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mercoledì 24 marzo 2010

Forse la primavera...

Mai come quest'anno l'inverno - emotivo e reale - mi è sembrato interminabile, qualcosa d'infinito e di troppo lungo. Non (?) per l'ultima bolletta del metano, o per la neve che s'è vista poco tempo fa, il perché di preciso non lo so nemmeno io... la forte sensazione interiore era quella che sarebbe stato difficile levarsi di dosso quest'ultimo inverno.
Invece capita una mattina qualunque, all'improvviso come del resto lo è anche il corso della vita, capita una mattina che in uno dei vasi che ho sul balcone, dove all'inizio dell'autunno avevo piantato i miei primi bulbi, s'intravede timida e incerta una puntina verde, poi un'altra insieme a una prima fogliolina un po' arricciata ancora per il freddo e un'altra ancora fino a oggi che la primavera richiama prepotente il suo tempo, a discapito di giornate belle o brutte, di sole o di pioggia, di umore nero o allegro, di giornate calme o frenetiche, a discapito proprio di tutto.
Non so se in un certo senso questo scorrere continuo e inarrestabile del tempo sia rassicurante o fastidioso e snervante.
C'è qualcosa che vive e continua al di là di noi, delle nostre emozioni, delle nostre vite e del nostro tempo. Tetra riflessione?
Provvedo a rallegrare i toni con l'esplosione di colore che ho in questi primi giorni di primavera sul balcone di casa mia. E in un certo senso a vivere da soli ci si toglie anche queste soddisfazioni, altrimenti frenate da commenti, pareri e il più delle volte consigli non richiesti sul perché il vaso lo fai così pieno, che qui davanti a casa non lo puoi mettere, che guarda che lì ingombra ecc... ecc...








Quando faccio queste riflessioni mi torna in mente prepotente sempre Baricco col suo Novecento, questo passaggio in particolare che adoro:

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri.
Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono.
Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave".
Ci rimasi secco.
Fran.

E, visto che come mio solito ho mescolato tutto per benino, ecco una bella poesia di Giuseppe Fanciulli dedicata alla primavera, sperando sia tale in tutti sensi:

La primavera è il tempo degli arrivi. Al torrente è arrivata tanta
acqua nuova dai nevai che si sfanno, e la sua voce canta più alta
tra i ciottoli, parla più tenera tra i salici.

I meli e i peri hanno già ricevuto la fioritura rosea e bianca,
e tremando la innalzano nell'azzurro.

Sotto ogni mazzolino di fiori, fa capolino il cartoccetto delle foglie;
fra poco la buccia si romperà e le foglie si apriranno piccine, tenere,
lustre.

Alla grondaia sono arrivate le rondini e rattoppano i buchi dei vecchi
nidi; volano, svolano, ancora portando intorno un riflesso del gran
mare che hanno attraversato.

Sui, ramoscelli più nuovi della macchia si posano le capinere,
attillate e svelte, attente ad esplorare l'orto.

Dinanzi alla casa tubano le tortore... pensando al nido.
Per tutta la valle scende un vento fresco, e spazza, spolvera,
scioglie gli ultimi nodi dell'inverno; porta nel sole il fumo dei camini,
il suono delle campane, le prime libere canzoni.

Buona primavera!

