
Quando mi accorgo che, citando proprio una frase del libro di cui sto per scrivere la mia personale recensione,
le lacrime trascinano la rabbia lontano dal cuore, mi viene in mente
Se solo fosse vero di
Marc Levy.
Premetto che, quando qualcosa - che sia un libro o altro - viene “toccato” da troppe mani succede sempre che ai miei occhi perde interesse. Sarà per questo che, difficilmente, corro incontro all’ultimo caso letterario, al vincitore del premio tale dei tali ecc… piuttosto, e qualche volta è capitato, me li ritrovo per le mani molti anni dopo oppure faccio in anticipo una personale scoperta quando il libro non ha catturato ancora l'interesse di tanti, questo sì.
Di Marc Levy ho letto solo questo libro, se non sbaglio un’estate di diversi anni fa… la copertina dell'edizione
superpocket attirò la mia attenzione. Quel giorno mi bastò leggere di un evento irreale, di una storia d’amore, dell’importanza dei propri sogni e ancora di più di seguirli per decidere di regalarmi questa lettura.
Su questo libro leggo spesso critiche del tipo: la storia è irreale, inverosimile, la storia principale seppur fantastica andrebbe contornata di elementi reali e più verosimili, ma va anche detto che la quarta di copertina non nasconde certo tutto questo, anzi. Forse andrebbe letto senza preconcetti iniziali, considerandolo come una favola, un qualcosa appunto d'irreale e di magico ma il punto è che non lo so se, noi adulti, ne siamo in grado.
Di quest’autore poi non sono più riuscita a leggere nient'altro, credo mi sia mancata l’attrazione per il troppo vociferare attorno a questo suo primo libro, anche per il motivo che ho appena spiegato.
Nel ricordo però resta una lettura molto piacevole, coinvolgente, intima, delicata e molto riflessiva, quindi il tutto non è certo distante dal mio modo d’essere, come potrebbe invece esserlo dal mondo interiore di una persona ben piantata in terra e poco incline a letture un po' stravaganti.
Sono contenta di averlo letto prima del boom letterario, se no avrei perso comunque una storia meritevole.
Del libro il passaggio più famoso credo sia divenuto nel tempo questo:
«Se vuoi capire che cosa è un anno di vita, chiedilo a uno studente che è appena stato bocciato all'esame di fine anno. Un mese di vita: parlane con una madre che ha partorito un bimbo prematuro e aspetta che esca dall'incubatrice per stringerlo tra le braccia, sano e salvo. Una settimana: chiedilo a un uomo che lavora in fabbrica, o in miniera per nutrire la sua famiglia. Un giorno: domandalo a due innamorati persi che aspettano di vedersi. Un'ora: chiedilo a una persona che soffre di claustrofobia, bloccata in ascensore. Un secondo: osserva l'espressione di un uomo che è appena scampato a un incidente d'auto, e un millesimo di secondo: chiedilo all'atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento e non quella d'oro per la quale si era allenato tutta la vita.»
Questo invece è il passo in cui io mi sono ritrovata di più:
«Mi dico che per pretendere di condividere un parte di vita in due bisogna smettere di credere e di far credere che si sta cominciando una storia che conta se non si è veramente pronti a dare. La felicità non si tocca con la punta delle dita. O sei uno che dona o sei uno che riceve. Io sono una che dona prima di ricevere ma ho messo una croce sopra agli egoisti, ai contorti e a quelli che sono troppo spilorci di cuore per dare anche solo la metà dei loro desideri e delle loro speranze.» Aveva finito per riconoscere che arriva il momento di confessare le proprie verità e capire che cosa ci si aspetta dalla vita. «Sono stata attratta dall'opposto dei miei sogni, agli antipodi da ciò che poteva farmi sbocciare, per troppo tempo, ecco tutto.»
Leggere, invece, questa frase: «Vedi, quello che mi ha stupito di più il giorno dopo la sua scomparsa è che i palazzi fossero ancora lì, a fiancheggiare le strade piene di macchine che continuavano ad andare, e di pedoni che camminavano.» ricordo che mi fece arrabbiare, e ancora tuttora provo un pizzico di fastidio nel leggerla, del resto mi era stato rubato un pensiero, il mio pensiero ricorrente sull'inalterabilità del tutto... che, evidentemente, non era/è solo mio.
E anche quest’ultima frase era riuscita a descrivermi alla perfezione, essendo io nemica delle formalità di qualsiasi tipo…
«Non appartengo a nessun sistema, mi sono sempre opposto. Frequento la gente che mi piace, vado dove mi pare, leggo un libro perché mi attira e non perché bisogna "assolutamente averlo letto", e così è tutta la mia vita.»
E così, in effetti, è anche la mia.
Dal libro ne è stato tratto un film, molto diverso e secondo me con molto meno spessore. I personaggi non sono riuscita a collegarli al testo, anzi mi sono stupita nel vederli, e l’atmosfera generale è un po’ melensa rispetto a quella più delicata e profonda che pervade invece il libro dall’inizio alla fine.