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lunedì 24 agosto 2009

Trova il tempo - antica ballata irlandese -

Trova il tempo di riflettere,

è la fonte della forza.


Trova il tempo di giocare,

è il segreto della giovinezza.


Trova il tempo di leggere,

è la base del sapere.


Trova il tempo d'essere gentile,

è la strada della felicità.


Trova il tempo di sognare,

è il sentiero che porta alle stelle.


Trova il tempo di amare,

è la vera gioia di vivere.


Trova il tempo d'esser contento,

è la musica dell'anima.



Parto domani per i miei sei giorni di mare e per visitare finalmente il Castello di Miramare a Trieste... è il primo viaggio organizzato (ho prenotato anche l'albergo!) che faccio ormai dopo anni, abituata ai viaggi on the road tra Francia e Spagna che di organizzato avevano solo il giorno di partenza e quello di rientro. Quest'anno Italia e vacanza all'insegna di sbattimento zero, almeno così me la immagino e la spero, visto l'anno particolarmente pesante.
Arrivederci a presto... vi auguro una buona continuazione!

martedì 11 agosto 2009

signora Libertà sul parapendio...

Le mie meritate (me lo dico da sola!) ferie sono iniziate direi alla grande, visto che i primi giorni li ho trascorsi magnificamente con amici e soprattutto con un amico, ormai storico direi, che non vedevo da molto e che finalmente è approdato dalle mie parti riuscendo così a visitare la mia zona anche se con una guida turistica per certi versi molto goffa, poco preparata e soprattutto decisamente poco guida.
Pochi giorni, ma intensi e ricchi di posti da vedere, per me rivedere, e da scoprire sempre nuovamente con occhi diversi.
In uno di questi giorni ce ne siamo stati tranquilli e svuotati a osservare i lanci con il parapendio a circa 1.500 mt. di altezza, provando - posso esprimere solo la mia forte emozione - un'incredibile sensazione di libertà... pur non volando direttamente, pur non avendo - per questa particolare passione - quella sana e vitale rotellina fuori posto che per esperienze simili è essenziale.
Insomma: accidenti alla mia paura del vuoto!

Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome

Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull'eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d'azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome


Sui campi sull'orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome

Su ogni soffio d'aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell'uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome


Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati
Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s'accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome

Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome

Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull'onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori
Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome



Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome

Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.


Paul Eluard

venerdì 31 luglio 2009

Le proiezioni

In questo nuovo post ho deciso di mischiare un po' di argomenti, ovvero libri e astrologia ma anche vita e amore. Niente di ciò si esclude a vicenda... anzi, a volte, s'incastra tutto alla perfezione... e per farlo prendo spunto da un bel libro (non fatevi ingannare dal titolo!) di Grad Marcia La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi del proprio principe azzurro (e non chiedetevi neanche troppo perché io ce l'ho!).
L'ho cercato qualche giorno fa tra i miei libri, ne volevo leggere una pagina in particolare perché mi ricordavo, ma non chiaramente, del discorso che questa principessa fa con il gufo che incontra:

"Sì, è così", replicò il gufo.
"Perché una persona ne ama un'altra
nello stesso modo in cui ama se stessa:
con tenerezza e accettazione
o con intransigenza e rifiuto."

Questo è un chiaro esempio di proiezione astrologica, un concetto che all'inizio dei miei studi ho faticato a comprendere ma che ora m'incuriosisce e riscontro invece spesso nei temi e nelle storie delle persone che conosco, e anche di quelle che non conosco ma che magari mi raccontano, e anche ovviamente in me stessa.

Che cos'è una proiezione?
Da quello che ho capito alla fine non è che lo specchio di noi stessi, quindi siamo noi riflessi il più delle volte negli altri e quello che proiettiamo esternamente non è altro che quello che abbiamo dentro.
Tutto quello che sentiamo non appartenerci, e spesso non sono solo le parti che noi rinneghiamo di noi stessi ma anche i nostri pregi e qualità migliori, lo spostiamo all'esterno e lo viviamo attraverso le persone che incontriamo e che ci affascinano e attirano.