domenica 14 marzo 2010

Persuasione di Jane Austen

Lo so, lo so… le reazioni al nome di questa scrittrice sono sempre contrastanti. C’è a chi in genere parte involontario uno sbadiglio e a chi s’illumina lo sguardo. Prima di Persuasione direi che appartenevo anch’io alla prima categoria. Certo, di fronte a uno scrittore o scrittrice che sia, è giusto e anche doveroso collocarsi mentalmente nel periodo storico di riferimento, e io cerco sempre di applicare questa metamorfosi, però quei ricevimenti, le pause tè con biscottini che durano pagine e pagine per me sono estenuanti, così come i pettegolezzi vari di classe… (e qui, per queste cose, la mia Luna Gemelli non sembra funzionare molto) pur riconoscendo lo stile e l’eleganza della penna della Austen e una certa maestrìa nel delineare un personaggio, anche uno qualunque. Persuasione non è diverso. E allora vi chiederete perché scriverne una recensione. Perché, più che Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio (i suoi due libri più famosi insieme a Emma), quest’ultimo lavoro della Austen, pubblicato postumo dal fratello e composto tra il 1816 e il 1817, riesce a ripagare in pieno dei momenti morti che s’incontrano durante la lettura e delle lunghe pause passate tra chiacchiericci, salotti aristocratici ecc…, con un personaggio femminile - Anne Elliot - discreto e affascinante, delicato e forte allo stesso tempo, ingenuo e smaliziato, riservato e timido, dotato di grande cultura anche in quei momenti in cui sembrerebbe invece un personaggio solo passivo e senza spessore, e sottomesso al tempo in cui vive. Ho deciso di leggere questo libro dopo aver visto La casa sul lago del tempo con Keanu Reeves e Sandra Bullock, dove la protagonista lo citava come suo libro preferito. Trovandomelo davanti in una libreria, mi son detta: eh no!, allora lo devo leggere… sperando di non fuggire, come il solito, dai salotti bene. Non sono fuggita e, tolti i panni dell’epoca ai personaggi, credo che tutti potrebbero tranquillamente far parte del nostro presente… per via della loro complessità, delle loro riflessioni e prese di posizione che portano alla scelta oppure alla non scelta, rendendo quindi il romanzo molto moderno... con una terza persona narrante lei stessa critica nei confronti degli aristocratici e dell’epoca. Un avvertimento è d’obbligo! Trattasi di storia d’amore tra Anne e il Capitano Frederick Wentworth… ma anche di seconde possibilità, di amicizia, di pregiudizi, di scelte, di volontà, di tenacia sentimentale ed emotiva, di solitudine e di rinascita, il tutto inserito nel solito contesto di decoro e compostezza tipico della Austen. Si ha quasi l’impressione di crescere passo passo con Anne Elliot, in quel suo cammino che l’accompagnerà alla vera scelta, svincolandosi quasi dal suo tempo e dalle consuetudini della sua epoca. Ho apprezzato moltissimo questa lettura e forse ne ho ricavato anch’io un insegnamento: quello di non scappare sempre quando, in moltissime altre pagine di autori dell’epoca, si serve il tè con i biscottini aspirando invece a un più moderno tè verde con zucchero di canna e con un muffin al cioccolato! Vado a fare merenda...

domenica 28 febbraio 2010

La sinastria perfetta solo sulla carta...

