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domenica 27 giugno 2010

Là nei giardini dei salici di Yeats

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M'invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull'albero;
ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
e lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M'invitò a prendere la vita così come veniva, come l'erba cresce sugli argini;
ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

da "Scorciatoie " (1889) di William Butler Yeats

Questa poesia di Yeats mi piace moltissimo, trovo sia più bella ad ogni successiva lettura e non solo per l'idea del giardino dei salici (il mio albero preferito) e a sensazione fa tanto fine domenica...

martedì 22 giugno 2010

Se solo fosse vero di Marc Levy

Quando mi accorgo che, citando proprio una frase del libro di cui sto per scrivere la mia personale recensione, le lacrime trascinano la rabbia lontano dal cuore, mi viene in mente Se solo fosse vero di Marc Levy.
Premetto che, quando qualcosa - che sia un libro o altro - viene “toccato” da troppe mani succede sempre che ai miei occhi perde interesse. Sarà per questo che, difficilmente, corro incontro all’ultimo caso letterario, al vincitore del premio tale dei tali ecc… piuttosto, e qualche volta è capitato, me li ritrovo per le mani molti anni dopo oppure faccio in anticipo una personale scoperta quando il libro non ha catturato ancora l'interesse di tanti, questo sì.

Di Marc Levy ho letto solo questo libro, se non sbaglio un’estate di diversi anni fa… la copertina dell'edizione superpocket attirò la mia attenzione. Quel giorno mi bastò leggere di un evento irreale, di una storia d’amore, dell’importanza dei propri sogni e ancora di più di seguirli per decidere di regalarmi questa lettura.

Su questo libro leggo spesso critiche del tipo: la storia è irreale, inverosimile, la storia principale seppur fantastica andrebbe contornata di elementi reali e più verosimili, ma va anche detto che la quarta di copertina non nasconde certo tutto questo, anzi. Forse andrebbe letto senza preconcetti iniziali, considerandolo come una favola, un qualcosa appunto d'irreale e di magico ma il punto è che non lo so se, noi adulti, ne siamo in grado.

Di quest’autore poi non sono più riuscita a leggere nient'altro, credo mi sia mancata l’attrazione per il troppo vociferare attorno a questo suo primo libro, anche per il motivo che ho appena spiegato.

Nel ricordo però resta una lettura molto piacevole, coinvolgente, intima, delicata e molto riflessiva, quindi il tutto non è certo distante dal mio modo d’essere, come potrebbe invece esserlo dal mondo interiore di una persona ben piantata in terra e poco incline a letture un po' stravaganti.

Sono contenta di averlo letto prima del boom letterario, se no avrei perso comunque una storia meritevole.

Del libro il passaggio più famoso credo sia divenuto nel tempo questo:

«Se vuoi capire che cosa è un anno di vita, chiedilo a uno studente che è appena stato bocciato all'esame di fine anno. Un mese di vita: parlane con una madre che ha partorito un bimbo prematuro e aspetta che esca dall'incubatrice per stringerlo tra le braccia, sano e salvo. Una settimana: chiedilo a un uomo che lavora in fabbrica, o in miniera per nutrire la sua famiglia. Un giorno: domandalo a due innamorati persi che aspettano di vedersi. Un'ora: chiedilo a una persona che soffre di claustrofobia, bloccata in ascensore. Un secondo: osserva l'espressione di un uomo che è appena scampato a un incidente d'auto, e un millesimo di secondo: chiedilo all'atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento e non quella d'oro per la quale si era allenato tutta la vita.»

Questo invece è il passo in cui io mi sono ritrovata di più:

«Mi dico che per pretendere di condividere un parte di vita in due bisogna smettere di credere e di far credere che si sta cominciando una storia che conta se non si è veramente pronti a dare. La felicità non si tocca con la punta delle dita. O sei uno che dona o sei uno che riceve. Io sono una che dona prima di ricevere ma ho messo una croce sopra agli egoisti, ai contorti e a quelli che sono troppo spilorci di cuore per dare anche solo la metà dei loro desideri e delle loro speranze.» Aveva finito per riconoscere che arriva il momento di confessare le proprie verità e capire che cosa ci si aspetta dalla vita. «Sono stata attratta dall'opposto dei miei sogni, agli antipodi da ciò che poteva farmi sbocciare, per troppo tempo, ecco tutto.»