In un tema natale ho letto che è la 7a casa il primo e chiaro esempio di proiezione, perché se questa casa contiene pianeti... questi indicheranno quello che noi andiamo cercando di noi stessi nel partner.

Per fare un esempio pratico... prendiamo un Giove in 7a, con questa posizione è molto probabile che la persona proietti sugli altri un desiderio di grandezza e conoscenza, un desiderio di crescita che può essere proiettato ad esempio su persone di cultura (e caspita se lo confermo!) oppure anche insegnanti, scrittori o persone comunque che hanno hobby di tipo culturale o che si presentano come 'culturalmente stimolanti', perchè rappresentano quella possibilità di crescere e di conoscere che è già dentro la persona, solo che non la vede e di conseguenza non la vive personalmente.
Per riappropriarsi di queste qualità, che appunto ricerchiamo negli altri ma che sono già nostre, in questo caso specifico occorre stimolare la propria voglia di migliorarsi e di conoscere.
Questo ovviamente era un esempio molto soft di proiezione e anche di belle qualità, ma se prendiamo il caso di una donna con una quadratura Sole-Marte l'effetto di questa proiezione sarà completamente diversa.
Marte è un pianeta maschile, quindi per una donna è più facile da vivere tramite la figura maschile, dapprima il padre e poi il partner, che direttamente attraverso se stessa.
In questo esempio, non riconoscendo la parte aggressiva al suo interno, potrebbe proiettarla incontrando e comunque restando affascinata da uomini che le fanno vivere anche questa parte che lei ha rinnegato, perché troppo aggressiva e violenta, quindi potrebbe incontrare uomini irruenti, grintosi, energici ma anche instabili, aggressivi e con poca pazienza.
Questo è quello che ho capito finora, sono dinamiche molto complesse non facili da riconoscere, da vivere e nemmeno da spiegare.

Ritornando invece al libro, a parte il suo farsi leggere tutto d'un fiato... fa luce secondo me sul percorso che ogni persona dovrebbe fare tenendo se stessa per mano, nel senso che insieme a questa moderna favola romantica e tragicamente reale che più reale non si può (la forma della favola è in questo libro un'astuta tecnica per far passare come favola quello che invece favola proprio non è), si capisce e apprezza l'importanza del rispetto, quanto sia importante riservarlo a se stessi per poterlo applicare anche nei rapporti con gli altri, andando oltre le convenzioni sociali di ogni tipo e per far sì che un sogno iniziale non si trasformi in un incubo per tutta la vita.
Per chiudere con il discorso delle proiezioni, sinceramente non credo occorra un libro per svelare una strada o per illuminare un pensiero o una percezione, nel senso che se questa lettura lascia qualcosa è perché siamo già in grado di captarne l'insito messaggio che fa già parte di noi. Ecco quindi, come si legge nella prima parte del libro, la storia di una principessa che trova il suo principe azzurro ma che scopre, come accade a milioni di donne (ma io aggiungo anche uomini per bilanciare principi e principesse!), che non è tutto azzurro ciò che somiglia al cielo...

giovedì 16 luglio 2009

Tempo

Esattamente come Sant'Agostino, che si domandava:

Che cos'è il tempo?
Se nessuno me lo domanda, lo so.
Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda
non lo so più.