Mentre il profumo di dolce, di mele e di cannella mi riempie casa, spero non insieme all'odore di bruciato (ho la torta di mele in forno!), provo a descrivervi una sinastria sulla carta quasi perfetta, ma questa volta non per gioco, e a capire perché pare essere attualmente perfetta solo sulla carta.
Ormai un anno fa, aiutandomi con il prezioso libro di Maria Grazia Barilli che ho consultato in un’infinità di occasioni, L’Astrologia della coppia Ed. Xenia Tascabili, avevo costruito a hoc, giocando e scherzando, la mia sinastria ideale ed era saltata fuori questa combinazione sinastrica inventata:
Ho avuto invece modo di analizzare ultimamente una vera sinastria, cioè una vera comparazione tra due persone, due temi natali… che chiamerò, per semplicità e comodità e per non fare qualche gaffe, Lui e Lei.
Quando ho visto la prima volta questa sinastria ne sono rimasta entusiasta, per gli aspetti, per le case coinvolte, per l’incastro dell’uno nel tema dell’altra e per aver letto lì, in quel grafico, una massima di Theodor Wiesengrund Adorno che per me è il massimo quanto a bellezza e a descrizione di cos’è e cosa potrebbe/dovrebbe essere l’amore:
«Sei amato solo quando puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza.»Perché ho letto in quel grafico sinastrico armonia, un bell’incastro di forze e debolezze, dove era forte Lui magari era debole Lei ma ecco che un trigono era presente a unire i due aspetti, invece nulla si è concretizzato e tutto è rimasto sulla carta, lì dove probabilmente è nato.
Tanto per iniziare ad analizzare la sinastria, le due persone sono coetanee, perciò i pianeti generazionali sono congiunti e vanno a formare nel tema dell’altro quello che già è presente e che la persona vive. Ho letto in diverse occasioni e contesti che i pianeti generazionali diventano importanti quando formano aspetti con i pianeti personali dell’altro e con l’ASC e la settima casa dell’altra persona. Tra persone della stessa età questi aspetti non fanno che rimarcare quanto è già presente nei rispettivi temi individuali. Sono, al contrario, molto più importanti da analizzare tra persone di età differenti, proprio perché non avviene lo stesso incastro presente in origine nel tema di persone coetanee e questi aspetti dei pianeti lenti vanno solitamente a smuovere sempre qualcosa dell’inconscio dell’altra persona.
Nel caso che ho avuto modo di studiare, le due persone sono appunto coetanee e i tre pianeti generazionali sono quasi congiunti al grado.
Passando agli aspetti che mi hanno fatto gridare al primo sguardo alla possibile nascita di un bell'amore, è presente il Giove di Lui congiunto al grado esatto al Sole di Lei, le Lune sono pure congiunte e tra gli aspetti considerati però minori, ma secondo me sempre molto forti, il Saturno di Lui in quintile sempre al Sole di Lei.
L’ASC e il Saturno di Lei fanno un trigono al Sole di Lui.
Passando agli aspetti affettivi e sessuali si trova la Venere di Lei che fa faville nel tema di Lui:
si congiunge con appena un grado di scarto a Mercurio, con qualche grado di scarto in più alla Venere. Trigona il Saturno e in modo spettacolare, visto che è al grado esatto, anche il Nettuno di Lui.
I due presentano anche un bell’aspetto di sestile esatto tra Giove e Saturno e un trigono altrettanto bello tra Saturno e Plutone.
Ci sono tanti altri aspetti armonici, diverse congiunzioni che dicono essere il vero collante di un rapporto e come aspetti negativi nulla di così drammatico o pesante. Anche l’aspetto in tal senso più preoccupante, il quadrato del Marte di Lui al Sole di Lei, è troppo largo per potersi manifestare in tutta la sua potenza e comunque non di certo all’inizio di una conoscenza.
La comunicazione (nei fatti però solo sulla carta!) è buona, i due Mercurio non sono in diretto aspetto tra loro, ma quello di Lei riceve il sestile di Marte e quello di Lui la congiunzione di Venere e il sestile stretto della Luna femminili.
Le due Venere sono molto sollecitate e con aspetti positivi, così pure come gli aspetti che indicano una buona sessualità e affinità. Anche le case astrologiche di contatto tra i due sono tra le più rilevanti in un rapporto sentimentale, le più coinvolte dagli aspetti sono difatti la 4a (dovrebbe indicare un buon grado d’intimità e di contatto profondo), la 7a (la casa delle relazioni) e la 5a (l’amore, i divertimenti, gli svaghi, i figli), esattamente da manuale.
Saturno non sembra nemmeno lui essere di ostacolo a questo rapporto, eppure qualcosa non è andato, non si è sviluppato e non è nemmeno cresciuto né avuto forse la possibilità e la forza di farlo.
Ci tenevo particolarmente a riportare l’esperienza di queste due persone che conosco, perché è emblematica della mia ultima frase scritta in quel precedente post sulla sinastria, ovvero:
Poi si sa, di fronte alle scelte personali e individuali molto spesso non c’è sinastria che tiene e che regge agli impatti destabilizzanti della realtà quotidiana e delle singole personalità entrate in relazione.
In questo caso è andata probabilmente così. Questa esperienza è servita da lezione anche a me che sto ancora studiando la materia affinché ci sia sempre un certo distacco nel vedere e valutare le cose e soprattutto affinché non ci si faccia prendere troppo da un facile entusiasmo che, evidentemente, poco ha a che fare con l’astrologia, perché il contesto sociale, le scelte individuali e le singole personalità che entrano in gioco in un rapporto sono sempre più forti di qualsiasi legame. Sono giunta a questa conclusione.
Per lasciare un messaggio al Lui della sinastria, avrei voluto dirgli se avessi avuto modo di conoscerlo, invece che starmene lì ad analizzare la sua possibile sinastria non maturata, di aprire di più gli occhi e alla Lei di questa virtuale coppia, visto che le voglio bene, di tenerli invece un po’ più chiusi, in modo da non farsi coinvolgere subito troppo peccando, come ho fatto io vedendo la sinastria sulla carta, di un facile e prematuro entusiasmo prima di conoscere realmente e profondamente una persona.
Concludo sollevando un ulteriore dubbio… non è che, astrologia a parte, aveva ragione Gibran quando scrisse che «L'amore non dà nulla fuorché sé stesso, e non coglie nulla se non da sé stesso. L'amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto poiché l'amore basta all'amore.»?

