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lunedì 31 maggio 2010

Concorso Nazionale di HAIKU

Dopo la partecipazione dell'anno scorso al concorso internazionale di haiku, rinnovata, eccomi quest'anno con il primo dei diversi concorsi haiku a cui ho partecipato e con i relativi risultati, non risultati...
Questo era il concorso nazionale.

Si richiedevano 10 haiku, i miei:

Non c'è solo erba
tra i sentieri scoscesi:
spunta un fiore blu.

Spighe di grano
tra papaveri rossi
sfidano i cieli.

Un gatto nero
rotolando viene giù:
tetto bagnato.

Presto, voltati!
L'ombra alle mie spalle
non è più la tua.

E s'allungano
come piccole mani
foglie d'acero.

Stella cadente:
coriandoli di luce
senza ritorno.

Pioggia estiva
sulla sponda del lago:
un cigno gioca.

Malinconico
il nostro origami
di finte viole.

Sei grigio piombo
come l'ombra d'inverno
nel bianco quadro.

Orme bagnate:
è il vento che schizza
d'acqua la sabbia.

I premiati invece li trovate a questo link risultati concorso nazionale, belli e particolari tutti, il mio preferito però è il terzo premiato.

martedì 25 maggio 2010

La scala di cristallo scricchiola...

Quando avverto un po' troppa instabilità e inquietudine, a causa della scala di cristallo che scricchiola durante il mio salire, mi piace leggere e rileggere questa bella poesia:

Bene, figliolo, te lo dirò:
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
ed assi sconnesse,
e tratti senza tappeti sul pavimento
nudi.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire
e raggiunsi i pianerottoli,
e voltai angoli
e qualche volta camminai nel buio
dove non era spiraglio di luce.
Così, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi ardua l'ascesa.
Non cadere ora
perché io vado avanti, amor mio,
continuo a salire
e la vita per me non è stata una scala di cristallo.

(La madre al figlio di Langston James Hughes)

domenica 9 maggio 2010

Beata innocenza!

Non è la prima volta che compro, leggo, mi diverto, sorrido, rido, mi commuovo anche e apprezzo una raccolta di letterine, pensieri, temi scritti da bambini.

Questa è stata la volta di Caro Gesù, potresti cambiare il sapore agli asparagi? 100 nuove letterine dei bambini a Gesù - Sonzogno Editore.

Si legge in un soffio, eppure restano impresse l'intelligenza, la furbizia, la saggezza, l'impertinenza, la disarmante innocenza di questi pensieri di cui ne riporto tre, giusto per dare un assaggio:




Voglio sempre credere nella spontaneità di questi pensieri, a volte posso averne anche prova perché una sera di non tanto tempo fa, ad esempio, ho passato un paio d'ore buone a convincere la mia nipotina, che ha più o meno l'età dei bimbi che hanno partecipato a questa raccolta, che gli angeli non picchiano!

Buona domenica...

martedì 4 maggio 2010

Semplicemente...

Vorrei far conoscere questa bellissima poesia di Jorge Luis Borges a chi crede che la semplicità sia il sinonimo di banalità e a chi troppe volte confonde i due concetti.
Sento spesso definire una persona che veste in modo semplice come banale, chi ascolta musica di un certo tipo come banale, chi scrive di alcuni argomenti e in un certo modo come banale, chi conduce una vita tranquilla, e comunque secondo i suoi canoni, come banale, chi è direttamente definito nella sua totalità come persona banale e quando mi capita di assistere, senza parole, a discorsi di questo tipo mi prende subito l'orticaria per la troppa banalità nel catalogare le persone, definirle a priori senza un minimo di conoscenza e dare giudizi.

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.

Chi è contento che sulla terra esista la musica.

Chi scopre con piacere una etimologia.

Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.

Il ceramista che intuisce un colore e una forma.

Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.

Chi accarezza un animale addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.

Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

I giusti di Jorge Luis Borges

Cosa c'entra il "dente di leone", questo semplice fiore di campo che io adoro?
Rappresenta semplicemente la bellezza di una qualsiasi banalità, per molti, che nel linguaggio dei fiori però significa ad esempio fedeltà, felicità... altre banalità insomma.

domenica 25 aprile 2010

Vergognosamente felice...

Charlie Brown: "Pensi mai al futuro, Linus?"
Linus: "Oh, sì... Sempre"
Charlie Brown: "Come pensi che vorresti essere da grande?"
Linus: "Vergognosamente felice!"



Augurandomi, e augurandovi, che a quel "da grande" non sia mai posto alcun limite di tempo.

lunedì 12 aprile 2010

Il vuoto

Un personale omaggio al vuoto e al concetto di sospeso, inteso per me come quel che non si compie ma resta tale nel tempo.

Ritrovo tutto ciò e questi grandi argomenti a me molto cari nel quadro di René Magritte, Golconde, un olio su tela del 1953, questo:


















Sono tante e diverse le interpretazioni per quest'opera, che mi piace spesso osservare, ma io ho provato a trovarne una personale.
C'è chi sostiene che questi personaggi vestiti di nero e con la bombetta stiano salendo in cielo, chi sostiene invece che ne stiano scendendo come fiocchi di neve, una nevicata di uomini.

Io li vedo ogni volta lì immobili e sospesi, in attesa, ognuno intento a osservare o cogliere qualcosa di diverso e di particolare e magari qualcosa di noi che li osserviamo... c'è chi è voltato a destra e chi a sinistra, ma ognuno forse è alla ricerca di una risposta, di una via, di un'indicazione. Fatto sta che si ritrova lì sospeso, nel tempo e nello spazio.
Mi provoca spesso anche la sensazione di vuoto, di caduta... ma non rovinosa.
L'analisi di un'opera simile per me resta sempre molto soggettiva, è difficile insomma trovare la vera chiave di lettura.
Mi piace poi associare l'opera a questa bellissima frase di Alejandro Jodorowsky:

«Tutto triste, il camaleonte si rese conto che,
per conoscere il suo vero colore,
doveva posarsi sul vuoto.»

lunedì 5 aprile 2010

Gli auguri dell’innocenza

Vedere un Mondo in un granello di sabbia,
e un Cielo in un fiore selvatico,
tenere l’Infinito nel cavo della mano
e l’Eternità in un’ora.

di William Blake

mercoledì 24 marzo 2010

Forse la primavera...

Mai come quest'anno l'inverno - emotivo e reale - mi è sembrato interminabile, qualcosa d'infinito e di troppo lungo. Non (?) per l'ultima bolletta del metano, o per la neve che s'è vista poco tempo fa, il perché di preciso non lo so nemmeno io... la forte sensazione interiore era quella che sarebbe stato difficile levarsi di dosso quest'ultimo inverno.
Invece capita una mattina qualunque, all'improvviso come del resto lo è anche il corso della vita, capita una mattina che in uno dei vasi che ho sul balcone, dove all'inizio dell'autunno avevo piantato i miei primi bulbi, s'intravede timida e incerta una puntina verde, poi un'altra insieme a una prima fogliolina un po' arricciata ancora per il freddo e un'altra ancora fino a oggi che la primavera richiama prepotente il suo tempo, a discapito di giornate belle o brutte, di sole o di pioggia, di umore nero o allegro, di giornate calme o frenetiche, a discapito proprio di tutto.
Non so se in un certo senso questo scorrere continuo e inarrestabile del tempo sia rassicurante o fastidioso e snervante.
C'è qualcosa che vive e continua al di là di noi, delle nostre emozioni, delle nostre vite e del nostro tempo. Tetra riflessione?
Provvedo a rallegrare i toni con l'esplosione di colore che ho in questi primi giorni di primavera sul balcone di casa mia. E in un certo senso a vivere da soli ci si toglie anche queste soddisfazioni, altrimenti frenate da commenti, pareri e il più delle volte consigli non richiesti sul perché il vaso lo fai così pieno, che qui davanti a casa non lo puoi mettere, che guarda che lì ingombra ecc... ecc...