anch'io m'interrogo spesso sul tempo, sulle coincidenze e sui vari intrecci che riempiono la vita di tutti i giorni. Mi affascinano le coincidenze, non credo sia una sorpresa visti anche i miei interessi, e i tanti "se mai" e "se avessi", ma tutto ciò non inteso assolutamente come rimpianti o la loro eventuale possibilità.
Anche il cinema pare aver buttato l'occhio su queste tematiche. Credo che il film più famoso di questo genere sia Sliging Doors di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow, storia di una ragazza londinese che a seguito di un tentato scippo perde la metropolitana. Il film mostra le due possibili vie che la vita della ragazza potrebbe intraprendere, per poi ricongiungersi nel finale che non ho mai apprezzato. Carino il film e tutto quanto, bella l'idea, ma toglietemi ogni volta il finale!, come se ci debba essere un "per forza" a tutti i costi e una spiegazione a ciò che reggerebbe bene anche senza, senza alcuna spiegazione aggiuntiva.
Il finale è come se mi dicesse: ok, ti è piaciuto? Guarda che era uno scherzo!
Altro film è Serendipity di Peter Chelsom con John Cusack e Kate Beckinsale e qui il rischio che dallo schermo coli un bel po' di miele c'è eccome, ma l'intreccio merita di essere seguito fino alla fine, anche se il destino in questo caso (va bene che è un film, però...) sembra essere fin troppo benevolo con i due protagonisti.
L'ultimo film, l'ho rivisto proprio ieri sera, è quello che tra i tre mi piace di più... ovviamente sempre con l'elemento tempo ecc... come filo conduttore.
La casa sul lago del tempo è un film di Alejandro Agresti con Sandra Bullock e Keanu Reeves e qui lascio direttamente spazio alla trama:
Kate Forster fa la dottoressa e Alex fa l'architetto. Vivono nella stessa casa ma non si sono mai visti. La dottoressa inizia una particolare corrispondenza con Alex, che ha preso il suo posto nella casa sul lago. Quando cominciano a scambiarsi lettere d'amore, scoprono di vivere a due anni di distanza. Kate e Alex cercano di conoscersi di persona ma è difficile incontrarsi se si vive in un diverso spazio temporale: devono venire a capo del mistero della loro storia prima che sia troppo tardi.
Mi piace la gestione del tempo, l'attesa, il ritorno finale al punto di partenza dove il signor tempo la fa da padrone assoluto.
Coincidenza... se così si può chiamare in questo caso, nel film la protagonista adora il libro Persuasione di Jane Austen, dopo aver visto il film l'ho comprato, l'ho letto ed è il libro della Austen che ho apprezzato di più!
In attesa di trovare altri film che hanno come elemento principale il tempo, le coincidenze, il destino e simili, lascio qui in chiusura una riflessione di un grande scienziato:
Il tempo è l'unico, vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere. ~ Thomas Edison ~

martedì 7 luglio 2009

Notte buia e sincera

Sono già uno dell'altra.
Ma questo amore veloce

dovrò renderlo arduo,
perché una vittoria

troppo facile non svilisca il valore della conquista.
da "La tempesta" di William Shakespeare


Mi dimentico sempre di chiudere bene la finestra, ma forse lo faccio proprio apposta, per essere svegliato dalla tenda che si gonfia e sgonfia, molestata da questa leggera e fresca brezza.

Notte fonda, sì.

La tenda continua a sfiorarmi e solleticarmi il braccio destro, disteso e abbandonato al di fuori del letto.
È notte fonda, e io mi alzo… perché la notte è più sincera del giorno.
Mi alzo e, mentre con una mano mi strofino gli occhi, con l’altra raccolgo la felpa blu che ho abbandonato sul tappeto, solo qualche ora fa. Mi piacerebbe, ma non posso ancora uscire fuori così come mi trovo, con il pantalone del pigiama e una maglietta bianca a mezza manica. Non avvertirei solo questa delicata brezza, ma freddo, freddo pungente… e non voglio rovinare questa notte stellata.

Raggiungo in terrazzo la sedia a dondolo. Per me, l’immagine ideale di chi è intento a fuggire dai propri pensieri, è sempre quella di una persona con una sigaretta appena accesa tra le dita e una bottiglietta di birra nell’altra mano.
Peccato! Io non fumo, e ho abusato di birra durante la serata appena trascorsa.
Così… non ho nessuna sigaretta tra le dite, e ho solo un semplice bicchiere di latte in mano.
Dondolando è ancora più bello perdersi in cielo, le stelle vanno e vengono, sembrano moltiplicarsi dondolio dopo dondolio, le vedo in cielo e anche nell’acqua del fiume che scorre portandosele via velocemente.