martedì 16 febbraio 2010

Impercettibile

* * * * *
Impercettibile
cammino
di un petalo,
solitario.

* * * * *


Tu non crederesti
che sono racchiusa
proprio in quel petalo lì,
sfrontato…

T’infastidisce,
con la sua levità
con il suo delicato ciondolare in aria
… ritmato,
svogliato
il suo lento planare.

È troppo colorato
e sfrenatamente vivo
(solo per cadere),
per arrendersi
sul tuo cammino,
eppure…

Sì,
passa oltre.
Più avanti,
all’ombra di un cipresso
… magari qualcun altro,
non io,
ti sorriderà.


* * * * *
Essenza,
linfa cremisi
di una presenza.

* * * * *

domenica 7 febbraio 2010

Auguri blog!

Ops... mi hanno fatto notare che il mio blog ha compiuto da 3 giorni un anno di vita.
Sbadatella quale sono non avevo fatto caso alla ricorrenza!
Grazie per la segnalazione e grazie a tutte le persone che passano solo di qui, a quelle che leggono e a quelle che lasciano segno del loro passaggio.

Per dirvi grazie:

Amico mio,
tu e io rimarremo estranei alla vita,
e l'uno all'altro,
e ognuno a se stesso,
fino al giorno in cui tu parlerai
ed io ti ascolterò,
ritenendo che la tua voce sia la mia voce:
e quando starò ritto dinanzi a te
pensando di star ritto dinanzi ad uno specchio.
~ Kahlil Gibran ~

domenica 31 gennaio 2010

Sand Art - "One man's Dream 2010"

Chi mi conosce sa bene quanto io sia interessata all'arte e ad ogni sua forma.
Non posso definirmi per nulla un'esperta ma solo un'appassionata abbozzata, nel senso che il tempo per approfondire è sempre tiranno e purtroppo è sempre quello che è... e io spazio a volte in lungo e in largo, così da perdermi dentro tante cose, troppe.
Una bellissima sorpresa è stata la Sand Art, l'arte di sabbia.
Con un video che ho trovato nella mia casella di posta ho conosciuto Ilana Yahav e da allora l'ho sempre seguita. Altra sorpresa è stata ritrovarla creatrice di uno spot televisivo per l'Eni.
Ilana dipinge con la sabbia su lastre di vetro e le sue opere sono riprese da una videocamera posta sopra il suo tavolo da lavoro. Ci sono immagini, c'è musica, ci sono messaggi, c'è stupore, c'è armonia, c'è serenità, c'è ammirazione e ho notato che guardando i suoi video riesco a rilassarmi e a scaricare tensione.
Un'arte anche salutare insomma, buona visione e soprattutto sogni!

mercoledì 20 gennaio 2010

Scrivere è...

