E tu, lo sai cosa sei?
Sei una meraviglia.
Sei unico.
In tutti gli anni che sono trascorsi
non c'è mai stato un altro bambino come te.
Le tue gambe, le tue braccia,
le tue dita abili,
il modo in cui ti muovi.
Potrai diventare uno Shakespeare,
un Michelangelo,
un Beethoven.
Hai la capacità di fare qualunque cosa:
ricavare cibo dalla terra o fare,
di tanti piccoli mattoni,
una grande casa;
guidare un treno,
pilotare un aereo
insegnare matematica.
Sì, sei una meraviglia.
E quando crescerai,
potrai allora far del male a un altro che sarà,
come te, una meraviglia?
Bisogna lavorare - tutti noi dobbiamo lavorare -
per rendere il mondo degno dei suoi bambini.
[J. Campfieid M. V. Mausen, da Brodo caldo per l'anima]
La poesia deve recuperare il legame con il lontano lettore, deve camminare nell'oscurità e incontrarsi con il cuore dell'uomo, con gli occhi della donna, con gli sconosciuti della strada, di quelli che a una certa ora del crepuscolo o in piena notte stellata hanno bisogno magari di un solo verso... Bisogna perdersi fra quelli che non conosciamo, affinchè raccolgano le nostre cose dalla strada, dalla sabbia, dalle foglie cadute mille anni nello stesso bosco... ~ Pablo Neruda ~
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Molto bella questa poesia, i versi iniziali me ne hanno riportati alla mente alcuni di Majakovskji.
RispondiEliminaUn abbraccio!
Non la conoscevo e mi è piaciuta molto.
RispondiEliminaUn bacione, a presto...