Sono passata finalmente ad arte, precisamente a Storia dell'arte moderna, e sarebbe bastato un solo secolo (nemmeno i quattro oggetto di esame) per avere un'idea di quanto l'Italia sia piena di produzioni artistiche, dalle maggiori e più conosciute alle opere minori, di certo non meno rilevanti.
E finalmente mi trovo di fronte a due manuali d'arte (in realtà sono quattro, ma gli altri due saranno oggetto di studio per l'esame di Storia dell'arte contemporanea) e ho voluto estrarre un'opera che mi ha sempre affascinato e colpito per il suo significato o, meglio, per la sua possibile interpretazione e per la scena raffigurata nel suo complesso.
Amor sacro e Amor profano è un dipinto a olio su tela di Tiziano del 1515 circa e conservato nella Galleria Borghese di Roma (che, ahimé, non ho mai avuto modo di vedere di persona!), il cui committente si è fatto risalire a un personaggio di spicco nella Venezia del primo Cinquecento, Nicolò Aurelio, tramite lo stemma apposto sulla fronte del sarcofago, che nel 1514 sposa, nonostante i numerosi ostacoli di carattere politico che avrebbero dovuto dividere i due coniugi, Laura Bagarotto, la donna che probabilmente amava davvero, a dimostrazione dell'elevato livello intellettuale della coppia, tra le pochissime al tempo in grado di evitare matrimoni combinati.
Godere semplicemente di un'immagine oppure capirne in più il significato, quello che ha voluto raffigurare l'artistia, o ancora farne un'analisi dettagliata, cambia poi di molto il modo in cui la si guarda successivamente.
Dopo averla studiata e dopo averne letto l'analisi e le varie interpretazioni, resta per me un'opera straordinaria.
Il dipinto ha carattere allegorico in quanto esprime per simboli significati reconditi e resi ancora più evidenti dal carattere privato della destinazione (è infatti assodato che il dipinto sia stato il raffinato dono nuziale dell'Aurelio alla moglie).
Brevemente, si può dire che il dipinto è un quadro di matrimonio, ma anche uno strumento di diplomazia familiare, che celebra la forza dell'amore per cancellare atti di violenza passati (presenti e raffigurati sulla fontana/sarcofago).
Continua a colpirmi la figura del fanciullo, un amorino alato che potrebbe essere Amore/Cupido che, in una vasca piena d'acqua, è intento a rimescolare le acque torbide di passato e presente (attribuibili agli eventi che interessarono il padre della sposa), componendo i dissidi (una chiara allusione alla Temperanza).
Infatti, probabilmente, la figura vestita è riconducibile per metafora proprio alla futura sposa, abbigliata secondo gli usi del tempo (coroncina di mirto sul capo, il mazzetto di roselline nella mano destra, il contenitore munito di coperchio al suo fianco, la cintura chiusa dalla fibbia, i guanti...).
Nessuno mai li nota, ma accanto alla donna vestita c'è pure una coppia di conigli, un tradizionale simbolo di fertilità.
La donna nuda invece potrebbe essere una Venere, in alcune interpretazioni la Venere celeste (un'allegoria dell'amore divino), contrapposta alla Venere mondana (la donna vestita e allegoria dell'amore umano).
Nel dipinto è la Venere celeste che, leggermente rialzata rispetto alla compagna, sembrerebbe indicarle con il braccio alzato la strada virtuosa da seguire.
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| Amor sacro e Amor profano, Tiziano, 1515 ca, olio su tela, Galleria Borghese, Roma |

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