Non c'è nulla da fare, continuo a rispolverare vecchi scritti con la speranza che mi torni un po' d'ispirazione, di voglia di creare e di scrivere di nuovo, ma nulla... eppure in passato, anche quando non avevo ispirazione, scrivevo, come dimostra questo testo:

Il foglio è liscio.
Il foglio è bianco.
Il foglio è grande.
Il foglio è incredibilmente vuoto.
Vorrei scrivere di mille cose, di tante situazioni, emozioni, parole, sensazioni.
Vorrei scrivere senza fermarmi ad ogni riga, ad ogni frase… per chiedermi se sono in grado di scrivere, di emozionare, di far pensare.
Quello che scrivo è importante?
E, se lo è, per chi?
Vorrei scrivere di un nuovo scrittore, di un giovane scrittore, di mille giovani scrittori che, magari, solo qualcuno o addirittura nessuno conoscerà.
Scende una lacrima e il foglio si contorce, si gonfia e, dopo un attimo, ritorna esattamente come prima.
Solo un occhio attento farebbe poi caso a quell’alone.
Dentro di me ci sono storie che s’intrecciano, s’incontrano… alcune si ignorano, altre iniziano a conoscersi ed il mio cuore sembra un foglio A4 a righe, tutte occupate ordinatamente.
Ogni parola ha un suo posto, assegnato. Molte non hanno alcuna intenzione di lasciarmi per occupare questo foglio ancora bianco, altre invece iniziano a posizionarsi distrattamente.
Qualcuna passa una virgola all’altra, qualcun’altra continua a cambiare posto. Mi sa che farà fatica a trovare il suo. Forse ha solo bisogno di qualche puntino, giusto per tranquillizzarsi un po’.
Scende una lacrima ed il foglio si contorce, finisce esattamente sull’alone della goccia di prima ed ora anche un occhio meno attento sarebbe in grado di riconoscere quel cerchio più trasparente di confusione, d’insicurezza.
Duecentoventotto parole sono riuscite a formare parecchie righe, le ho contate.
Non male.
Ma non basta.
Scrivere è entrare furtivamente nell’essere di un’altra persona
nei suoi pensieri.
Scrivere è sapere che, da qualche parte, qualcuno - con in mano anche solo le duecentoventotto parole che sono riuscite a formare parecchie righe – riderà, piangerà, penserà, ricorderà e, anche solo per un istante, dimenticherà chi è per assumere i panni di un mio personaggio oppure anche solo di un pensiero.
Scrivere è creare quello che non esiste.
Scrivere è dare valore anche a quello che, in apparenza, non ne ha per niente.
Scrivere è dare importanza ad ogni singola lettera… alla “i”, alla “v”, alla “a”, alla “t” ma non per quello che unendosi andranno a formare.

Al corso di scrittura creativa, frequentato qualche anno fa, un esercizio consisteva nell'elencare i prossimi argomenti oggetto di scritti futuri, e la mia ricca lista è stata questa:

Vorrei raccontare di:

* una sedia a dondolo che dondola nel tempo e oltre il tempo

* la vita apparentemente anonima di un salice piangente

* un sorriso

* un dolore

* un amore

* un rimorso superato

* un rimpianto scampato

* un lago e il suo mostro o semplice abitante

* un libro senza fine

* Saturno e i suoi anelli

* una sera stanca

* un giorno perso

* un’amicizia per sempre

* una vita e la sua ultima goccia

* una rosa blu

* afa che sale dall’asfalto bagnato

* un ciondolo

* Bretagna

* oceano

* un faro

* libertà

* una lacrima che scende piano

* uno sguardo bambino a ottant’anni

* un bambino già saggio

* un castello

Le idee di certo non mancano...

giovedì 14 gennaio 2010

La speranza è un essere piumato di Emily Dickinson

La speranza è un essere piumato
che si posa sull'anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l'armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l'uccellino
che ha consolato tanti.
L'ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola ~ a me.