Quando faccio queste riflessioni mi torna in mente prepotente sempre Baricco col suo Novecento, questo passaggio in particolare che adoro:

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri.
Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono.
Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave".
Ci rimasi secco.
Fran.

E, visto che come mio solito ho mescolato tutto per benino, ecco una bella poesia di Giuseppe Fanciulli dedicata alla primavera, sperando sia tale in tutti sensi:

La primavera è il tempo degli arrivi. Al torrente è arrivata tanta
acqua nuova dai nevai che si sfanno, e la sua voce canta più alta
tra i ciottoli, parla più tenera tra i salici.

I meli e i peri hanno già ricevuto la fioritura rosea e bianca,
e tremando la innalzano nell'azzurro.

Sotto ogni mazzolino di fiori, fa capolino il cartoccetto delle foglie;
fra poco la buccia si romperà e le foglie si apriranno piccine, tenere,
lustre.

Alla grondaia sono arrivate le rondini e rattoppano i buchi dei vecchi
nidi; volano, svolano, ancora portando intorno un riflesso del gran
mare che hanno attraversato.

Sui, ramoscelli più nuovi della macchia si posano le capinere,
attillate e svelte, attente ad esplorare l'orto.

Dinanzi alla casa tubano le tortore... pensando al nido.
Per tutta la valle scende un vento fresco, e spazza, spolvera,
scioglie gli ultimi nodi dell'inverno; porta nel sole il fumo dei camini,
il suono delle campane, le prime libere canzoni.

Buona primavera!

domenica 14 marzo 2010

Persuasione di Jane Austen

Lo so, lo so… le reazioni al nome di questa scrittrice sono sempre contrastanti. C’è a chi in genere parte involontario uno sbadiglio e a chi s’illumina lo sguardo. Prima di Persuasione direi che appartenevo anch’io alla prima categoria. Certo, di fronte a uno scrittore o scrittrice che sia, è giusto e anche doveroso collocarsi mentalmente nel periodo storico di riferimento, e io cerco sempre di applicare questa metamorfosi, però quei ricevimenti, le pause tè con biscottini che durano pagine e pagine per me sono estenuanti, così come i pettegolezzi vari di classe… (e qui, per queste cose, la mia Luna Gemelli non sembra funzionare molto) pur riconoscendo lo stile e l’eleganza della penna della Austen e una certa maestrìa nel delineare un personaggio, anche uno qualunque. Persuasione non è diverso. E allora vi chiederete perché scriverne una recensione. Perché, più che Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio (i suoi due libri più famosi insieme a Emma), quest’ultimo lavoro della Austen, pubblicato postumo dal fratello e composto tra il 1816 e il 1817, riesce a ripagare in pieno dei momenti morti che s’incontrano durante la lettura e delle lunghe pause passate tra chiacchiericci, salotti aristocratici ecc…, con un personaggio femminile - Anne Elliot - discreto e affascinante, delicato e forte allo stesso tempo, ingenuo e smaliziato, riservato e timido, dotato di grande cultura anche in quei momenti in cui sembrerebbe invece un personaggio solo passivo e senza spessore, e sottomesso al tempo in cui vive. Ho deciso di leggere questo libro dopo aver visto La casa sul lago del tempo con Keanu Reeves e Sandra Bullock, dove la protagonista lo citava come suo libro preferito. Trovandomelo davanti in una libreria, mi son detta: eh no!, allora lo devo leggere… sperando di non fuggire, come il solito, dai salotti bene. Non sono fuggita e, tolti i panni dell’epoca ai personaggi, credo che tutti potrebbero tranquillamente far parte del nostro presente… per via della loro complessità, delle loro riflessioni e prese di posizione che portano alla scelta oppure alla non scelta, rendendo quindi il romanzo molto moderno... con una terza persona narrante lei stessa critica nei confronti degli aristocratici e dell’epoca. Un avvertimento è d’obbligo! Trattasi di storia d’amore tra Anne e il Capitano Frederick Wentworth… ma anche di seconde possibilità, di amicizia, di pregiudizi, di scelte, di volontà, di tenacia sentimentale ed emotiva, di solitudine e di rinascita, il tutto inserito nel solito contesto di decoro e compostezza tipico della Austen. Si ha quasi l’impressione di crescere passo passo con Anne Elliot, in quel suo cammino che l’accompagnerà alla vera scelta, svincolandosi quasi dal suo tempo e dalle consuetudini della sua epoca. Ho apprezzato moltissimo questa lettura e forse ne ho ricavato anch’io un insegnamento: quello di non scappare sempre quando, in moltissime altre pagine di autori dell’epoca, si serve il tè con i biscottini aspirando invece a un più moderno tè verde con zucchero di canna e con un muffin al cioccolato! Vado a fare merenda...

