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domenica 11 ottobre 2009

A testa in giù!

Piove.
In piedi.
Mani e pensieri nelle tasche posteriori dei jeans, che sono più comodo.
Occhi che guardano fuori, attraverso una finestra gocciolante, piovere.

Vorrei rimettermi ogni tanto a testa in giù, e ritornare ad essere comodo.
Infilarmi a letto e riuscire a dormire ancora in ginocchio, con la faccia affondata nel cuscino. E dormire bene, senza pensare né al passato – che cos’era? – né al presente – che cos’è? – né al futuro – che sarà? – e senza aver paura di soffocare.
Vorrei passare ore in piedi su una piccola sedia di plastica blu. Di quelle che se le tiri contro un muro… non si rompe la sedia, e non si rompe il muro. Si macchia solo un po’, il muro… ma quanto sarebbe bello vedere ancora quelle strisce appena appena accennate su quel bianco adulto, preciso e trattenuto!
Quanto mi piacerebbe, in piedi su quella sedia blu, seguire col mio dito una goccia, nella sua disperata corsa, pioggia… solo pioggia che bagnava, e non capivo come.
Ma era puro stupore vedere l’acqua scendere da chissà che posto, e finire in terra – così! – senza senso e senza motivo.
Scivolava un mio piede e cadevo sbadato dalla sedia, e piangevo… e allora credevo nascesse da lì la pioggia, una mia lacrima era pur sempre uguale a una qualsiasi goccia su quel vetro, no?
«Diamo un bacino e tutto passa!», e perché passava davvero?
E, invece, ora che so che le lacrime sono diverse – facilmente confondibili, ma diverse – dalle gocce di pioggia, perché non passa più?
E non torna neanche lo stupore…
Era troppo facile convincermi allora, quand’ero piccolo… oppure è troppo difficile adesso, che sono un uomo?

Piove.
Un borsone ancora aperto
sulla parete solo un raggio colorato della sua tela
non di quello che contiene.

Vorrei non dover più trovare per forza una spiegazione a tutto, vorrei tornare indietro per perdermi contento in un riflesso di qualcosa che non capivo, ancora.
Non era come adesso.
Ora che tutto ha un nome, ora che ogni oggetto è classificato sia per la sua funzione che per altro, allora era tutto da scoprire, e ora?
«Lele, cos’hai mangiato oggi? »
«Pi!», la mia risposta fino ai due anni e mezzo a quella che era diventata un tormento di domanda… perché facevo ridere, perché era impossibile che, per quanto mi piacesse (cosa?), io mangiassi in continuazione sempre Pi; colazione, pranzo, cena, biberon finale pieno di latte, che allora (non) era Pi.

Piove.
Mani e pensieri nelle tasche anteriori dei jeans,
con le mani tenute a lungo nelle tasche dietro
mi sento attraversare da un esercito di formiche.

Ormai so già che cosa sono, le formiche… non posso più metterne in bocca una per scoprire qualcosa in più.
Non funzionerebbe.
Se sono diventato un uomo è sicuramente grazie a qualcuno, a molti.
Se voglio ritornare bambino, devo per forza impegnarmi da solo.
Chiudo il borsone e mi metto le scarpe da ginnastica, senza lacci… che si cammina bene lo stesso, anche non allacciandole, perché potrei anche non saperle allacciare.
E, allora, che farei?
Non camminerei più?
Un giro veloce con la chiave che poi m’infilo nella tasca posteriore, che tanto a un pezzo di ferro non arrivano le formiche a far cambiare posizione, più che altro non darebbero fastidio.
Mi fermo un attimo davanti alla finestra e con un dito assorbo piccole gocce d’acqua sul vetro, quello che non potevo fare restando all’interno.
Due linee verticali, e due orizzontali… senza neanche pensarci, mi ritrovo a giocare sui vetri bagnati di pioggia a tris, da solo… parto dalla casella in alto a sinistra con una X, blocco subito la prima mossa in orizzontale con una O, vado avanti finché, arrivato alla fine, scopro che non ha vinto lo stesso nessuno – meglio così! – e che continuo a considerarlo un gioco senza senso.
Sempre con il borsone in spalla prendo a scendere le scale di corsa, che tanto le stringhe non si possono slacciare, e io non posso cadere.
Parto e lascio tutto, alla ricerca di un po’ di stupore. No… non è semplice stupirsi, non lo è più.
Io per stupore intendo quello che nasce ancora dai bambini, quello che parte prima dai loro occhi e poi, se una cosa è bella, si dilata in un sorriso… se una cosa è brutta, beh! Termina in lacrime.
Ma sempre stupore è.
Me ne vado solo un po’ in giro, ho bisogno di fare qualche prova, giusto per vedere se faccio ancora in tempo, visto che ho una trentina d’anni (sì, più o meno… un anno in più o in meno che cambia?) a tornare un po’ bambino, magari riuscirò ancora a stupirmi per qualcosa, e la pioggia mi farà ancora effetto.
Ma è difficile.
Perché quand’ero piccolo guardavo il mondo a testa in giù.
In piedi, mani in terra, e me ne stavo lì... a testa in giù.
E tutto era più bello.

4 commenti:

  1. Che bello Sonia, non lo conoscevo... ma è nuovo?

    "Se sono diventato un uomo è sicuramente grazie a qualcuno, a molti.
    Se voglio ritornare bambino, devo per forza impegnarmi da solo."

    E' vero, è un impegno costante... ma secondo me lui alla fine ce la farà... e anche noi ce la faremo sempre. :) ;)

    Un bacione grande grande

    Ally

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  2. No Ally, non è nuovo... era un mio esperimento passato di scrittura al maschile.
    Rispolverando scritti vecchi tento di farmi tornare l'ispirazione per lavori nuovi.
    Grazie per la lettura, buona settimana... un bacione!

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  3. Beh, mi sembra un esperimento ben riuscito... come sai anche anche ogni tanto piace provare a scrivere al maschile, è un bel modo per "rappacificarsi" col proprio sé maschile... col proprio Sole e Marte...
    Credo sia una cosa molto utile... almeno per me!
    Complimenti ancora, mi è piaciuto molto... come sempre d'altronde! ;)

    Un abbraccio, a stasera! :))))

    Ally

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