Mi è tornata in mente dopo che non la leggevo da un po', e proprio in questi giorni dove sembra che la speranza sia l'unica cosa rimasta a molti...

venerdì 8 gennaio 2010

La vita che volevo di Lorenzo Licalzi

Lorenzo Licalzi, uno scrittore affermato e conosciuto, lo so.
Così non era per me perché, pur avendolo spesso sentito nominare, probabilmente non era ancora arrivato il momento di fare la sua conoscenza.
Un po' per principio, un po' per stare attenta - da cittadina del mondo solitaria - alle mie uscite monetarie, non compro mai un libro di costo superiore ai 12 o al massimo 15 euro, difatti sono un'attenta osservatrice di offerte e simili, per correre poi ad acquistare quelli che m'interessano ma d'importo superiore così da non avere la sensazione di subire una rapina.
Con lui e il suo La vita che volevo invece no, 18 euro e via senza nemmeno pensarci, senza leggere nulla... da quando ho puntato questo libro mi è bastato solo il titolo ed è stata attrazione immediata e bruciante.
Per un libro!, direte voi... con lo stesso sguardo disturbato della signora che, più volte, mi ha scrutato mentre lo leggevo durante il viaggio di ritorno da Venezia.
Sorridevo e facevo smorfie. Di piacere, di stupore per una trovata dell'autore, di disappunto anche... rispondendo a mia volta a quello sguardo con: mi guarda così perché non sa cosa si perde e, forse, non sa cosa vuol dire leggere e tuffarsi anima, mente e corpo in un libro... ma io è così che leggo. Diventando amica dei personaggi, osservandoli da lontano, prendendoli per mano quando soffrono e io con loro, interrogandomi al loro posto sui tanti perché che dovrebbero tormentarli e non lo fanno, o lo fanno troppo... e mandandoli anche a quel paese quando "per colpa loro" perdo fermate o simili (mi capitava soprattutto quando prendevo tutti i giorni la metro, e quanto capitava!).
Quando, semplicemente con in mano un libro, io riesco a fare tutto ciò e riesco a estraniarmi dal mondo... per me allora uno scrittore ha vinto.
Il mio ultimo vincitore è proprio Licalzi, anche se mi aspettavo un romanzo e non una serie di racconti, pur incastrandosi tra loro per mezzo di un filo sottile.
Ho scoperto una scrittura bella, uno stile spassoso, pulito ed estremamente scorrevole mentre - scherzando ma nemmeno troppo con il caso - l'autore affronta temi come il destino, le coincidenze ecc... temi che su di me hanno sempre molto fascino, perché adoro riflettere su come ad esempio due persone possano magari sfiorarsi di continuo oppure non incontrarsi per una frazione di secondo e scontrarsi invece un altro giorno per la stessa frazione di secondo.
Il mio entusiasmo dovrebbe bastare come consiglio alla lettura, ma preferisco lasciare spazio a qualche passo che ho sottolineato o, come sono solita fare, che ritrovo successivamente aprendo la pagina, con l'angolino superiore piegato, che contiene le parti più belle.
Riporto alcuni passi che mi hanno fatto partire una serie di riflessioni a catena... ma solo della parte iniziale, perché ssssh, sono arrivata solo a pagina 91!
********************
«Mah, non lo so, comunque porca miseria siamo appesi a un filo, quello lì che è morto, bastava che so... che girasse due volte di più lo zucchero nel caffè prima di uscire di casa che avrebbe attraversato un attimo dopo e ora sarebbe vivo...»
«Quello è niente, a me fa impazzire il contrario.»
«Cosa vuoi dire?»