domenica 28 febbraio 2010

La sinastria perfetta solo sulla carta...

Mentre il profumo di dolce, di mele e di cannella mi riempie casa, spero non insieme all'odore di bruciato (ho la torta di mele in forno!), provo a descrivervi una sinastria sulla carta quasi perfetta, ma questa volta non per gioco, e a capire perché pare essere attualmente perfetta solo sulla carta.
Ormai un anno fa, aiutandomi con il prezioso libro di Maria Grazia Barilli che ho consultato in un’infinità di occasioni, L’Astrologia della coppia Ed. Xenia Tascabili, avevo costruito a hoc, giocando e scherzando, la mia sinastria ideale ed era saltata fuori questa combinazione sinastrica inventata:
Ho avuto invece modo di analizzare ultimamente una vera sinastria, cioè una vera comparazione tra due persone, due temi natali… che chiamerò, per semplicità e comodità e per non fare qualche gaffe, Lui e Lei.
Quando ho visto la prima volta questa sinastria ne sono rimasta entusiasta, per gli aspetti, per le case coinvolte, per l’incastro dell’uno nel tema dell’altra e per aver letto lì, in quel grafico, una massima di Theodor Wiesengrund Adorno che per me è il massimo quanto a bellezza e a descrizione di cos’è e cosa potrebbe/dovrebbe essere l’amore:
«Sei amato solo quando puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza.»Perché ho letto in quel grafico sinastrico armonia, un bell’incastro di forze e debolezze, dove era forte Lui magari era debole Lei ma ecco che un trigono era presente a unire i due aspetti, invece nulla si è concretizzato e tutto è rimasto sulla carta, lì dove probabilmente è nato.
Tanto per iniziare ad analizzare la sinastria, le due persone sono coetanee, perciò i pianeti generazionali sono congiunti e vanno a formare nel tema dell’altro quello che già è presente e che la persona vive. Ho letto in diverse occasioni e contesti che i pianeti generazionali diventano importanti quando formano aspetti con i pianeti personali dell’altro e con l’ASC e la settima casa dell’altra persona. Tra persone della stessa età questi aspetti non fanno che rimarcare quanto è già presente nei rispettivi temi individuali. Sono, al contrario, molto più importanti da analizzare tra persone di età differenti, proprio perché non avviene lo stesso incastro presente in origine nel tema di persone coetanee e questi aspetti dei pianeti lenti vanno solitamente a smuovere sempre qualcosa dell’inconscio dell’altra persona.
Nel caso che ho avuto modo di studiare, le due persone sono appunto coetanee e i tre pianeti generazionali sono quasi congiunti al grado.
Passando agli aspetti che mi hanno fatto gridare al primo sguardo alla possibile nascita di un bell'amore, è presente il Giove di Lui congiunto al grado esatto al Sole di Lei, le Lune sono pure congiunte e tra gli aspetti considerati però minori, ma secondo me sempre molto forti, il Saturno di Lui in quintile sempre al Sole di Lei.
L’ASC e il Saturno di Lei fanno un trigono al Sole di Lui.
Passando agli aspetti affettivi e sessuali si trova la Venere di Lei che fa faville nel tema di Lui:
si congiunge con appena un grado di scarto a Mercurio, con qualche grado di scarto in più alla Venere. Trigona il Saturno e in modo spettacolare, visto che è al grado esatto, anche il Nettuno di Lui.
I due presentano anche un bell’aspetto di sestile esatto tra Giove e Saturno e un trigono altrettanto bello tra Saturno e Plutone.