Lo sapevo che anche stanotte sarebbero arrivati… da qualche notte a questa parte arrivano sempre.
Mi fermo a fissarli, come sempre, mentre mi perdo in un lungo sorso di latte, bianco come il leggero vestito di lei.
Appoggio i piedi sulla sedia a dondolo, ogni volta mi diverto all’idea di trovarmi all’improvviso a testa in giù, ribaltato magari da una spinta meno regolare e un po’ più avventata… ma è tutta un’altra emozione non avere i piedi ben saldi in terra, e continuare a dondolare mentre vengo colpito da piccoli riflessi puri e luccicanti.
E quei due sono sempre lì, neanche questo dolce oscillare li fa andare via.
Quel ponte dev’essere il loro posto d’incontro… lei in una metà e lui nell’altra, come a delimitare da una parte qualcosa che è giusto, e dall’altra qualcosa che è sbagliato.
Ma ognuno supera la metà dell’altro, in questo incontro notturno, sorretti solo da un ponte sospeso di assi ordinate e scricchiolanti.
Un ondulato vento muove il vestito bianco di lei e, dispettosamente, cerca di oscurare la sua vista coprendo i suoi occhi con ciocche di capelli castani.

Spero non accada anche stanotte, mentre se ne stanno lì sul ponte, con le bocche divise solo da un soffio di respiro, ma già troppo lontane.

Invece, tutto si ripete, è un attimo… e un fiume pulsante di rosso prende a macchiare intensamente la felpa di lui, all’altezza del cuore.
Il momento di panico iniziale svanisce, per me e per lei, quando la giovane donna si accorge che nessun segno di disagio o dolore compare sul viso di lui. Scorre veloce quel fiume, e lei cerca, un po’ spaventata, di tamponare e chiudere quell’invisibile ferita, con le mani.
Non ci riesce, così sovrappone una mano all’altra, per premere di più… ma tutto quel sangue prende a scorrerle tra le dita, arrivando anche a macchiare la parte finale del suo vestito bianco.
Le assi del ponte si sporcano anch’esse. Una goccia resta per un po’ lì sospesa, finché non diventa troppo pesante e si getta nel fiume limpido, per lasciare il posto alla goccia successiva, e chissà a quante altre.
Ma sotto non si vede niente, e non perché sia buio, solo perché qualche goccia rossa non ha la forza di sporcare quel fiume limpido e veloce.
Mani nelle mani, mentre di rosso tutto si colora, così, si allontanano anche stanotte.
Le loro mani sono proprio le ultime a lasciarsi, lui è sempre il primo a voltarsi e ad andarsene, sporcando il suo percorso, passo dopo passo.
Lei resta lì, con gli occhi che vedono il capo chino di lui… che se ne va, con le mani in tasca, come se niente fosse… e come se la sua felpa improvvisamente non fosse più zuppa di rosso.

Questa notte, come le altre.

Finisco di bere il latte, tanto dopo poco solitamente se ne va anche lei.
Invece di rinfrescarmi e addolcirmi la gola, quel liquido mi va di traverso quando lei, invece che andarsene, si volta verso di me, appoggiando le mani sporche sulla scura ringhiera del ponticello di legno.
Rimetto i piedi in terra, ma non serve a far sparire quella figura bianca… mi alzo e raggiungo la ringhiera del mio terrazzo, di fronte a lei, e di fronte a quello che vorrei.

È notte fonda, ora più di prima.

