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domenica 25 marzo 2012

Primavera e poesia

Impegnata con la sessione d'esami, settimana scorsa mi sono persa ben due eventi:
la giornata mondiale della poesia e l'inizio della primavera, entrambi del 21 marzo.

Per il primo evento, vedo di recuperare con pochi versi di una poetessa da poco scomparsa, Wisława Szymborska, che hanno un significato profondo seppur racchiuso in poche parole, in linea poi con la vita frenetica di questi tempi e con la perenne lotta con il tempo e con la sua mancanza:

La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per aggiungere qualcosa.

Per il secondo evento, oggi ho recuperato dedicandomi a piante e fiori, sotto un bel sole primaverile... buona primavera!

venerdì 9 marzo 2012

Duetto celeste...

E stavolta non c'è nuvola che tiene, ce l'ho fatta anch'io!
Ne scrivono anche i siti di meteo, oltre che i tanti di astrologia e anche a ragione devo dire.
Venere e Giove stanno illuminando in modo particolare il cielo di queste sere, fino a quando si congiungeranno verso il 14 marzo. Una congiunzione considerata benefica, anche se a livello individuale si sa che tutto va inquadrato all'interno del proprio tema natale, nel mio ad esempio fanno quadrato con altri pianeti ma, analisi astrologica a parte, è bello quando si mostrano così o quando capita che la luna sorrida per una volta a tutti.
È vero che a stare sempre con il naso all'insù si rischia spesso d'inciampare, però ne vale la pena.
Lo spettacolo è a Ovest, Venere piccina che guarda verso Giove.
Mi fanno tenerezza e mi fanno apparire il cielo piccolo, familiare, vicino...
Non perdeteveli!

Sopra le case
si parlano in silenzio
Venere e Giove.

giovedì 1 marzo 2012

Ingranaggi filosofici...

Una contorsione mentale dovuta alla preparazione dell'esame di filosofia...


«...ciò che appassiona gli uomini, e appassionava me, non è tanto il sapere come io sono, perché la scienza saprà sempre dirmelo; è il sapere perché io sono.»
J. Guitton Un siècle, une vie.

domenica 19 febbraio 2012

Il libro ritrovato...

Anche i libri hanno la loro storia... anzi, più storie in base al percorso che fanno, alcuni ininterrottamente da quando qualcuno li acquista e continua a passarli di mano in mano.
Neve di Maxence Fermine ha una bella storia.
Era stato un acquisto per caso, come capita a tanti libri, già sette o anche otto anni fa.
Mi era piaciuto, era sottolineato, qualche pagina era messa in evidenza da una piegatura (purtroppo ho questo brutto vizio!) e un'altra copia doveva anche finire per regalo a una persona che, invece, per i casi della vita, per via di scelte, di sgambetti ecc... non ho mai più rivisto a libro ormai acquistato.
A un certo punto quindi ero in possesso di ben due copie, ho sempre prestato i libri e sempre lo farò. In genere ritornano, quelle due copie di Neve non hanno mai più fatto ritorno.
In internet ormai si trova di tutto, così riuscivo ogni tanto a recuperare una frase, una citazione, un pensiero... ma ecco che per lo scorso Natale proprio Neve mi giunge per regalo da un'amica, sorpresa!
Il suo è stato un percorso travagliato, ma in un certo senso dopo parecchi anni il libro è tornato a casa!
Ed ecco una bella definizione di poeta:
"In verità, il poeta, il vero poeta, possiede l'arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un'opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l'ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all'altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell'immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola."

sabato 11 febbraio 2012

Wisława Szymborska

Ho scritto di lei già in passato, questa volta lo faccio per salutarla.
Ho appreso per caso domenica scorsa da Saviano, ospite della trasmissione di Fazio, che se n'è andata il 1° febbraio e sono rimasta lì in piedi davanti alla tv, dispiaciuta e commossa, ad ascoltare le bellissime parole di Saviano a lei dedicate.
Lascio anche il video, perché è davvero emozionante per come Saviano ha saputo descriverla e descrivere il suo fare poesia ed essere una grande, timida, discreta poetessa, io non ci riuscirei meglio:



Io la saluto a mio modo:

Nulla due volte

Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.


La poesia di cui Saviano legge solo l'ultimo verso è, invece, questa:
 
Ogni caso

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Entrambe queste poesie sono contenute nel suo volume Vista con granello di sabbia, edito da Adelphi, collana Biblioteca Adelphi.


E, purtroppo, insieme ad Alda Merini se n'è andata un'altra immensa e grande persona che, a sua insaputa, ha fatto e farà comunque parte a lungo della mia vita.

domenica 5 febbraio 2012

Panta rei

Lascio il risultato dell'esame di letteratura italiana al suo destino per proiettarmi verso uno dei prossimi *storia della filosofia* che, a sensazione e dopo aver seguito la prima lezione, non credo mi devasterà come il precedente.
Una sola lezione appunto ed ecco l'idea e la voglia di dedicare a questo nuovo mese quello che diceva Eraclito, più di duemila anni fa, ovvero che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume e che la mano immersa nelle sue acque non è mai bagnata dalla stessa identica acqua.
Da quello che finora ho appreso, l'espressione panta rhei os potamòs tradotto in tutto scorre come un fiume, ha in sé il tema del divenire, in contrapposizione a quello dell'essere, e il 'piccolo' frammento di verità secondo il quale l'uomo alla fine non può mai fare la stessa esperienza due volte, poiché ne cambiano i contorni, i presupposti e gli scenari per via del tempo trascorso e del mutamento interiore (considerazione attuale e moderna).
Lo dedico proprio a questo febbraio, perché mi piacerebbe provare a far scorrere tutto, senza controllo, senza pormi troppe domande e senza ritrovarmi nella solita condizione di chi ricerca qualcosa di non ben definito in qualsiasi momento, senza sosta alcuna, senza pace e soprattutto senza mai giungere alla fine della ricerca.
Lontano dalla nostra quotidianità, dalla frenesia dell'essere e del vivere di questo XXI secolo è ancora possibile ritrovare una sorta di saggezza del passato, fermarsi a pensare un attimo... anzi, no, smettere di pensare per un attimo solo con l'intento di provare a far scorrere tutto senza freni, un esperimento del come, del quando, del perché e di quel che viene e sarà.
In un certo senso mi piace anche l'idea di non essere sempre uguale un istante dopo l'altro, così come non lo è il tempo, il nostro rapporto con gli altri, la successione degli eventi ecc...

sabato 28 gennaio 2012

Finalmente la neve!

