tutto il mondo.
Anche questo libro racconta di una storia d'amore (ultimamente ahimè ci ricado spesso!) meravigliosa, triste che si mostra fin dall'inizio con un cappio intorno al collo, ma bella perché vera per un libro che non ha certo età così come purtroppo i tanti e tanti pregiudizi.
I dialoghi poi sono eccelsi e l’analisi psicologica dei personaggi incredibile per uno scrittore apparentemente così lontano da noi, in grado di delineare perfettamente il contrasto esistente tra un amore vero e le piccole regole borghesi di quel tempo. Solo di quel tempo?
Decreto il personale successo di un libro quando i personaggi, ottocenteschi e in costume, mi seguono nel mio quotidiano, mentre mi trovo a fare la spesa al supermercato e sono indecisa se prendere lo yogurt ai mirtilli o quello alle ciliegie e mi vedo accanto Marguerite Gautier… mi domando cosa mi attende nelle pagine successive, cosa sta pensando e quale sarà la sua prossima mossa o lo svolgimento successivo dell’intera storia. Oppure quando faccio le due di notte per continuare a leggere pur sapendo che la sveglia alle 7 come sempre suonerà, o anche quando una volta finito continuo a ricordarmi dei personaggi, e questi vi assicuro che difficilmente ve li dimenticherete talmente sono intensi, perfettamente delineati e veri... quasi da vederseli di fronte mentre si legge di loro.
Per concludere, questo libro credo valga la pena di essere letto per l'emozione persistente che regala pagina dopo pagina e per la forte sensazione di essere a nostra volta coinvolti nella trama.
Giuseppe Verdi poi ne ha fatta una famosa trasposizione in musica, La Traviata.
Affascinata dall’epoca del Voi, questo romanzo al momento lo sento come uno dei libri più belli tra quelli da me finora letti, che non sono proprio pochi!
Come non subire il fascino dell'epoca del voi? ;)
RispondiEliminaUn bacione!
Ciao Graziano, un bacione... se non l'hai letto te lo consiglio!
RispondiEliminaBuona settimana...