Il vento sembra partecipare anche al nostro incontro, accarezzandole quel debole sorriso.
“Buonanotte…” trascina con sé il vento.
Quella bianca figura si distacca lentamente dalla ringhiera, e con lo stesso passo lento ma deciso, seppur nudo, con cui è arrivata… se ne va.
Scenderà in riva al fiume a lavarsi le mani, è quello che penso io.
Ma lei non lo fa, e se ne va con le mani sporche di sangue, strette e inermi lungo il corpo, e a piedi nudi.

Raccolgo da terra il bicchiere vuoto, prima di scaraventarlo involontariamente da qualche parte, soprattutto prima d’infrangerlo in piccoli riflessi.
Rientro in camera e mi sfilo la felpa per rimettermi a letto, che tanto, ormai, a quest’ora la notte non è più poi così sincera.
Non mi stupisco di trovare sulla maglietta bianca una macchia rossa, all’altezza del cuore… non mi stupisco.
La metto da lavare, la butto, o la lascio così?
Lei se n’è andata con le mani sporche… non ha voluto lavare via niente.
Cigola la sedia a dondolo, in questa notte buia e sincera…

Amore non è amore se muta quando scopre
un mutamento o tende a svanire quando l'altro
s'allontana. Oh no!
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
da "Sonetti" di William Shakespeare

domenica 28 giugno 2009

Come imparare l'astrologia

Invece di andare avanti, ho deciso di tornare indietro... un dietrofront deciso, una sterzata e via, si torna indietro!
Sono a un punto dei miei studi in cui so e non so, un punto in cui quello che mi sembra di sapere... ora mi sembra invece confusionario e troppo poco, sento poi di essere ancora carente in quelle che sono le basi dell'astrologia.
Come si legge nella quarta di copertina di Come imparare l'astrologia Manuale per il principiante, Marc Edmund Jones - l'autore - nella sua veste di pioniere dell'astrologia, com'è stato definito, dovrebbe aver scritto il miglior testo introduttivo a questa disciplina.
Continuando la lettura della quarta:
Il suo interesse critico per questa scienza risale al 1913 e da allora Jones è stato in contatto con due generazioni di illustri studiosi di tutto il mondo in questo campo. I suoi libri e i suoi numerosi altri scritti hanno lasciato un'impronta indelebile sull'interpretazione oroscopica, e hanno contribuito a dare all'astrologia un orientamento più efficace in una rigida prospettiva scientifica, portando quindi a una maggior precisione nell'esecuzione e nei risultati.
Ho superato ormai la metà del libro e devo dire che, in effetti, sia l'approccio alla materia che il modo di esporre l'intero quadro d'insieme non sono niente male.
Certo, è un libro che chi studia la disciplina da anni oppure può essere definito ormai direttamente astrologo a tutti gli effetti, troverà sull'inutile e proprio terra terra... ma per chi è interessato a iniziare questo studio potrebbe essere invece un buon inizio e un testo completo.
Mi piace, come ho scritto, l'approccio, il porsi di fronte a un grafico e quindi a un tema natale e di conseguenza a una persona, come semplici osservatori... non cercando di ricavarne subito tutto e l'impossibile di tutto, ma semplicemente fermarsi ad osservarlo.
Per dare comunque un'idea, riporto l'analisi della prima e più elementare suddivisione di un tema natale e le rispettive descrizioni.
"Una preponderanza di pianeti nella metà orientale della carta (specifico solo per chi è agli inizi inizi e dovesse imbattersi in questo articolo che in astrologia le direzioni dell'oroscopo sono l'esatto contrario di quelle sulle carte geografiche, con l'est quindi a sinistra, l'ovest a destra, il sud in alto e il nord in basso) genera una vita à la carte, mentre nell'emisfero occidentale un'esistenza a la table d'hòte. Gli individui del primo tipo sono assolutamente liberi di scegliere i propri cibi, mentre gli altri prendono ciò che viene loro servito, ed, a paragone, hanno solamente una minore possibilità di scelta."
E ancora:
"Quando nell'insieme i pianeti si trovano a sud, cioè al di sopra della linea centrale dell'oroscopo, si dice che la vita è completamente oggettiva, o legata esclusivamente alle cose pratiche e tangibili."
...
"Quando i pianeti si trovano prevalentemente a nord, o al di sotto della linea centrale della carta, la vita è esclusivamente soggettiva, ovvero legata soprattutto ai problemi dell'anima e dello spirito."
Questa prima osservazione è già possibile solo guardando il grafico di un tema natale, senza ancora conoscere alcun simbolo zodiacale.
Difatti, all'inizio, nel testo si trovano dei cerchi (il cerchio zodiacale) con all'interno dei segnetti neri (i pianeti) all'interno di precisi spazi (le case) che hanno come simbolo d'inizio delle gocce (i segni), ma tutto ciò si scoprirà in seguito.
Ho trovato, infine, curiosa quest'affermazione che si legge nella prefazione:
"Niente viene spiegato se non nel momento in cui è necessario usarlo. Ciò che in normali termini pedagogici si chiama imparare facendo".
Per cui, aggiungo, non sentitevi all'inizio degli stupidi se per studiare astrologia vi troverete a contare quanti segnetti neri sono presenti da una parte piuttosto che dall'altra, oppure all'interno di uno spazio ben definito!