«Voglio dire che quando ti capita qualcosa lo sai, giusto? E allora pensi che se non avessi fatto questo se non mi fossi fermato lì eccetera, invece chissà quante volte sei vivo perché magari hai girato due volte in più lo zucchero nel caffè e non lo saprai mai. Metti che ti fermi a un autogrill a bere un caffè, poi riparti e arrivi a casa bello contento, o magari incazzato per i fatti tuoi: non saprai mai che se invece non ti fermavi uno sbandava, e quello bada bene sbanda in ogni caso perché gli viene una botta di sonno, solo che invece di rimettersi in carreggiata perché nell'altra corsia non c'è nessuno, c'eri tu con la tua bella macchinetta e ti tagliava la strada, picchiavate e morivate tutti e due in un incidentone che ne parlavano pure alla tele. Quindi con quel caffè hai salvato due vite, la tua e quella di quell'altro che ha sbandato. Di fatto ogni piccola decisione che prendiamo cambia la storia del mondo, e comunque il punto è sempre quello: quando ti va di sfiga lo sai, invece quando ti va di culo no! E poi ci lamentiamo, dovremmo ringraziare ogni mattina perché ci è andata bene, così bene che non ci siamo neppure accorti di quello che ha sbandato, siamo così fortunati che non ci è neppure venuta paura, ci siamo evitati anche quella.»
«Ragazzi, vi posso dire una cosa? Nella vita è solo questione di destino... o caso, chiamatelo un po' come vi pare»
«Be' c'è una bella differenza, se è questione di destino allora ti succede quello che ti doveva succedere, non ci sono cazzi, era scritto! Se invece è il caso a decidere come vanno le cose, se ti fermi a bere quel caffè all'autogrill, poi riparti, fai un frontale con un TIR e muori; se non ti fermi scampi il frontale e vivi fino a cent'anni»
«Io non sottovaluterei anche la questione "tempi giusti".»
«In che senso, scusa?»
«Anche in senso generale, il che mi fa propendere per l'opzione destino.»
«Cioè?»
«Cioè, è sempre un po' la stessa cosa ma con una sfumatura diversa... c'è chi nelle cose azzecca sempre i tempi giusti e c'è chi arriva sempre con un po' di ritardo, è così! o fai parte di una categoria o dell'altra, ci sono quelli che arrivano in stazione puntuali e quelli che arrivano quando il treno è partito, ma non dipende da loro, cioè certe volte sì ma spesso no, io per esempio arrivo sempre un attimo dopo... non so perchè ma arrivo sempre fuori tempo massimo di un minuto.»
********************
Come si nota i dialoghi sono veloci, puliti, diretti che sembra quasi di sentir parlare e di assistere alla discussione, e io così partecipe a tal punto di scriverne ancora prima di averlo terminato.
Buona lettura!

mercoledì 6 gennaio 2010

L'anno nuovo è iniziato bene...

Ho passato dei momenti molto belli, intensi, vivi e a dir poco emozionanti grazie a Venezia (una città che ho sempre snobbato e non riesco a capire, così a priori, il perché di questa mia immotivata avversione, ora sparita completamente), alle persone che ho avuto modo di rivedere e a quelle che ho avuto la fortuna di conoscere.
Lascio che le immagini commentino il mio inizio...

Gondole:

Ponte di Rialto:

La luce gioca a Padova:

Scorci di Venezia:



E a tutti buona continuazione... a presto!

mercoledì 30 dicembre 2009

L'anno nuovo...

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
(L'anno nuovo di Gianni Rodari)

Io proverò a farlo bene
sto 2010...
tanto per iniziare
vedrò finalmente Venezia,
rivedrò un amicone
e un'amicona,
sono certa passerò con loro
dei momenti belli
e mi concederò questo lusso
partendo in modo insolito
il primo giorno del nuovo anno,
che sia di buon auspicio!
Intanto auguro a tutti
che sia un anno ricco ricco
di tanta serenità
e cose belle
da voler ricordare!