Suona la campanella
sulla porta del panificio:
esce di corsa la signora Pina,
lasciandosi alle spalle
il saluto frettoloso per Rino.
Anche quella della scuola
è lì lì per suonare,
lo sanno anche i due gemelli
che scendono calmi dal terzo piano.
C’è ancora tempo.
Sventolano i panni sul terrazzo:
colori accesi si arrampicano sui muri,
anche una rosa rossa
dondola appesa a un filo
di effimera illusione.
L’acqua bolle sul fuoco acceso
di case in attesa.
E mentre una bandiera scolorita
si agita al vento
una goccia di panno bagnato
segna - quasi ridendo - un sampietrino.
Un’altra di nuovo scende
colpendo un passante,
sfiorato appena dalla bianca trasparenza.
Lisciandosi i capelli,
annoiato si allontana…
lasciando il posto a tanti altri come lui,
stupìti da un’altra effimera lacrima d'acqua,
eppure indifferenti.
La poesia deve recuperare il legame con il lontano lettore, deve camminare nell'oscurità e incontrarsi con il cuore dell'uomo, con gli occhi della donna, con gli sconosciuti della strada, di quelli che a una certa ora del crepuscolo o in piena notte stellata hanno bisogno magari di un solo verso... Bisogna perdersi fra quelli che non conosciamo, affinchè raccolgano le nostre cose dalla strada, dalla sabbia, dalle foglie cadute mille anni nello stesso bosco... ~ Pablo Neruda ~
domenica 21 novembre 2010
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Cara amica sono tornato on line!
RispondiEliminaMi piace sempre leggere i tuoi versi, un bacione!
Bentornato Graziano caro, è andata meglio del previsto eh! ;-)
RispondiEliminaUn bacione, a presto...