mercoledì 17 giugno 2009

Gabbiano

Ritrovandomi
in un sospiro,
tremasti…

Tremasti,
come ali di gabbiano
scosse da un vento avverso.

Lui come te,
incerto se planare
a ridosso dell’onda
o in attesa del tramonto
quietarsi sopra un faraglione.

Sotto allo scoglio
solo una pozzanghera,
il suo immenso mare…
frammenti del tuo perduto pianto.

domenica 7 giugno 2009

Come si vestono loro, non lo fa nessuno! - lista 1 -

Di libri è proprio vero: posso definirmi una fanatica!
Una libreria per me è un luogo sacro, serenità all'ennesima potenza e tempo che scorrerebbe all'infinito se ogni volta non ci fosse con me qualcuno a trascinarmi via, quasi sempre comunque a malincuore.
I libri portano subito alla mente le parole, le storie che contengono, i personaggi, l'informazione e la didattica anche... ma un libro è solo questo?
No di certo.
Non per me almeno.
Un libro può essere anche immagini, rapide percezioni, colori, comunicazione senza la presenza delle parole, ecco... comunicazione.
Comunicazione anche grafica.
Ho cercato, selezionato (con criteri del tutto personali imputabili al mio personale gusto), raccolto e messo assieme venti copertine.
Non ho letto tutti questi libri (qualcuno sì però!), alcuni non so nemmeno di cosa trattino, se siano dei saggi, dei fantasy, dei gialli, dei romanzi rosa o cos'altro, ma ho provato ugualmente a farmi trasmettere qualcosa, così... per una volta senza le mie amatissime parole (sempre rigorosamente scritte, ovvio!).
Ci sono le copertine di tipo minimalista, come le prime che seguono, il cui intento forse è proprio quello di lasciare spazio interamente al contenuto del libro... alcune volte rispecchiando sempre la linea adottata dalla casa editrice, poiché tutti i libri sono così (ad esempio quelli Adelphi), anche se poi raramente, soprattutto per la linea adottata per tutti i libri di una collana o casa editrice, la copertina ne rispecchierà anche il genere e il contenuto stesso.
Qui ci sono tre esempi di questo tipo di copertine, le ultime due rispecchiano più la linea grafica adottata dall'editore, mentre la prima è un bell'accostamento tra titolo ed immagine.