Leggere, invece, questa frase: «Vedi, quello che mi ha stupito di più il giorno dopo la sua scomparsa è che i palazzi fossero ancora lì, a fiancheggiare le strade piene di macchine che continuavano ad andare, e di pedoni che camminavano.» ricordo che mi fece arrabbiare, e ancora tuttora provo un pizzico di fastidio nel leggerla, del resto mi era stato rubato un pensiero, il mio pensiero ricorrente sull'inalterabilità del tutto... che, evidentemente, non era/è solo mio.

E anche quest’ultima frase era riuscita a descrivermi alla perfezione, essendo io nemica delle formalità di qualsiasi tipo…

«Non appartengo a nessun sistema, mi sono sempre opposto. Frequento la gente che mi piace, vado dove mi pare, leggo un libro perché mi attira e non perché bisogna "assolutamente averlo letto", e così è tutta la mia vita.»

E così, in effetti, è anche la mia.

Dal libro ne è stato tratto un film, molto diverso e secondo me con molto meno spessore. I personaggi non sono riuscita a collegarli al testo, anzi mi sono stupita nel vederli, e l’atmosfera generale è un po’ melensa rispetto a quella più delicata e profonda che pervade invece il libro dall’inizio alla fine.

martedì 15 giugno 2010

Anna e Marco

Sarà la pioggia.
L'assenza della luna.
E il cielo grigio che ormai c'è da qualche sera.
Questa è una canzone che a me piace tanto. Sa d'infinito, di tempo che non passa mai, di emozioni e di malinconia... il tutto racchiuso in una bella storia raccontanta con magia.

mercoledì 9 giugno 2010

Tao te Ching

Ho finito da qualche giorno il famoso Tao te Ching di Lao Tzu, uno dei libri più tradotti, più letti e sorprendenti del mondo, come si legge dalla quarta di copertina.

Anche a me è piaciuto, fa riflettere molto e si resta comunque sorpresi per l'attualità del testo dato che Lao Tzu, secondo la tradizione, sarebbe vissuto nel VI secolo a.c., e da allora pare sia diventato leggenda.

Uno dei passaggi che mi è piaciuto di più è questo:

Trenta raggi si riuniscono in un centro vuoto
ma la ruota non girerebbe senza quel vuoto.
Un vaso è fatto di solida argilla,
ma è il vuoto che lo rende utile.
Per costruire una stanza, devi aprire porte e finestre;
senza quei vuoti, non sarebbe abitabile.

Dunque, per utilizzare ciò che è
devi utilizzare ciò che non è.

Trovo sia un bell'omaggio al concetto profondo di vuoto, anche questo un tema a me molto caro.

lunedì 31 maggio 2010

Concorso Nazionale di HAIKU

Dopo la partecipazione dell'anno scorso al concorso internazionale di haiku, rinnovata, eccomi quest'anno con il primo dei diversi concorsi haiku a cui ho partecipato e con i relativi risultati, non risultati...
Questo era il concorso nazionale.

Si richiedevano 10 haiku, i miei:

Non c'è solo erba
tra i sentieri scoscesi:
spunta un fiore blu.

Spighe di grano
tra papaveri rossi
sfidano i cieli.

Un gatto nero
rotolando viene giù:
tetto bagnato.

Presto, voltati!
L'ombra alle mie spalle
non è più la tua.

E s'allungano
come piccole mani
foglie d'acero.

Stella cadente:
coriandoli di luce
senza ritorno.

Pioggia estiva
sulla sponda del lago:
un cigno gioca.

Malinconico
il nostro origami
di finte viole.

Sei grigio piombo
come l'ombra d'inverno
nel bianco quadro.

Orme bagnate:
è il vento che schizza
d'acqua la sabbia.

I premiati invece li trovate a questo link risultati concorso nazionale, belli e particolari tutti, il mio preferito però è il terzo premiato.

martedì 25 maggio 2010

La scala di cristallo scricchiola...

Quando avverto un po' troppa instabilità e inquietudine, a causa della scala di cristallo che scricchiola durante il mio salire, mi piace leggere e rileggere questa bella poesia:

Bene, figliolo, te lo dirò:
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
ed assi sconnesse,
e tratti senza tappeti sul pavimento
nudi.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire
e raggiunsi i pianerottoli,
e voltai angoli
e qualche volta camminai nel buio
dove non era spiraglio di luce.
Così, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi ardua l'ascesa.
Non cadere ora
perché io vado avanti, amor mio,
continuo a salire
e la vita per me non è stata una scala di cristallo.