Vista con gli occhi dei mitici Peanuts:


I soliti interrogativi di genere...


La vena romantica presente in ogni singolo fiocco...



Chi l'ha detto che siamo tutti uguali?

sabato 21 gennaio 2012

I ladri romantici!

Quando vado un po' in crisi con i miei haiku, questi in particolare mi danno nuova carica e mi riportano sulla giusta via:

La bella luna
lasciata dal ladro
alla finestra.
«Daigu Ryōkan»

monaco zen itinerante e contemporaneo di Issa, ha vissuto secondo questo precetto: “sorriso in volto, parole d’amore”.

Che luna:
il ladro
si ferma per cantare.
«Yosa Buson»

Luna fredda:
nel rumore del ponte
io vado solo.
«Tan Taigi»

sabato 7 gennaio 2012

Er caffettiere filosofo

Fino alla fine di gennaio sarò immersa in versi, canti, sonetti, romanzi... la mia mente non riesce a vagare altrove nemmeno nei pochi momenti liberi del periodo.
Però devo dire che non è per nulla pesante, ho la fortuna d'imbattermi spesso in componimenti che apprezzo e che mi rendono più leggero lo studio di sette secoli di letteratura italiana!
(dividere l'esame in due moduli no eh?)

ER CAFFETTIERE FILOSOFO
L'ommini de sto monno sò l'istesso
che vaghi de caffè ner macinino:
c'uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
tutti quanti però vanno a un distino.

Spesso muteno sito, e caccia spesso 
er vago grosso er vago piccinino,
e ss'incarzeno tutti in zu l'ingresso
der ferro che li sfraggne in porverino.

E l'ommini accusì viveno ar monno
misticati pe mano de la sorte
che sse li gira tutti in tonno in tonno.

E movennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
senza capillo mai caleno a fonno

pe cascà ne la gola de la morte.

IL BARISTA FILOSOFO
Gli uomini di questo mondo sono come
i grani di caffè nel macinino:
prima uno, uno dopo, un altro dietro,
tutti vanno però verso il medesimo destino.

Spesso cambiano luogo, e spesso
il grano grande scaccia il grano piccolo,
e si incalzano tutti sull'ingresso
del ferro che li sfrange in polvere.

E gli uomini così vivono al mondo
mescolati per mano della sorte,
che li fa girare tutti in tondo.

E muovendosi ognuno lento o veloce,
senza mai rendersi conto calano sul fondo
per cadere nella gola della morte.

composta in un gennaio del 1833 dal romano Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), autore di 2279 sonetti che avevano uno scopo ben preciso, secondo quanto da lui stesso dichiarato: "Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che è oggi la plebe di Roma". E a posteriori il risultato c'è stato...

venerdì 30 dicembre 2011

Buon anno alla Lucy!

A tutti/e felice anno nuovo, che possa essere un anno corrispondente alle vostre aspettative!!

Alla ricerca della felicità...


venerdì 23 dicembre 2011

Buon Natale!

A tutte le persone che passano spesso e con regolarità da questo blog, a chi ci gira intorno guardandolo ancora con sospetto, a chi ci è capitato per caso e/o per sbaglio e non ricapiterà più, a chi resta in silenzio, a chi partecipa, approva, apprezza, critica, consiglia,

a chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore,
a chi saluta ancora con un bacio,
a chi lavora molto e si diverte di più,
a chi ha l'entusiasmo di un bambino e i pensieri di un uomo,
a chi va in fretta in auto ma non suona ai semafori,
a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse,
a chi spegne la televisione per fare due chiacchiere,
a chi è felice il doppio quando fa a metà,
a chi si alza presto per aiutare un amico,
a chi vede nero solo quando è buio,
a chi non aspetta il Natale per essere migliore,

a chi non smette mai di sognare,
ai testardi, a chi ci prova sempre e non molla mai,
a chi è in arrivo e a chi è in partenza,
a chi sta nel mezzo di un qualsiasi viaggio…

Buon Natale!

mercoledì 14 dicembre 2011

Astolfo sulla luna...

Le lacrime e i sospiri degli amanti,

l'inutil tempo che si perde a giuoco,

e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,

vani disegni che non han mai loco,

i vani desideri sono tanti,

che la più parte ingombran di quel loco:

ciò che in somma qua giù perdesti mai,

lassù salendo ritrovar potrai.

Per ritrovare il senno perduto da Orlando, il paladino Astolfo vola sull'Ippogrifo, magico cavallo alato, fin sulla luna dove si trova la ragione di tutti i folli che popolano il mondo.
Questa sera è stata una piacevole sorpresa ritrovare, il senno di certo no!, ma questi versi tratti dal Canto 34 dell'Orlando Furioso di Ariosto (sarebbe chiedere troppo che uscisse questo argomento in una domanda di esame?).
Del resto, si sa... la luna racchiude questo ed altro e sempre più follia!