Tutte quelle che seguono invece cercano di dare un'impronta precisa.
Alcune sono volutamente ironiche, altre evocative, altre ancora metaforiche, altre cercano (e di certo è anche un'operazione di marketing) di creare nell'immediato un contatto, dettato da curiosità, da un'emozione o da altro, con chi prenderà in mano quel libro.
Io mi sono accorta di prendere in mano spesse volte, e solo per un discorso di copertina, i libri della Voland (qui riporto La mala morte) e di Neri Pozza (qui trovate Caffè Babilonia e Agnes Browne nonna).
Ad ogni modo, eccole tutte qua nel loro diverso modo di comunicare e presentarsi al futuro lettore che, ovvio, non comprerà un libro esclusivamente sulla base della copertina, ma qualche volta capita anche questo, parola di accanita lettrice!





Volutamente lasciata per ultima la mia preferita, finora.

lunedì 1 giugno 2009

Non ci pensare...

Pare sia girato in ogni angolo del web e in tutte le lingue, l'hanno passato anche in radio ecc... eppure questo famosissimo monologo io non lo conoscevo (o non mi ricordavo di conoscerlo!), ma sento che leggerlo mi fa bene e voglio tenermelo a portata di mouse.
Contiene quella giusta punta di saggezza velata da una punta d'ironia, che mi piace e appunto mi fa bene.
Il film è The big kahuna, io non l'ho visto ma rimedierò!, e questo è il monologo:

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...

Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E' il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell'accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta.

domenica 24 maggio 2009

Faro

Sarai sempre faro
di mie utopie
perdute

nascosto
da crinali d'inquietudine,
e occhiali da sole.

Riflesso sull’acqua
~ proprio come te ~
un sussulto
~ dal nulla ~
a rivelare una strada.



Ma quando ai miei piedi
ci sarà solo una pozza,
di lacrime
trucco
e acqua sporca

oltre la scogliera
di una vita
che non perdona
e non dimentica,
tu faro
~ se calpesto l'anima ~
mi farai ancora luce?

Continuando a cercarti...

F~orse
A~ffogherò
R~itrovando
O~cchi scuri…

domenica 17 maggio 2009

Ho sceso... Eugenio Montale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Ho sceso fa parte di "Xenia", una sezione della raccolta "Satura", che raccoglie la produzione poetica di Eugenio Montale che va dal 1962 al '70. Xenia si compone di ventotto epigrammi, tutti dedicati a Drusilla Tanzi, moglie del poeta scomparsa nel 1963 a cui ha dedicato anche questa poesia, una tra le mie preferite... leggera e malinconica allo stesso tempo.