(La madre al figlio di Langston James Hughes)

domenica 9 maggio 2010

Beata innocenza!

Non è la prima volta che compro, leggo, mi diverto, sorrido, rido, mi commuovo anche e apprezzo una raccolta di letterine, pensieri, temi scritti da bambini.

Questa è stata la volta di Caro Gesù, potresti cambiare il sapore agli asparagi? 100 nuove letterine dei bambini a Gesù - Sonzogno Editore.

Si legge in un soffio, eppure restano impresse l'intelligenza, la furbizia, la saggezza, l'impertinenza, la disarmante innocenza di questi pensieri di cui ne riporto tre, giusto per dare un assaggio:




Voglio sempre credere nella spontaneità di questi pensieri, a volte posso averne anche prova perché una sera di non tanto tempo fa, ad esempio, ho passato un paio d'ore buone a convincere la mia nipotina, che ha più o meno l'età dei bimbi che hanno partecipato a questa raccolta, che gli angeli non picchiano!

Buona domenica...

martedì 4 maggio 2010

Semplicemente...

Vorrei far conoscere questa bellissima poesia di Jorge Luis Borges a chi crede che la semplicità sia il sinonimo di banalità e a chi troppe volte confonde i due concetti.
Sento spesso definire una persona che veste in modo semplice come banale, chi ascolta musica di un certo tipo come banale, chi scrive di alcuni argomenti e in un certo modo come banale, chi conduce una vita tranquilla, e comunque secondo i suoi canoni, come banale, chi è direttamente definito nella sua totalità come persona banale e quando mi capita di assistere, senza parole, a discorsi di questo tipo mi prende subito l'orticaria per la troppa banalità nel catalogare le persone, definirle a priori senza un minimo di conoscenza e dare giudizi.

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.

Chi è contento che sulla terra esista la musica.

Chi scopre con piacere una etimologia.

Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.

Il ceramista che intuisce un colore e una forma.

Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.

Chi accarezza un animale addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.

Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

I giusti di Jorge Luis Borges

Cosa c'entra il "dente di leone", questo semplice fiore di campo che io adoro?
Rappresenta semplicemente la bellezza di una qualsiasi banalità, per molti, che nel linguaggio dei fiori però significa ad esempio fedeltà, felicità... altre banalità insomma.

domenica 25 aprile 2010

Vergognosamente felice...

Charlie Brown: "Pensi mai al futuro, Linus?"
Linus: "Oh, sì... Sempre"
Charlie Brown: "Come pensi che vorresti essere da grande?"
Linus: "Vergognosamente felice!"



Augurandomi, e augurandovi, che a quel "da grande" non sia mai posto alcun limite di tempo.

lunedì 12 aprile 2010

Il vuoto

Un personale omaggio al vuoto e al concetto di sospeso, inteso per me come quel che non si compie ma resta tale nel tempo.

Ritrovo tutto ciò e questi grandi argomenti a me molto cari nel quadro di René Magritte, Golconde, un olio su tela del 1953, questo:


















Sono tante e diverse le interpretazioni per quest'opera, che mi piace spesso osservare, ma io ho provato a trovarne una personale.
C'è chi sostiene che questi personaggi vestiti di nero e con la bombetta stiano salendo in cielo, chi sostiene invece che ne stiano scendendo come fiocchi di neve, una nevicata di uomini.

Io li vedo ogni volta lì immobili e sospesi, in attesa, ognuno intento a osservare o cogliere qualcosa di diverso e di particolare e magari qualcosa di noi che li osserviamo... c'è chi è voltato a destra e chi a sinistra, ma ognuno forse è alla ricerca di una risposta, di una via, di un'indicazione. Fatto sta che si ritrova lì sospeso, nel tempo e nello spazio.
Mi provoca spesso anche la sensazione di vuoto, di caduta... ma non rovinosa.
L'analisi di un'opera simile per me resta sempre molto soggettiva, è difficile insomma trovare la vera chiave di lettura.
Mi piace poi associare l'opera a questa bellissima frase di Alejandro Jodorowsky:

«Tutto triste, il camaleonte si rese conto che,
per conoscere il suo vero colore,
doveva posarsi sul vuoto.»

lunedì 5 aprile 2010

Gli auguri dell’innocenza

Vedere un Mondo in un granello di sabbia,
e un Cielo in un fiore selvatico,
tenere l’Infinito nel cavo della mano
e l’Eternità in un’ora.

di William Blake