Ci sono tanti altri aspetti armonici, diverse congiunzioni che dicono essere il vero collante di un rapporto e come aspetti negativi nulla di così drammatico o pesante. Anche l’aspetto in tal senso più preoccupante, il quadrato del Marte di Lui al Sole di Lei, è troppo largo per potersi manifestare in tutta la sua potenza e comunque non di certo all’inizio di una conoscenza.
La comunicazione (nei fatti però solo sulla carta!) è buona, i due Mercurio non sono in diretto aspetto tra loro, ma quello di Lei riceve il sestile di Marte e quello di Lui la congiunzione di Venere e il sestile stretto della Luna femminili.
Le due Venere sono molto sollecitate e con aspetti positivi, così pure come gli aspetti che indicano una buona sessualità e affinità. Anche le case astrologiche di contatto tra i due sono tra le più rilevanti in un rapporto sentimentale, le più coinvolte dagli aspetti sono difatti la 4a (dovrebbe indicare un buon grado d’intimità e di contatto profondo), la 7a (la casa delle relazioni) e la 5a (l’amore, i divertimenti, gli svaghi, i figli), esattamente da manuale.
Saturno non sembra nemmeno lui essere di ostacolo a questo rapporto, eppure qualcosa non è andato, non si è sviluppato e non è nemmeno cresciuto né avuto forse la possibilità e la forza di farlo.
Ci tenevo particolarmente a riportare l’esperienza di queste due persone che conosco, perché è emblematica della mia ultima frase scritta in quel precedente post sulla sinastria, ovvero:
Poi si sa, di fronte alle scelte personali e individuali molto spesso non c’è sinastria che tiene e che regge agli impatti destabilizzanti della realtà quotidiana e delle singole personalità entrate in relazione.
In questo caso è andata probabilmente così. Questa esperienza è servita da lezione anche a me che sto ancora studiando la materia affinché ci sia sempre un certo distacco nel vedere e valutare le cose e soprattutto affinché non ci si faccia prendere troppo da un facile entusiasmo che, evidentemente, poco ha a che fare con l’astrologia, perché il contesto sociale, le scelte individuali e le singole personalità che entrano in gioco in un rapporto sono sempre più forti di qualsiasi legame. Sono giunta a questa conclusione.
Per lasciare un messaggio al Lui della sinastria, avrei voluto dirgli se avessi avuto modo di conoscerlo, invece che starmene lì ad analizzare la sua possibile sinastria non maturata, di aprire di più gli occhi e alla Lei di questa virtuale coppia, visto che le voglio bene, di tenerli invece un po’ più chiusi, in modo da non farsi coinvolgere subito troppo peccando, come ho fatto io vedendo la sinastria sulla carta, di un facile e prematuro entusiasmo prima di conoscere realmente e profondamente una persona.
Concludo sollevando un ulteriore dubbio… non è che, astrologia a parte, aveva ragione Gibran quando scrisse che «L'amore non dà nulla fuorché sé stesso, e non coglie nulla se non da sé stesso. L'amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto poiché l'amore basta all'amore.»?

martedì 16 febbraio 2010

Impercettibile

* * * * *
Impercettibile
cammino
di un petalo,
solitario.

* * * * *


Tu non crederesti
che sono racchiusa
proprio in quel petalo lì,
sfrontato…

T’infastidisce,
con la sua levità
con il suo delicato ciondolare in aria
… ritmato,
svogliato
il suo lento planare.

È troppo colorato
e sfrenatamente vivo
(solo per cadere),
per arrendersi
sul tuo cammino,
eppure…

Sì,
passa oltre.
Più avanti,
all’ombra di un cipresso
… magari qualcun altro,
non io,
ti sorriderà.


* * * * *
Essenza,
linfa cremisi
di una presenza.

* * * * *