giovedì 7 maggio 2009

Tokyo Blues Norwegian Wood




E alla fine ci sono arrivata anch'io... a ricordare le parole, le immagini, i suoni, gli odori di Tokyo Blues Norwegian Wood di Haruki Murakami, non un artista scrivente ma uno scrittore vero, come l'ha definito un mio amico in una sua recensione.
Ci sono libri che restano dentro per sempre, e questo è uno di quelli che rappresenta un pezzetto di me.
Titolo più nome fanno una specie di scioglilingua per chi non lo conosce; un libro invece stupendo per altri, e di certo per me che l'ho letto… anzi, direi divorato, e uno scrittore certamente da leggere e rileggere anche se il romanzo non appartiene al proprio filo narrativo preferito (Murakami stesso lo definisce un romanzo d'amore «molto personale» e lo dedica ai suoi amici «che sono morti e a quelli che restano»), e, come lui stesso ha dichiarato, non appartiene neanche al suo genere… visto che Norwegian Wood resta il suo unico esperimento in tal senso, almeno nelle intenzioni.
Noruwei no mori (Norwegian Wood) è il titolo originale, tratto da una famosissima canzone dei Beatles che porta lo stesso titolo. All’interno ci sono riferimenti ad altre canzoni di quell’epoca dai Beatles appunto, ai Doors, da Bill Evans a Miles Davis.
La prima edizione risale ormai al 1987, successivamente pubblicato in Italia nel 1993 da Feltrinelli con il titolo di Tokyo Blues e nel 2006 da Einaudi con una nuova edizione e il ritorno al titolo originale.
Tōru Watanabe, Naoko, Kizuki, Midori Kobayashi, Momoko Kobayashi, Reiko Ishida, Nagasawa, Hatsumi, “Sturmtruppen" sono tutti i personaggi del libro.
Midori e Naoko i due personaggi femminili che meritano una stelletta in più sicuramente.
L’una l’opposta dell’altra, una sfuggente, bella, raffinata, chiusa nel suo silenzio ricco di sensazioni vibranti e soffocate… l’altra spregiudicata, di un’intelligenza viva, buffa, ironica.
Forse Midori e Naoko insieme creerebbero l’immagine e l’ideale di donna perfetta per molti uomini, per Toru sicuramente... indeciso fino alla fine, poiché entrambe racchiudono tutto.
Murakami fa vivere questi personaggi, li si sente vicini, si percepiscono le loro ansie, i loro timori, le loro gioie, che vivono in una storia raccontata in un lungo flashback da un narratore trentaquattrenne. Il periodo è quello delle rivolte studentesche in Giappone, che va dalla metà del 1968 all’ottobre del 1970.
C’è chi ha scritto che questo libro è noia pura, che i protagonisti bevono e fanno sesso e fanno sesso e bevono ma non è questo, non è solo questo.
A me la sua lettura per i giorni seguenti ha lasciato dentro un vuoto assurdo, che non credo di riuscire neanche a spiegare.
Al suo interno, e quindi in un unico libro, ho trovato quello che volevo:
amore, un amore totalizzante anche se appena accennato… fatto addirittura di ripicche, di risate, un amore quasi infantile ma proprio in questo vi ho letto la sincerità dell’autore nel descriverlo in quel modo, non cercando l’idillio.
E poi ha parlato di vita e di morte.
E parlando di morte l’ha fatto considerandola non in antitesi alla vita, ma al suo interno.
Ha parlato di persone che scompaiono e che smettono per scelta o per solitudine di vivere.
È un libro che anche dal ripiano della libreria riesce a trasmettere qualcosa: in un ricordo, in una scena che ritorna in mente, in uno dei personaggi... e chi ha intenzione di leggerlo non prosegua qui nella lettura del passo più bello, poesia pura:

Aprii il coperchio del barattolo e lasciai uscire la lucciola, posandola sull'orlo del serbatoio che era alto due, tre centimetri. La lucciola non sembrava rendersi bene conto della nuova situazione. Vacillando fece un giro attorno a un bullone e posò le zampette su una crosta di vernice. Provò a fare qualche passo a destra, ma quando si rese conto che la strada lì era sbarrata, ritornò a sinistra. Poi, impiegando un po' di tempo, riuscì ad arrampicarsi fino alla testa del bullone, dove si fermò. Quindi restò lì ferma come se fosse morta.
Io, appoggiato alla ringhiera, guardavo la lucciola. Tutti e due restammo a lungo così, perfettamente immobili. L'unica cosa che si muoveva attorno a noi era il vento. Nell'oscurità si sentiva il fruscio delle fitte foglie del keyaky.
Continuai ad aspettare a lungo.
Fu solo dopo molto tempo che la lucciola si sollevò in volo. Come se si fosse risvegliata all'improvviso, allargò le ali e un attimo dopo aveva già oltrepassato la ringhiera e fluttuava nell'oscurità. Poi, quasi volesse recuperare il tempo perduto, disegnò un rapido arco nell'aria accanto al serbatoio. Restò ferma lì per un pò a guardare la sua scia di luce confondersi col vento, poi finalmente si allontanò in volo, direzione est.
Anche dopo che la lucciola era scomparsa, la sua scia luminosa restò ancora a lungo dentro di me. Nel buio totale dietro i miei occhi chiusi, quella piccola pallida luce continuò a vagare molto a lungo, come uno spirito inquieto.
In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. La mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un pò più avanti delle mie dita.

Io intendo rileggerlo... buona lettura a voi!